questa condizione di arcipelago di solitudini è necessario trovare delle speranze che diano ragione di vivere, e di vivere insieme. Non speranze totalizzanti, assolute, imprigionanti, come possono essere quelle dell'ideologia moderna; ma speranze come quelle che offre appunto la fede in un Dio vivente che, mentre ti chiama, ti sostiene e ti dà ragioni; tuttavia resta sempre inesauribile, dunque non catturato dal tuo possessoe tale da non giustificare alcuna presunzione o delirio di onnipotenza da parte dell'uomo. Lasperanza è Qualcuno, non è qualcosa; la verità è Qualcuno che ti possiede e ti accoglie, non qualcosa che tu possiedi e che giustifichi l'esercizio della tua volontà di potenza, del tuo dominio. Quindi. don Forte. lei rivendica /"attenzione al divino per l'uomo di oggi.. il rimando "alla tra6cendenza e all'i.mmanenza del Dio vivente nell"opera delle Sue mani"". come 6Crive, invitando I ·uomo a non tuggire dallo 6pazio e dal tempo in cui vive ma a tra6tormare ··1·e6teriorità dello 6pazio in interiorità della vita». ""il giorno che tramonta in tempo di 6alvezza e oggi del/ 'eternità». Ma non c'è il ri6chio che que6ta attenzione al divino. ""mi6terio6o e 6ovrano··. come lei. lo detini6ce. ""renda ciechi di tronte ai problemi quotidiani. 6oprattutto alle e6igenze di giu6tizia. di lavoro. di pace. che ci 6tidano tutti? .. Che ha da dire la tede trinitaria a chi vorrebbe impegnar6i per una 6ocietà migliore? Sono appena rientrato da un giro di lezioni nelle università della Cina popolare. Era la prima volta che in quelle università e nell'Accademia cinese delle scienze sociali si parlava di questi temi: la fede, il Dio cristiano e la Trinità. Ho trovato uno straordinario interesse nei miei ascoltatori che vengono da una condizione, come ben sappiamo, di delirio di onnipotenza dell'ideologia, quale è stata la rivoluzione culturale in Cina. Per queste persone il Dio di cui ho parlato, lungi dall'essere alienazione o tradimento dell'uomo, appare veramente come un orizzonte di senso e di speranza per costruire una società migliore, rispetto alle barbarie di quell'ideologia che, violenta e totalizzante, avrebbe voluta redimere l'uomo da solo e lo ha reso più schiavo. Questo mi sembra un messaggiomolto forte per tutti noi. In realtà, non è la potenza della nostra ragione che ci rende più umani e più liberi: solo un orizzonte di senso, che peschi nella profondità del mistero, può aiutarci a costruire una società migliore per tutti, soprattutto all'insegna del volto caratterizzante di questo Dio Trinità, cioè la carità, l'amore. È importante capire che questo non è alienazione, ma è ciò che dà valore e senso ai rapporti sociali, alle costruzioni della città dell'uomo". Re6ta alla tine. don Forte. la que6tione di tondo. 6ottew anche nel 6UO libro ""Trinità per atei"". In che modo. 6econdo lei, l'uomo di oggi 6i pone la que6tione di Dio. €. d'altra parte, come dire Dio all'uomo di oggi. Mi sembra che la questione di Dio oggi emerga da due orizzonti entrati in crisi: quello che più volte ho richiamato, l'orizzonte delle ideologie totalizzanti di destra o di sinistra (che hanno mostrato la loro crisi nella violenza che hanno prodotto); ma anche l'orizzonte opposto, quello della rinuncia a pensare, a sperare, ad amare, proprio della condizione del nichilismo postmoderno che, di fronte alla delusione dell'ubriacatura ideologica di qualunque segno, sceglie la via della caduta, della deriva. A me sembra importante dire no a entrambe queste tentazioni: quella violenta dell'ideologia e quella rinunciataria del nichilismo. Dire Dio all'uomo d'oggi significa dire che il Dio quale la fede cristiana propone - un Dio che si è fatto uomo per amore dell'uomo -è tutt'altro da un Dio violento, o tale da giustificare violenza, ma è anche tutt'altro da un Deus mortuus, otiosus, da un Dio insignificante che giustifichi la caduta nel nulla. È un Dio che dà senso alle opere e ai giorni, e che ci rende vigili e critici nei confronti di ogni presunzione totalizzante, ma che ci dà però il coraggio di impegnarci, di sperare, di amare nonostante tutto e di cercare vie di comunione per costruire insieme - senza progetti forti, ma con progetti misurati continuamente sulla realtà e sulla dignità di ogni persona umana - un mondo rinnovato secondo il suo cuore: quella patria della speranza che è poi il Vangelo della fede cristiana, ma anche ciò che dà senso alla fatica dell'uomo sulla terra. Concludiamo l'analisi di "Trinità per atei" di Bruno Forte chiedendo a un altro filosofo, non implicato direttamente ne/- l'avventura intellettuale e personale di questo libro (come Massimo Cacciari, Giulio Giare/lo e Vincenzo Vitiello, che vi hanno scritto), di proporci la sua lettura del volume, le sue impressioni, le sue valutazioni. t Salvatore Natoli. docente di Filo6obia teoretica all 'Univer6ità di Bari. tilo6oto laico ma molto attento ai problemi del rapporto tra tilo6otia e teologia. 6oprattutto ai problemi del/ 'etica, che ha e6po6to nei recenti volumi ""/ nuovi pagani"", pubblicato dal Saggiatore. e ""Dizionario dei vizi e delle virtù .. (Feltrinelli). Prote660r Natoli. allora que6to dire Dio oggi implica con6eguenze per il dialogo tra teologia e tUo6otia? Penso di sì. Anzi è il segnale di una mutazione, rispetto ai tempi in cui c'era una sorta di ottimismo illuminista che aveva liquidato l'esperienza religiosa nella preistoria dell'intelligenza, e quindi i credenti e i teologi erano ritenuti, se non dei cialtroni, dei sopravvissuti. Dopo che la ragione è andata incontro - essa stessa- a una forte problematizzazione, a elementi di domanda e di crisi, l'esperienza religiosa è diventata una forma di conoscenza da esplorare: e in un certo senso la filosofia è ritornata alla sua origine. Infatti la filosofia è nata dentro l'esperienza del divino, come esperienza del mistero, e il gioco tra pietas e empietà è caratteristico già di Socrate. Socrate non nega gli dèi, ma afferma che ne ha uno più grande, penetrando ancor di
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