Linea d'ombra - anno XV - n. 127 - lug./ago. 1997

lavoro il suo vecchio governo per irregimentare le Ong albanesi tentando di far approvare una legge che avrebbe impedito loro di operare liberamente. "Per lavorare, le Ong avrebbero dovuto ottenere prima l'autorizzazione del Ministero dell'Interno e poi di ciascun ministero competente rispetto al settore di attività", sottolinea Sofi Noti, la responsabile per l'attuale governo del rapporto con le Ong albanesi. Come a dire: controlli preventivi di polizia su ogni attività sociale. Eproprio Sofi Noti che - durante il precedente governo controllato da Berisha - ha preparato il testo di legge poi arenatosi. Sulla sua scrivania tiene sbadatamente in evidenza il libretto 100 proposte per il buongoverno: si tratta del programma elettorale del polo per le libertà per il voto del 27 marzo 1995. Seguendo il senso degli affari, la famiglia Berisha ha provato a chiedersi se magari non avrebbe potuto ricavare qualche vantaggio per sé, creando una propria Ong capace di succhiare un po' di soldi da qualche fondazione amica o dalle istituzioni internazionali. Mentre il Presidente ·si è fatto nominare presidente onorario di una organizzazione di scout (!), la sua consorte ha dato vita a un'associazione umanitaria che si occupa di assistenza all'infanzia. Recentemente "lady" Berisha ha invitato i rappresentanti di altre Ong e il personale internazionale di organizzazioni umanitarie a un incontro. Sul cartoncino d'invito c'era scritto: "Si prega di venire vestiti eleganti". Per fortuna si tratta di casi isolati, paradossali e ridicoli. Gli operatori delle Ong più serie ci ridono sopra. Diana Ciuli, scrittrice autrice di commedie e sceneggiature, è Presidente del Forum delle donne albanesi e per alcuni anni anche del Forum delle Ong albanesi. Ledonne sono l'avanguardia del movimento della società civile organizzata. Anche l'attuale Presidente del Forum delle Ong albanesi è una donna: Sevim Arbana, anche lei animatrice di una associazione di donne. li Forum delle donne è una delle realtà più vive e impegnate nella società albanese, nel lavoro sociale e anche in quello culturale, contrastando le discriminazioni e i pregiudizi patriarcali che ancora sono radicati nella società albanese. Hanno dato vita a cooperative che lavorano nel campo tessile e nell'abbigliamento, che sono sparse per tutto il paese. Lavorano partite di stoffe che arrivano da donazioni e dalla cooperazione internazionale: fanno vestiti, capi di abbigliamento rifiniti. Da quando è iniziata la crisi, molte di queste cooperative non hanno più lavoro e commesse. Alcune rischiano di chiudere. Diana Ciuli e il Forum delle donne sono andate a rappresentare le donne albanesi al Forum mondiale dell'Onu sulla condizione delle donne a Pechino. La sede del Forum è nel centro di Tirana: quattro stanze di via vai di donne e operatori sociali, con una sola linea telefonica intasata da telefonate dall'estero e dai centri del Forum nelle diverse realtà del paese. Quando la ministra Livia Turco ha ottenuto dal governo un tavolo di coordinamento per potenziare il lavoro umanitario delle istituzioni e del volontariato per l'Albania, ha fatto una scelta importante: ad aprire il dibattito a PalazzoChigi sugli aiuti all'Albania non ha chiamato l'ambasciatore albanese o un esponente del governo, ma proprio Diana Ciuli. I leader delle Ong albanesi più importanti sono impegnati anche sul fronte della richiesta del rinnovamento democratico del paese. li Forum ha organizzato per due volte cortei pacifisti (del Forum delle Ong fa parte anche un'associazione per la pace che ha sede a Tirana) a PiazzaSkandenberg, nel centro del I~ capitale. li direttore esecutivo del Forum delle Ong, Artan Spahiu è stato per diversi anni giornalista alla tv di stato. Poi i "berishani" hanno deciso di cacciare tutti i giornalisti democratici, e Spahiu si è ritrovato senza lavoro. li Forum ha sede in varie città: ad Argirocastro, nei giorni di maggiore crisi, l'ufficio del Forum è stato saccheggiato e distrutto da una banda di delinquenti. Leattrezzature e i macchinari sono stati portati via. LeOng del Forum stanno ora attraversando difficoltà serie: molte si sono viste interrompere i finanziamenti internazionali, ma - di più - sono aumentati i costi di gestione. Gli affitti sono improvvisamente aumentati. Un appartamento di tre stanze a Tirana è passato da 400-500 dollari a 1000. Molte Ong rischiano di chiudere. Sul terreno dell'informazione si stanno muovendo molte associazioni e organizzazioni sociali albanesi: è uno dei punti chiave del processo democratico e di crescita della società civile. L'Albanian Media lnstitute - una delle organizzazioni più serie, presieduta dal poeta albanese Rema Lavi cerca aiuti per fare formazione ai giornalisti e per dare vita a una radio che possa fare informazione indipendente. A Tirana non ce n'è nessuna. Anche l'Associazione giovanile "Krystal" (che organizza anche campi di lavoro internazionali nei quartieri più degradati di Tirana, con i giovani) vorrebbe farne una, specifica per i giovani: con musica, informazione, consigli sui corsi universitari e le possibilità di lavoro. Queste e altre richieste sono state avanzate alle Ong e al governo italiano, durante un recente incontro tra Ong albanesi°e italiane, alla presenza della ministra per la Solidarietà sociale, Livia Turco; che coordina l'intervento umanitario in Albania. La ministra ha giustamente scelto - per la prima volta e al contrario di quanto avrebbe voluto l'ambasciatore Foresti - le Ong albanesi come principali interlocutori dell'azione umanitaria italiana. Lasala dove si è svolto l'incontro era stracolma. Oltre 300 persone. il "Consiglio della Gioventù" (di cui fanno parte una trentina di organizzazioni, e che ha sostituito la Federazione della Gioventù sciolta da Berisha) ha chiesto l'aiuto italiano per fare un centro sociale giovanile a Tirana, dove non esiste un cinema né un posto dove ascoltare la musica. L'Associazione per gli orfani ha chiesto l'aiuto delle associazioni italiane per aprire centri diurni dove fare attività sociali e scolastiche con i ragazzi rinchiusi negli orfanotrofi. Le stesse Ong che lavorano in quegli istituti (ospizi, orfanotrofi eccetera) hanno chiesto aiuti molto concreti: biancheria,

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