Linea d'ombra - anno XV - n. 127 - lug./ago. 1997

Volontaria casaloro Un movimento in continua crescita che Berisha ha tentato di ingabbiare dopo averlo sottovalutato quando, ne ha compreso il potenziale democratico e di autorganizzazione. Il Forum delle donne rappresenta una delle realtà più vive e impegnate. Cooperative di lavoro e cooperative d'assistenza asciugamani, coperte. Poi c'è l'Associazione dei disabili che ha un'officina dove fabbrica carrozzelle e che si occupa dell'inserimento professionale per gli handicappati. C'è un'associazione molto apprezzata, l'Associazione per la pianificazione familiare, che lavora con il Forum delle donne. Fa lavoro di prevenzione sull'Aids, educazione sessuale, distribuzione di preservativi, assistenzaalle donne. Preservativi in Albania non ce ne sono granché: coprono solo il dieci percento del fabbisogno. "È questo il problema" dice Valentina Leskaj,direttrice dell'Associazione "anche se riusciamo a fare un efficace lavoro di informazione e di diffusione della pratica contraccettiva, poi ci mancano i mezzi. Intanto l'Aids si sta diffondendo anche qui, e velocemente. La richiesta di partnership è paritaria: la tipologia dei progetti è quella dello sviluppo umano e sociale". "ComeForum delle Ong" dice Artan Spahiu "abbiamo scelto di non gestire la distribuzione degli aiuti umanitari e di emergenza. È complicato. Temiamo anche di esserestrumentalizzati. Però, se si stabilisce un rapporto con le associazioni italiane per aiuti mirati, possiamo fornire un sostegno logistico e l'assistenza necessaria". • Poco vicino dalla sede dove si svolge l'incontro con la ministra Turco, all'Hotel Tirana, un gruppo di imprenditori italiani discute il testo di un volantino dal titolo Gruppo per la difesa dell'investimento italiano in Albania. Uno, più rubizzo e vivace, conciona la platea che è un miscuglio di cadenze pugliesi e venete: "È ora di andare a Roma,alla Farnesina. Dobbiamo organizzare una manifestazione. Ma perché mai dobbiamo spendere un miliardo al giorno per gli albanesi e per i nostri interessi qui, niente? Epoi, pure i soldi in beneficenza". Più che imprenditori, sembrano caporali d'impresa: pagano a giornata o a 100 dollari al mese. Con pochi soldi di investimento e manodopera a buon prezzo hanno fatto affari con le tomaie e gli infissi, produzioni indirizzate soprattutto all'Italia. L'ex ambasciatore Foresti li ha aiutati mettendo a disposizione i suoi buoni uffici presso i funzionari "berishani" per avere permessi e licenze. Gli imprenditori italiani qui in Albania lo difendono come se fosse il loro padrino. Questi sono, purtroppo, alcuni degli italiani che gli albanesi hanno conosciuto nella loro terra negli ultimi anni. Gli imprenditori italiani non sono ben visti dalla popolazione locale. Sono visti per quello che sono: affaristi. Poi, fortunatamente, hanno conosciuto molti missionari e suore impegnati in opere umanitarie, e i volontari dell'ong laiche come il Cric di Reggio Calabria e il Clm di Lecce che in questi anni hanno svolto un ottimo lavoro, spesso osteggiate dall'ambasciata italiana che li rimproverava di lavorare "con i comunisti", cioè le Ong albanesi colpevoli di non essere allineate con Berisha. Ora si affacciano nuovi soggetti e organizzazioni. li Consorzio italiano di solidarietà (un Coordinamento di quasi duecento organizzazioni locali e nazionali, che ha sperimentato in ex Jugoslavia l'intreccio originale del lavoro di solidarietà dal basso con l'azione pacifista e di sviluppo della democrazia) sta per aprire un ufficio a Tirana e iniziare delle attività con le associazioni albanesi. Un lavoro umanitario che per forza di cose dovrà legare l'aiuto umanitario al sostegno della società civile albanese e la crescita democratica rappresentata da queste forme di autoorganizzazione civile e sociale. li nodo da sciogliere per qualsiasi intervento di solidarietà e di pacificazione in Albania rimane quello della democrazia: questo il primo messaggio dei protagonisti del volontariato e della solidarietà albanesi.

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