Linea d'ombra - anno XV - n. 127 - lug./ago. 1997

travedere Eltsin. Lo vedo mentre balla musica folk, accarezza la testa ai bambini in segno di buon augurio, gioca a polo all'aria aperta durante i giochi del Kazan o è in viaggio sulla metropolitana di Novosibirsk. Nel mio primo giorno in Russia l'ho visto spuntare dal pubblico di un programma televisivo di giochi, mentre scorrevano i titoli di coda, stringendo e tirando mani come se stesse pompando acqua. Eltsin, 65 anni, ha rallentato un po' da quando, durante il tentato golpe del 1991, stava in una botte in difesa della democrazia. Due recenti attacchi di cuore e le regolari, misteriose sparizioni infondono poca fiducia negli elettori e benché confessi di fare uso di alcool solo qualche volta, per divertirsi, le sue ubriacature sono note. A campagna iniziata, comunque, Eltsin sa,ltasul carro. li suo volto perde il gonfiore rossastro che lo fa sembrare appena uscito da una seduta di solarium. Nel corso della primavera risponde alle interviste come l'erbaccia alla pioggia. A vantaggio della democrazia, le emittenti statali di fatto sbarrarono la strada a qualsiasi candidato che non fosse Eltsin. (Gli spot in tv del presidente sono sospettosamente più ingegnosi di quelli degli antagonisti. Dopo la seconda elezione in realtà si scoprirà che potenti consulenti elettorali americani hanno lavorato per tutto il tempo per Eltsin). Teoricamente ogni candidato ha diritto a uno spazio gratuito di mezz'ora su ogni emittente statale e ne può comperare un altro. Ma un signore che si è occupato della campagna per i media di un candidato sconfitto, e che ha chiesto di rimanere nell'anonimato, mi racconta come di fatto sia difficile conquistare uno spazio, gratuito o meno. "li sistema deve funzionare così: o Eltsin o Zjuganov. Poste queste possibilità la domanda è: volete che vi sparino o preferite la sedia elettrica?". La ocelta mi è comunque ancora chiara, e lo è a maggior ragione a molti ruooi, ooprattutto giovani. SeEltoin, almeno durante la prima campagna elettorale, vi ricorda opeooo il vootro zio preuerito, Zjuganov. 51 anni. aooomiglia all'altro vootro zio. quello che non veniva mai laociato oolo con i bambini. Anche oe indoooa Veroace, non è una Giacca Sgargiante. Anche quando sfoggia un'aria casual viene da chiedersi come abbia fatto a mettersi il cappotto senza togliere la gruccia. Come la salmonella, è sempre presente ma invisibile, almeno in televisione. I nomi di Lenin e Marx raramente finiscono sulle sue labbra e l'unica volta in cui ha usato la parola "comunista" l'ha definita azzeccata per una marca. Molti russi che gli sono sfavorevoli vedono Zjuganov come niente più di un apparatcik, un burocrate (benché pensino che alcuni dei suoi consiglieri siano dei pericolosi estremisti). Altri osservatori, non solo Occidentali, sono soprattutto disturbati dal suo uso sfrenato di immagini nazionaliste. Quando comincia a divagare sul destino della Grande Madre dall'anima mistica, sull'inferiorità degli estranei e sulla pericolosità dei cosmopoliti (leggi ebrei) c'è da essere grati che Wagner non fosse russo. Zjuganov dipinge Stalin come l'ideale nazionale del leader e afferma che i registri sovietici provano che Stalin ha ucciso "soltanto" mezzo milione di persone (nella sola città natale di Zjuganov nel 1937 furono eliminate 17.500 persone nel giro di sei mesi). Tutto ciò ricorda terribilmente le affermazioni dei "revisionisti" dell'Olocausto e, come in quel caso, si tratta solo di un'enorme bugia. "Di un ritorno al passato non se ne parla proprio" afferma il generale, favorevole al comunismo, Valentin Varennikov, con tono rassicurante. "Non permetteremo impiccagioni e fucilazioni". Eltsin e Zjuganov corrono in prima fila, ma non sono soli. Tra i russi che conosco, perfino quelli che sono contrari al generale in pensione Alexander Lebed lo ritengono onesto e competente, una combinazione quasi impensabile in un politico russo. I suoi sostenitori, invece,

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