Linea d'ombra - anno XV - n. 127 - lug./ago. 1997

Il [P erSooaggio e unuomopoteva sporgerela testa dall'aperturaincima perfar uscire i/fumo eparlarecongli dei. Poisonovenutelesequoiea sacrificare tuttoperfar posto al7orotronco e hannosollevatoil cielo, RoaldHoffmann poi degliuominiconpalloni e telescopi ?'hannospintoancorapiù su, cosìè diventatodifficileparlarea tuper tu congli dei. Bisognavagridare,o chiedereaglisciamanidi intercedere. Oraho attraversatoinvolo ilPacifico e ho visto il cieloblueprofondoa diecimila metri. Unuomohacamminatosullaluna, dicono. La terra,dicono,sistariscaldando. ~do la nebbiae il cieloscenderedi nuovosullaCalifornia. ("The BeringBridge",MemoryEjfects) Il tempo della poesia era arrivato poco dopo a quello della scienza. "Avevo 22 anni quando mi sono innamorato della poesia, alla Columbia University, grazie a un insegnante eccezionale. La poesia esprime le 'essenze' e non posso farne a meno, ma ho cominciato a scriverne solo verso i quarant'anni. Ho letto come tutti Eliot, un gusto che mi è passato con gli anni. Sylvia Plath per un certo periodo. Wallace Stevens, Randolph Jarrell. .. Ma soprattutto ho ascoltato voci femminili: Adrienne Rich, Maxine Kumin, Marina Cvetaeva, Anna Achmatova, lngeborg Bachmann. ESuor Juana de la Cruz, che Carlos Fuentes mi aveva fatto conoscere. "Ci ho messo sette anni a pubblicare una poesia in una rivista. Come scienziato, non ero certo abituato ai rifiuti senza nemmeno un commento. Avevo fatto l'errore di non seguire un corso di scrittura: mi sarebbe servito a imparare un po' di mestiere e ad accettare la critica. Non è facile, per un poeta - la critica tocca troppo da vicino il tuo lo - mentre per uno scienziato fa parte dello scambio normale con i colleghi. Finalmente nella mia università ho formato un gruppo con altri tre di cui due grandi poeti. Phyllis Janowitz, eccezionale anche se è più nota sua figlia che scrive romanzi popolari. Esoprattutto A. R.Ammonds che ha anche un orecchio sensibile al linguaggio scientifico. Ha scritto bellissime poesie, di idee e anche di suoni. A volte scrive, non so come faccia, una poesia privçi di aggettivi. Si tende a credere che gli aggettivi siano la materia stessadella poesia, invece Ammonds usa sostantivi e verbi in modo descrittivo. È stata per certi versi un'influenza contro la quale ho dovuto difendermi per trovare una voce mia. Enonostante l'importanza delle voci femminili, soggettive e 'confessionali', fino a pochi anni fa ho anche combattuto, o forse represso la voglia di scrivere della mia infanzia. Ero restio anche per una ripugnanza verso quello che chiamo 'l'industria dell'Olocausto'. Bisogna assolutamente ricordare ma non si può fare per professione. Memory Effects è quindi una strada imboccata da cinque o sei anni, nella memoria e nei suoi effetti, appunto, di richiamo alla vita, di eco. Effetti di immaginario che però plasmano le cose, come accade anche nella scienza. "Ancora non ci mi sono abituato, non ho distacco. Mi capita di leggere ad alta voce le mie poesie ma queste ultime, in particolare Giugno 1943 no. Non ce la faccio. In questi anni, io che scrivevo tanto, sono diventato meno produttivo. Ho cercato di affrontare parlando in prima persona cose complicate successe durante la guerra, per esempio il rapporto di dipendenza fra la vittima e la guardia, come in fl Legame. Non tutte le poesie sono come vorrei, ma non sono capace di rifarle se non peggiorandole. L'insoddisfazione resta, ma pazienza. "Primo Levi è un ovvio riferimento. Non l'ho mai conosciuto, non ci siamo mai scritti, e mi dispiace questa assenzadi contatti perché condividevamo molte cose. Era una voce che parlava di tempi terribili con un tono personale, conservando - è incredibile - la sua umanità. "Partecipo a un corso di letteratura, all'Università di Cornei!. Non ho una cattedra di lettere ma collaboro con un altro docente. Discuto con gli studenti di quello che è cambiato per me con certi libri, i Quaderni di Malte Laurids Brigge, I racconti chassidici di BLlber, le poesie di Suor Juana de la Cruz. Primo Levi, no, ma fl Sistema Periodico fa parte delle letture facoltative del mio corso di fisica del primo anno. Eho appena scoperto che viene studiato in un corso sulla scrittura biografica a Lettere, e nel corso di storia del genocidio a Studi ebraici. È normale, è un capolavoro in qualsiasi contesto." Sarà questomucchiodi dentid'oro strappaticonle radicie tutto il restodai kapo' aparlareper loro? Untempoavevanomorso unazollettadi zuccheroper ognitazzadi tè servitacon i lamponi.Ricordano troppidolcidelSabbath. Se nonquesto,saranno i testimoni nonzittiti dellabassezzadegliuominiaparlare deiMengelee degliIvan, deglieperimenti di congelamento,del calciocleflucile? Nello stessocampoun uomo mi ha datoduetozzidipane, escheggedi terrararacomepietrafocaia per accendinichesi vendevanobene Chiparleràper i morti? Io, Jisseilgiornoabbagliantedelmeridione. Tiporto un odoredifave/a. Tiporto notiziedi un medico. E io, dissela mia notte. Io ti dò il tarlodelparagone conquellichenon sonotornati. Io parloper i morti quandoti tolgo il respiro quandoti sveglioognigiornoallecinque l'oradellasveglianelcampo. ("Speakerfor theDead", MemoryEjfects)

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