asco più nel mistero. Da questo punto di vista, dunque, Trinità per atei è un sintomo di una benefica mutazione: là dove si riteneva non ci fosse che oscurantismo e confusione, c'è un'esperienza che vale la pena di valutare e con cui confrontarsi". [; per l'etica? Quali oono implicazioni di queota impootazione teologica per le queotioni. etiche che oggi maggiormente ci aooillano? È molto interessante l'impostazione che dà Forte al tema dell'etica: l'esperienza eristica come esperienza del dono e dell'alterità. L'offerta e l'alterità sono i grandi temi che emergono da questo profilo trinitario di Forte. È chiaro che possono essere giocati in termini di credenza; ma hanno certamente un'influenza molto forte sul modo di concepire le relazioni tra gli uomini. Quindi, da questo punto di vista, pur nelle differenze, credo che possano nascere degli interrogativi comuni. Più in generale, proueooor Natoli, qual è la oua impreooione di lettore attento e competente di queoto volume? L'impressione è certamente positiva, soprattutto per quanto riguarda la parte di Forte stesso: la drammatizzazione in cui, nello schema classico del dialogo attraverso l'interrogazione, egli precisa, determina, puntualizza il suo pensiero e diventa l'interlocutore ideale di se stesso. Per quanto riguarda invece il rapporto con gli altri, accanto ad affermazioni di grande qualità e intelligenza, molte volte ci sono dei parallelismi. In effetti non sempre si parlano: stanno insieme, ma non si parlano. Il testo di Forte diventa pretesto per un ragionamento intelligente, ma ognuno lo fa per conto suo: quindi l'interlocuzione non sempre è interlocuzione, ma parallelismo. Quali oono, allora, i problemi. te queotioni più urgenti che reotano aperte e che andrebbero approtondite? Intanto resta aperta la questione fondamentale tra chi crede e chi non crede: la differenza c'è. Quello che bisogna evitare è il rischio del sincretismo. Lavoglia ta di andare troppo d'accordo fa perdere le differenze e impoverisce le identità: in questo caso non c'è più dialogo, ma semplicemente assonanza. Allora discutere, tenendo ferme le differenze e radicalizzando la distanza, è un fatto importante per la precisazione dei termini e delle posizioni, perché soltanto attraverso questo gioco l'incontro può diventare fecondo e non un abbracciarsi vano. La precisione, l'esattezza, la determinazione del confine creano un vantaggio teorico anche nell'analisi delle condotte della prassi vitale, dell'esistenza. Chi è credente non vive come chi è non credente: è inutile continuare a dire che sono la stessa cosa o fare valere troppo gli aspetti di somiglianza, che sono estrinseci. Ci oono delle queotioni concrete che lei vede all'orizzonte e che andrebbero approuondite in queoto dialogo? Cene sono tantissime. Un esemplare, che segna una netta distinzione di posizioni, è l'alterità. In Forte è centrale il tema dell'altro; però, in Forte, l'altro diventa l'Altro con la lettera maiuscola: l'Altro che non solo è indicibile, ma è la suprema distanza che noi cogliamo soltanto a partire dalla sua offerta; se non si fosse offerto non lo avremmo mai attinto. Allora il culmine dell'alterità è questa distanza, che poi è eccedenza rispetto alla ragione. Invece nel mio caso, e per molti non credenti, l'alterità non è con la lettera maiuscola: l'alterità è l'alterità dell'altro. Anche l'altro è insondabile; anche l'altro, come altro uomo, non è riducibile a me; anche l'altro è un'eccedenza, però con un significato ben diverso. Perché non quell'infinito a cui io mi consegno, ma è colui che incontro e che probabilmente non capirò mai nella sua suprema realtà: che devono sempre avvicinare. In una questione così determinante per il pensiero e per l'etica, pensare l'altro come il divino o pensare l'altro come colui che mi sta accanto, è una cosa completamente diversa. Ulteriori queotioni dunque da approtondire, a partire da queoto libro di Bruno Forte, "Trinità per atei". Volume che non pretende, certo, di opiegare quello che reota il miotero per eccellenza del Criotianeoimo, ma intende comunicare una torte eoperienza di tede a contronto coi dubbi e con le perpleooità dei non credenti, nello ocopo comune di dare oenoo alla vita, alla ricerca e all'impegno di ogni giorno. Lefoto di questasezioneappartengonoal reportage"Pellegrinaggiod" i AntonioRia
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