sessocibernetico, droghe, travestimenti. 'la nostra è stata la prima vera rivista per giovani da queste parti", mi racconta, "adesso crescono come funghi". Gli chiedo se pensa che i giovani russi stiano seguendo la campagna elettorale. "La nostra gioventù è apolitica", risponde, spiegandomi che il suo principale interesse durante il fine settimana che precede le elezioni è l'apertura di una nuova, immensa discoteca. "Voteranno per Eltsin, non perché lo amano ma perché odiano i comunisti". Eltsin e collaboratori sono perfettamente consapevoli del pericolo che rappresenta l'apatia dei votanti e si rivolgono ai giovani con una campagna dal titolo "vota o perdi", modellata passo passo sullo slogan di Mtv "scegli o perdi". Gli spot della campagna di Eltsin sono quelli che hanno maggior impatto: semplici, costruiti su poche immagini contrastanti, appaiono per dieci secondi con lavoce fuori campo che scandisce "vota o perdi". Durante l'ultima settimana della campagna, quelli di "vota o perdi" sponsorizzano una serie di concerti rock nelle maggiori città russe. Eltsin appare, brevemente, a ciascun concerto, poco prima che i gruppi salgano sul palco: la Eltsinturnée funziona. Mi restano impresse due immagini opposte dei concerti. Prese insieme, indicano quanto la Russiasia cambiata solo superficialmente e quanto ancora non lo sia in profondità. A Rostov sul Don Eltsin stupisce il pubblico ballando secondo l'ultima moda: battendo i piedi, agitando i fianchi e sollevando le braccia. Lacosa ottiene più eco nell'intero paese del video di Rodney King negli Usa. In seguito la Eltsinturnée raggiunge la PiazzaRossa.Una volta andatosene il presidente, questa volta senzaaver ballato, i miliziani estraggono i manganelli e si fanno largo tra la folla, usando le teste della gente come xilofoni. Siccome questi sono i manganelli della democrazia, la televisione russa non li manda in onda; li vedo solo su Cnn. Costruita sulle sponde acquitrinose del Mar Baltico sotto Pietro il Grande all'inizio del XVIII secolo, San Pietroburgo, ex capitale dell'Impero Russo, è situata tanto a nord che durante il mese di giugno il sole non tramonta mai del tutto: ogni notte non fa che affondare oltre l'orizzonte per qualche ora, donando al cielo uno splendente blu biancastro, immergendo così il mondo in una sorta di luce da acquario. A San Pietroburgo queste sono le "notti bianche". Vedere Mosca significa percepire la presenza del futuro senza essere ancora in grado di capirlo. Vedere San Pietroburgo vuol dire guardare dentro al passato. Al Museo Zoologico ci sono i mammuth, recuperati per intero dal gelo siberiano; in una teca adiacente c'è una tigre della Tasmania imbalsamata, specie estinta dal 1936. Percorrete le 6 trade più vuote della città, o . camminate lungo i molti canali, lontani dalla Sam6-unge da Pizza H-ut, e vi 6embrerà di eMere in -una qual6ia6i metropoli europea attorno all'anno 191,4.Poche città al mondo 6ono tanto belle e poche 6ono ancora co6ì intri6e di 6 toria. A San Pietroburgo perfjino i giovani 6embrano vecchi. Qui i bolscevichi occuparono il Palazzo d'Inverno e ribattezzarono la città Leningrado; qui per quasi tre anni i tedeschi infersero i loro attacchi cercando di ottenere la resa della città. Ma i cittadini non si arresero mai, nonostante un terzo di loro perì. I sovietici ricostruirono il centro della città esattamente com'era prima della guerra, lasciandolo però andare in rovina. Sono in corso molti restauri e i turisti affollano i viali, ma San Pietroburgo non è una città del boom: i segnali di povertà possono essere ignorati a Mosca ma non qui. Nei mercati all'aperto ci sono infinite code di donne che spalla a spalla cercano di vendere qualche quotidiano, una camicetta a fiori, pacchetti di sigarette, un micino. Vivono più tossicodipendenti qui che in qualsiasi altra parte della Russia, e i tassi di criminalità sono elevatissimi. Incapace di competere con Mosca per quanto riguarda il commercio, SanPietroburgo continua a reggere il ruolo di centro artistico. Per molti dei suoi artisti, inevitabilmente, la politica è più una distrazione, se non peggio, che una vocazione. Da giovane Vladimir Reksan (è ancora appena quarantenne ma sembra più vecchio) ha dato vita ai "San Pietroburgo", il primo gruppo rock a usare testi russi nelle sue canzoni. Non intendevotare. Disprezza Eltsin per aver iniziato la guerra in Cecenia, non teme in alcun modo Zjuganov e tutti gli altri lo fanno ridere. Non gli importa chi vince. "Ho scritto le mie canzoni prima, le scriverò dopo. Qualsiasi gioco tra artisti e governo dovrebbe essere un gioco pericoloso". Reksan mi mostra delle riprese fatte durante i concerti underground della sua band nei primi anni Settanta (si tratta di film muti, sfortunatamente), quando si esibivano in concerti non autorizzati, approfittando di attrezzature statali non utilizzate, di fronte a folle di un migliaio di persone. Qualche volta venivano beccati dalle autorità, ma di rado. Gli chiedo se da giovane si sarebbe immaginato quello che è successo in Russia negli ultimi vent'anni. Scuote il capo: "Sono stato educato come uno
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