Linea d'ombra - anno XV - n. 127 - lug./ago. 1997

protagonista accerterà l'innocenza dello zio e getterà luce sulla parte più amara della vicenda: il colpevole silenzio della madre, l'unica a conoscenza dei termini reali della vicenda. È tanto più deplorevole il suo silenzio se si pensa che la sua testimonianza avrebbe potuto alleviare l'esistenza del marito, i crucci della sorella, il dolore del figlio. Il vero informatore è riuscito a farla franca, riparando all'estero e in questa fuga è stato decisivo l'intervento della madre. Seguendo il filo delle scoperte, la narrazione si allarga a delineare i tratti fondamentali della società urbana nordirlandese. Pochi altri scrittori sono riusciti a raffigurare con altrettanta efficacia, nei suoi parametri essenziali, il quadro sociologico di tutta una comunità con i suoi valori, le sue ossessioni, le sue oscure crudeltà. Dal profilo della numerosa famiglia operaia del protagonista alla sua rete di parentele e di rapporti; dalla rievocazione degli effetti dell'interdetto sociale al rapporto fra i sessi, dalla propensione affabulatoria alle idiosincrasie di un sistema educativo affidato ai religiosi - un vero capolavoro le pagine dedicate al sadismo del professore di matematica. Costituisce una sorta di basso continuo del racconto - altra oscurità da lumeggiare - ai cui fili naturalmente si intreccia la rievocazione della presenza misteriosa di una storia e di una tradizione di cui si è stati deprivati, associate nel libro alla regione oltreconfine, la contea di Donegal, territorio di misteri e di leggende, di sortilegi e di paure premoderne. pregnante simbolo dell'inconscio collettivo di una comunità discriminata. L'oocurità, il buio, che il ragazzo cercherà di lumeggiare e imparerà a deciurare attraveroo l'eoercizio di uno otraordinario oenoo di oooervazione non oi riueriocono ooltanto all'omertà inteoa a naocondere l'onta che ocredita la riopettabilità della uamiglia agli occhi del.la comunità di appartenenza. Nel trattamento originale di questo che è tema ricorrente della grande letteratura irlandese - la presenza di un confine, di una frontiera che ha a che fare sia con i territori della geografia sia con quelli dell'animo - è il segno della maestria dello scrittore, il quale ne giustifica la necessità nell'economia dell'opera e ce ne conferma la sopravvivenza in quella più generale della cultura. Aprendo il libro diffidavo del critico militante prestato alla narrativa, e anche del poeta a tratti impacciato, in alcuni suoi componimenti, dagli opposti pericoli della polemica e della parenesi. li libro è miracolosamente esente da simili rischi. Seescludiamo una certa lentezza di movimento, limitata peraltro alle primissime pagine, e la consideriamo come una sorta di rullaggio prima del decollo, il romanzo si presenta come un'opera di straordinario equilibrio formale, formidabile per la densità delle e questioni che lo scrittore riesce a evocare e a elaborare narrativamente con mano sicura e profonda partecipazione. Per la ricchezza di temi e motivi che vi si concentrano, per la sua straordinaria coesione formale, il romanzo di Deane si inscrive nel solco della migliore tradizione in lingua, sullo stesso piano dell'opera di Brian Friel e di quella di SeamusHeaney e contribuisce così indirettamente a ribadire quello che, nelle parole di Deane ("Linea d'ombra", n.28/1988), era l'obiettivo di Field Day alla fondazione: "la creazione di uno spazio che ancora non esiste, uno spazio per la riflessione e l'analisi. ..più ecumenico e ospitale, di dialogo", in un luogo di divisioni ataviche e di odi secolari.

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