Linea d'ombra - anno XV - n. 127 - lug./ago. 1997

asc ltare che, evidentemente preoccupate dalla difficoltà del compito, nonché frenate dai condizionamenti imposti dalla vigente cultura storiografica. In effetti è certamente più agevole elaborare una visione al femminile della storia che costruire da storiche una storia di genere. Insomma, serpeggia il dubbio che si possa fare storia in tutt'altro modo da quello corrente, soprattutto laddove è la complessità stessa della materia storica a rendere difficilmente praticabile l'applicazione di categorie analitiche come quella di genere. È sintomatica a riguardo la presa di posizione di SaraCabibbo: "Non è mia intenzione sminuire il valore ermeneutico della storia di genere, riluttando di fronte al carattere necessariamente totalizzante delle sue categorie interpretative. Ciò che piuttosto vorrei tentare è di coniugare lo sguardo tradizionalmente storico con quello 'politico' della storia di genere, che racchiude e interpreta la storia nelle categorie generali della rappresentazione culturale della differenza sessuale". Nel presentare il volume, Anna Scattigno ha segnalato la divergenza rappresentata dal contributo di Cabibbo e di altre. scrivendo di "un approccio meno ideologico", e riconoscendo oramai la necessità di "un approfondimento ... uno 6guardo del tutto nuovo· 6ulla Moria comporta che e66a venga 6oManzialmente ri6critta, e ri6critta in un altro linguaggio oltre che con altre categorie interpretative. della cultura e del sapere religioso delle donne di fondamentale rilievo per un discorso che voglia indagare l'esperienza religiosa femminile in tutto il suo concreto spessore storico e culturale", a partire da alcuni terreni di ricerca già aperti grazie al lavoro sistematicamente perseguito da storiche di riconosciuto valore come Gabriella Zarri. Salvo concludere il suo intervento con l'invito a tornare "alle motivazioni etico politiche dell'impegno con cui oggi molte studiose. quelle ad esempio che hanno partecipato a questo volume, si rivolgono alla storia religiosa delle donne". Non vedo in questo contraddizione. ma piuttosto la presa d'atto di un passaggiodifficile. In effetti non basta alla ricerca storica la scelta di terreni d'elezione, occorre poi sondarli in lungo e in largo; il pericolo è che l'impegno nell'accumulo delle indagini renda evanescenti le motivazioni della scelta, cadendo infine nella situazione corrente della ricerca scientifica interessata ai risultati e sospettosa delle motivazioni. Sepoi le motivazioni hanno carattere etico-politico, se cioè riguardano il tempo presente e come comprenderlo e renderlo migliore, allora è poco probabile che si possa adottare lo sguardo tradizionalmente storico senza smarrire in gran parte quelle motivazioni nella ricostruzione sempre parziale e in divenire di complessi quadri storici. Tuttavia, c'è una considerazione nella posizione sinteticamente espressada SaraCabibbo che forse scopre la ragione di fondo delle difficoltà e incertezze che la storia di genere sembra oggi sperimentare. Cabibbo riconosce alla storia di genere il "carattere necessariamente totalizzante delle sue categorie interpretative" ed è, sembra di capire, per sottrarsi almeno in parte a tale "carattere necessario" che cerca di recuperare l'impostazione storica tradizionale. Lastrettoia sembra perciò costituita per un verso dalle "categorie generali della rappresentazione culturale della differenza sessuale", cioè da una ideologia esplicita, e per l'altro dalla scienza storica costituita. cioè da una ideologia che si nega come tale per realizzarsi come potere culturale. Uscire da questa strettoia a me sembra di importanza capitale, e il pensiero della differenza sessualeha - o aveva? - qualche possibilità di riuscirvi; il rischio è che finisca con lo scegliere, e col dividersi, tra la radicalizzazione ideologica e la riduzione dell'esistente. Mentre penso che l'alternativa feco'nda non sia tra opposte, o presunte tali, categorie interpretative, ma tra gli sguardi, ovvero tra una storiografia dei fatti compiuti, di entità inerti, e una ricerca storica che si propone come atto di vita, come necessità di fare senso, e dunque come una visione d'avvenire.

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