Linea d'ombra - anno XV - n. 127 - lug./ago. 1997

L'UMILTÀ ' difficile, per il lettore, acce- IE dere materialmente alla produzione poetica di Giampiero Neri, ad eccezione delle poesie raccolte in Poeti italiani del secondo Novecento, 1945-1995 (a cura di M. Cucchi e S.Giovanardi, Mondadori, collana i Meridiani, pp. 554-565).Infatti il libro che raccoglie il ciclo poetico di Neri fino al 1990- L'aspettooccidentale del vestito (!976), Liceo (!986), Dallo stesso luogo (!990) - non è più reperibile, dacché l'editore ha cessato le pubblicazioni (Dallo stesso luogo, Coliseum, Milano 1992;le citazioni si riferiranno a questa edizione) Nel 1995il "Centro Studi Franco Scataglini", con il patrocinio del Comune di Ancona, ha ristampato la sola raccolta del 1990,ma l'edizione è fuori commercio. Va ricordato inoltre che la rivista "Kamen" ha dedicato un numero monografico al poeta lombardo (1992,n. 2). Lepoesie di Neri fanno rivivere un filone antico della poesia italiana, che da Foscolo in poi hanno affidato alla parola sepolcrale l'ardua utopia della memoria salvata; memoria che qui è rappresentata con accenti novecenteschi, proustiani: "Come l'acqua del fiume si muove/ contro corrente vicino alla riva/ si disperde dentro fili d'erba I lontana dal suo centro/ la memoria fa un cammino a ritroso/ dove una materia incerta/ torna con molti frammenti" (p. 85). La lentezza con cui scorrono le immagini produce sul lettore un apparente effetto di staticità, che in realtà disvela/occulta la loro ieraticità: il lettore è condotto, seguendo docilmente il movimento lento della parola, al contatto con il sacro che emana dai pa-esaggi PAROLA POETICA DI GIAMPIERO NERI narrati. Prima ancora di rendersene conto, subisce la magia di uno spaesamento, si trova trascinato in un movimento di distanziazione dello sguardo che il poeta ha attivato ma non creato: un movimento del senso ridestato dalla scrittura, continuantesi nella lettura di versi che si dispongono nell'andirivieni della familiarità e dell'estraneità, del presente e del passato di eventi, il cui nucleo di irrelatività non traluce nella loro presenzialità, ma nel loro essere passati per sempre. Gli eventi, le emozioni, i gesti, i paesaggi archeologici di Neri - "remote lontananze di non increspata superficie" (p. 97) - dischiudono il loro arcano di assolutezza non perché egli li nomini, e il lettore li accolga, ma perché furono. Lapoetica di Giampiero Neri non annulla il divario tra le estasi temporali, ma lo acuisce. Il futuro rimane avvolto nella sua imperscrutabile assenza. Il presente sta precariamente sospeso alla sua contingenza, alla sua casualità e fragilità. Il passato giace distrutto dalla freccia spietata dell'irreversibilità temporale (come il silenzioso mondo interiore di Maria Signaroli e il muro antico su cui muor.e un nome, Mete Cominia; cfr. pp. 67 e 72). L'aderire dei versi alle pieghe del frammento rimemorato non ce lo avvicina, ma rende più struggente il suo dileguare, non compensato dallo sforzo espressivo del poeta, che senza merito e senza torto fu testimone di ciò che ora narra con umile pacatezza: qualità che non denota mancanza di pathos, ma al contrario la volontà di celarlo compresso negli inter-valli tra le parole. L'uso dell'imperfetto nella poetica di Neri non soltanto rende efficacemente il senso insensato del trascorrere del tempo, ma produce un effetto di decentramento più radicale: il poeta ci fa vedere le cose con lo sguardo, insieme debole e rigoroso, di un morto tornato tra noi, a raccontarci ciò che è stato e non è più, ma in qualche modo vive ancora, poiché anche noi, con la nostra immaginazione ridestata dalla sua parola, possiamo partecipare alla visione di ciò che fu, trascinati dal movimento anonimo dell'espres-sione: in questo, ciò che si rivela decisivo non sono i soggetti, ma il senso prepersonale che si attua tra loro. Di ciò è emblematico l'uso ricorrente della forma impersonale del verbo. Ma, se si guarda ancora più a fondo nelle poesie di Neri, mi sembra che emerga come il suo appello alla memoria non sia ultimativo: ridestare, per quel poco che è umanamente possibile, il vissuto sedimentato è il suo modo per interrogare l'arcano del principio di simultaneità immanente al tempo. Neri usa l'imperfetto per esprimere imperfettamente, cioè secondo la sua misura, l'invocazione dell'eterno. L'umiltà di Neri si nutre dell'intuizione che l'io non è la fonte del senso, ma solo l'occasione della sua manifestazione poietica. Forse è anche per questo che Neri cerca le parole più essen-ziali, dunque le più semplici, per esprimere quanto non è né ovvio né semplice, attraverso uno sforzo ascetico che si comunica al let-tore, nel senso di un 'askesis, un progressivo esercizio di eliminazione del superfluo, nel corso del quale il paesaggio narrativo in cui la parola di Neri si insedia viene sfrondato dalla pesantezza del quotidiano, dalla stoltezza

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