Linea d'ombra - anno XV - n. 127 - lug./ago. 1997

l ome coniugare uno "sguardo consapevolmente improntato dall'assunzione della propria soggettività" con l'oggettività pretesa dalle scienza? Epiù in particolare, che cosa diventa la ricerca storica nel momento in cui la soggettività entra a pieno titolo nel processo conoscitivo, cosicché l'atto di interrogarsi sull'oggetto non è scindibile dalla "consapevolezza epistemologica della propria posizione"? A interrogarsi e interrogare è un gruppo di ricercatrici che nel 1989 hanno dato vita alla Società Italiana delle Storiche, assumendo "la soggettività femminile come fondamento di conoscenza". E che di tale scelta ora danno conto, non più o non solo in termini teorici, bensì attraverso un concreto esercizio storiografico, Donne sante sante donne. Esperienza religiosa e storia di genere (Rosenberg [i Sellier 1996), applicato al binomio "esperienza religiosa-storia di genere"; laddove il secondo termine interviene (vuole intervenire) come rivelatore delle contraddizioni, ovvero dell'impotenza delle scienze specialistiche, e in particolare della storiografia tradizionale, a leggere le esperienze religiose delle donne in quanto esperienze e non come puro dato storico. Non si tratterebbe perciò soltanto di contribuire a colmare delle vistose lacune storiografiche relativamente al ruolo delle donne nella storia del cristianesimo, ma altresì di assumere un punto di vista critico che, muovendo dalla coscienza attuale della differenza sessuale, dovrebbe consentire di illuminare la specificità dell'esperienza religiosa femminile. Setali sono i comuni presupposti teorici, va peraltro detto che la loro concreta applicazione nell'esercizio storiografico appare tutt'altro che univoca, anzi emerge chiaramente il dubbio sulla possibilità stessa di percorrere fino in fondo una strada intuita come necessaria ma anche assai faticosa e rischiosa. Di qui il carattere problematico di molti interventi e la difficoltà di pervenire a una visione unitaria e perciò a una pratica storiografica coerente e condivisa. J termini della discussione sono abbastanza espliciti. Per alcune storiche l'assunzione della soggettività, e precisamente della soggettività femminile, comporta una revisione critica della storiografia tradizionale, e dunque una discontinuità se non una vera e propria frattura. In altri termini, ~no sguardo del tutto nuovo sulla storia comporta che essavenga sostanzialmente riscritta, e riscritta in un altro linguaggio oltre che con altre categorie interpretative. Così,quando Michela Pereira afferma che la sostituzione nel Tredicesimo secolo del linguaggio sapienziale monastico con quello teologico razionale constatata dalla storiografia tradizionale variconsiderata nella misura in cui si scopre che il linguaggio sapienziale è stato fatto proprio e sviluppato da figure femminili, quali Ildegarda di Bingen e Margherita Porete, che "non accettano la scissione fra la personale esperienza di Dio e il diritto a parlarne"; o quando Anna Scattigno, seguendo la lezione di De Certeau, riconosce nell'esperienza intesa come "conoscenza vissuta" la categoria fondamentale della vita cristiana, e di conseguenza concentra lo sguardo sulla dimensione corporea affettiva delle mistiche tra medioevo e modernità; o ancora quando ci si industria a restituire vita e significato proprio alle tracce labilissime di ruoli ed esperienze femminili nel primo cristianesimo e nell'antichità cristiana, l'effetto di tali operazioni vuole essere tutt'altro che archeologico; al contrario si opera una scelta che rompe il continuum storico, indicando che proprio ciò che era stato storicamente sommerso e ridotto al silenzio ha maggior valore per la comprensione stessa della storia cristiana nel suo insieme. In definitiva, l'emergere, seppure lentamente e faticosamente, delle tracce di una vita religiosa e di una tradizione di pensiero religioso femminile, ben diverse se non alternative a quelle storicamente vincenti, e che pertanto s'impongono allo sguardo della storiografia, dovrebbero condurre a mutarne in profondità la visione. Peraltro tale impostazione non appare pienamente condivisa da altre stori-

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