Linea d'ombra - anno XV - n. 127 - lug./ago. 1997

• 11 jprob1ema Albanj suo modello di Stato il cui bilancio è per un terzo coperto da aiuti internazionali. A proposito Cavallari aveva precisato: dagli Usa27ml. di dollari e dai Paesi dell'Unione Europea 960; e quanti dall'Italia? (Strano, Cavallari, sempre così documentato, qui non lo dice). Ma oggi siamo a metà aprile, la vicenda è in movimento, Alba è partita, questi ritagli sembrano ormai storici. Mi chiedo se conservarli ancora, se possano servire a capire gli scontri attorno alla missione "umanitaria": mi rispondo di no, però decido di non buttarli, sperando che aiutino a comprendere non tanto l'oggi, ma come e perché si sia arrivati. È evidente infatti quando la situazione sia mutata non solo dal 1991,o dal 1996, ma anche un paio di mesi a questa parte (sul 1996ho app~na sfogliato Diario di una missione in Albania dell'ambasciatore Luigi Vittorio Ferraris, in cui l'ambasciatore ammette "la mia [sua] ignoranza sull'Albania", "liMes", suppi. al n. 1/1997,p. 76: già prima? anche dopo?). Segnodel mutamento è che a metà aprile il Presidente del Consiglio dei Ministri ha pronunciato un discorso alle truppe italiane in partenza per l'Albania, mentre solo sulla stampa del 3marzo si leggeva che Prodi aveva telefonato a Berisha chiedendogli di adottare la massima tolleranza e liberalità possibile nei confronti dell'opposizione (strano, comunque, un primo ministro che telefona a un capo di stato). Semmai, sempre alla luce dell'oggi, si comprende meglio perché invece già allora - ma sempre e ancora solo il 3marzo - Dini insisteva piuttosto sul concetto per cui "siamo in prima linea". Certo il mutamento causato in primo luogo dal precipitare della crisi albanese, dal vuoto di potere creatosi (e mi imbatto nel pacco di schede sulla vecchia querelle storiografica sulle cause degli interventi coloniali europei: vuoti di potere alla periferia o spinte dal centro delle metropoli?). Ma come negare un mutamento anche dalla parte italiana, o almeno in alcuni protagonisti italiani, che poi hanno trascinato altri? Mentre continuo a cercare il mio documento, mi trovo a pensare all'interessante escalation della Farnesina. Mentre Berisha stava consumando la credibilità del suo Stato e vedeva logorarsi il rapporto con gli Usa, da Roma Dini, ala destra del governo di coalizione, propone l'Italia come pivot di un piano di conciliazione, poi alle prime difficoltà chiama l'Europa e critica Berisha, quindi lo risolleva e afferma che i capi della rivolta "non hanno nessuna legittimità" e, sulla base di questo giudizio né stabile né equidistante, cerca a tutti i costi lo spazio di un'ennesima "mediazione" italiana fra Berisha e gli insorti, sventolando poi un accordo concluso - more americano, ma che differenza di peso e di esito! - sulla nave militare (giustamente cauta, e profetica, era stata la reazione di Paolo Garimberti: "Non è affatto certo che la capitolazione del presidente Berisha e la mediazione di LambertoDini riescono a salvare l'Albania dalla guerra civile", "La Repubblica" 10marzo 1997,p. r). Di conserva a questa evoluzione dei toni diplomatici va visto l'atteggiamento del ministro degli Esteri verso un intervento militare da parte, con la Farnesina che afferma prima che "I soldati italiani sono pronti per una missione di pace", per poi avallare il blitz militare dell'evacuazione. e infine predisporre la missione a guida italiana, con uno svogliato assensoeuropeo e le due egide Ocsee Onu. Ma non voglio arrivare sino all'oggi. Altre chiavi servono per capire i legami fra un presidente Berisha (capace di ipnotizzare certi settori italiani) tanto interessato a ricevere aiuti internazionali quanto tollerante nel far evadere migliaia di profughi verso l'Italia; o per comprendere la crisi finale e il dissolvimento dello Stato; o per analizzare le ragioni dell'incapacità a trovare un punto di contatto fra nord e sud e fra Berisha e socialisti; o per divinare le rotte della Sibilla. Sono convinto che qui stanno i nodi. Ma oggi mi incuriosiscono di più le eventuali permanenze di atteggiamenti, percezioni, attitudini del passato. Già stamattina avevo sobbalzato, se la materia non fosse drammatica, al fatto che un anonimo SanGiuliano (il ministro di Giolitti? il santo?) aveva ammesso che noi italiani (recte, lui) con l'Albania "quando è crollato il muro abbiamo forse un po' inclinato verso atteggiamenti coloniali. li nostro energico rappresentante a Tirana in qualche caso si è meritato un certo sarcasmo: il viceré. il luogotenente" ("liMes". p. 111). Equalche pagina prima la stessa fonte ricordava come alla costruzione della più grossa banca privata dell'Albania, la ltalo-Shqiptare, "partecipava la Bancadi Roma" (ivi, p. 67): un dato questo che mi pareva certo

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