o che tende a volte a farsi epigrammatico: "Il ricordo di un'infanzia felice non dà tregua soprattutto agli illusi", e più avanti: "Beato chi dimentica, perché il suo è uno stato di natura". Anche Elspeth indugia sullo scenario scozzese,. specialmente della regione dei Borders da cui proviene. Ama osservare gli altri e isolarsi nella lettura; più di tutto "le manca camminare, e osservare le cose fatte dall'uomo". Si sente diversa da Logan, un uomo che i soldi hanno reso arrogante e ottuso nei confronti degli altri, ma che a sua volta è insicuro e privo di certezze: "Anelava al patriottismo, eppure, qual era il suo paese, la Scozia o l'America? - l'una troppo piccola, l'altra troppo grande, dal suo punto di vista: era fuggito da entrambe, il suo slancio romantico aveva scelto il mare come patria". La Scozia- più che la Polinesia - è dunque la vera meta del viaggio e il punto privilegiato di osservazione. In questo modo Candia McWilliam mette in scena tutte le sue "credenziali" - la Scozia, il mare, Stevenson - per parlare, in un linguaggio alto ed elaborato, dei confini dentro e fuori di noi. Un libro da gustare con calma, attenti a non perdere il filo dei lunghi periodi, e il senso delle immagini ricercate che possono, in qualche caso, tendere al manierismo: "La sua casa doveva essere come una bella partita a tennis, in cui le bianche e lanose palline di discorso rimbalzavano tra persone che sapevano come rispondere e come mettere i piedi allo stesso tempo". Un libro che farà la gioia degli appassionati di vela anche per il linguaggio nautico di cui l'autrice rivela una perfetta padronanza. La traduzione non sempre controlla tutto ciò. . Fattoin Italia Quando vediamo manifesti o inviti di iniziative culturali legate a qualche nazione europea, invariabilmente troviamo il simbolo del Goethe lnstitute, del British Council, o del rispettivo Centro di cultura straniero che supporta e sponsorizza (quando non organizza direttamente in prima persona) eventi cinematografici, teatrali, artistici. Non meraviglia quindi che la mancanza di fondi dei nostri centri di cultura non permetta molte iniziative di diffusione di quello che si muove, sul piano della ricerca, in Italia. Stupisce quindi trovare il Centre d'Art Contemporain di Ginevra e l'lnstitute of Contemporary Art di Londra, due dei centri più interessanti per quanto riguarda esposizioni di giovani artisti, rivolgere lo sguardo a quello che avviene al di qua delle Alpi. Stupisce ancora di più perché le direzioni di ricerca nell'arte italiana di questa generazione (diciamo per comodità quelli che sono nati negli anni Sessanta) sono diverse e contraddittorie, venendo meno a quella possibilità di essere riconosciuti in quanto "gruppo" che hanno fatto la fortuna (almeno per quanto riguarda la riconoscibilità internazionale) dell'Arte Povera e della Transavanguardia, nate rispettivamente alla fine degli anni Sessanta e alla fine degli anni Settanta. Probabilmente si deve ringraziare Paolo Colombo, direttore dello spazio svizzero, che ha curato Fatto in Italia, e che ha cercato comunque di provare a fare una lettura comparativa di quello che è successo negli ultimi anni. Ne viene fuori una mostra che raccoglie i lavori di una dozzina di artisti certamente tra i più rappresentativi di questo panorama frastagliato e contraddittorio, ma alla fine molto più interessante di quanto sia conosciuto all'estero. A questa mostra - che rimarrà aperta al C.A.Cdi Ginevra fino al s ottobre per poi spostarsi all'ICAdi Londra dal 21 ottobre al 31 dicembre - sono presenti i lavori di Mario Airò, Stefano Arienti, VanessaBeecroft, Maurizio Cattelan, Bruna Esposito, Miltos Manetas, Margherita Manzelli, EvaMarisaldi, Liliana Moro, Franco Silvestro, GraziaToderi, Vedova Mazzei. In settembre inoltre saranno presentati una serie di video e di cortometraggi sempre Made in ltaly. Accompagna la mostra un catalogo, edito da Electa, con testi (in italiano, inglese e francese) di Francesco Bonami, Carolyn Christov-Bakargiev, Paolo Colombo, Pappi Corsicato, Nadia Fusini, Elisabeth Janus. RobertoPinta
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