Linea d'ombra - anno XV - n. 126 - giugno 1997

o-----+--------1 l U~O g,__.._._._h :u~~c~~ aV~or--------+-0 I ~Angelo~Eaccine~tto Acciaio La uabbrica, o la ami o la odi. Ma più opeooo la ami. Lo vedi negli occhi degli operai, del capooquadra, del direttore, del oindacaliota. Ritratto di una cittadella, di una roccauorte, di un lavoro che uuori non c'è più G li uomini hanno tutti un badile e una bottiglia d'acquain mano. E un fazzolettosbiadito attorno al collo. Immobili, risaltano comeombre cinesi sulla cascataabbagliantedi stelle filanti. Fuochid'artificio crepitanti nella penombra verticale dell'altoforno. Daquandosi è fatto giorno è la terzacolata. Con loro lì, nel baglioredel fuoco, il saporefamiliare della ghisanella gola.Ad aspettare, pronti. "Quandotutto va liscio, lavoro manuale quasinon ce n'è" assicurail direttore. Esembravoler dire, quasi,che quassùdi fatica non sene fa. Chimanovra sene stadentro i gabbiotti lamiera. Devesolo tener d'occhio i grandi pannelli verdi, guardareattraverso i vetri spessia prova di calore. Loro, fuori con i badili, non devono far altro chesorvegliareche il serpented'acciaionon facciale bizzee scivoli tranquillo per il canaleassegnato. Eoggi tutto sembrafilare a dovere. Il caposquadrascuote la testa,abbozzaun mezzosorriso. "Sì- dice - maè una gran fatica". Eindica i cinqueuomini cheadessosi sono portati a pochi passidalla boccadel forno. 'la temperatura è bestiale: 1500 gradi". Frapoco saràa mille. Lacascatadi stelle è esaurita. Eloro cominceranno a sbadilare la ghisae la loppa fumante chesi è raccolta ai bordi del canale. Guadagnano"tanto" qui aCornigliano gli operai delle Acciaierie.Dal milioneotto all'insù. Finoa duemilioni e quattro, due e mezzo."Pervia dei turni". Ma il ciclo continuo è unacatena.Che ti tiene legatodentro questomondo a parte per trecentosessantacinquegiorni all'anno, scanditi dai turni. Non ci sono natali né pasquené domeniche.Soloil calendariodella fabbrica.Ealla fine la fabbrica la odi o la ami. Secondoquello che ti porti dentro, senzadistinzione di ruoli o mansioni. Etu, estraneo,chequi dentro hai messoil nasosolo per qualche ora, hai l'impressionechesoprattutto la si ami. Nesei certo, anzi.Anchesequalcuno bestemmiae adesso,dopo trentasei anni, assicuradi non volerne più sapere. Ti bastaguardarel'espressionedel direttore, gli occhi del caposquadra.Ti basta sentire il tono di vocedel sindacalistaper capirlo. Nonsolo perchèvuol dire stipendio sicuro. Maperchè l'odore di metallo in fusione, le vampe, i sibili, i vapori, lo sferragliare lento dei carri stracarichi lungo i binari, il rullare dei carri a ponte a cacciadi stiviere, ti entrano dentro. Ediventano un mondo di vita cui non puoi rinunciarecon facilità. Anchesenon è la fabbricadi sogno.Ai capannoni fasciati di tubi delle cokerie si alternano le torri di decantazione,i gasometri, le tramogge, gli alti edifici di mattoni rossi,minacciosi comecattedrali vuote. Etutto è un intrico ossessivodi nastri trasportatori, strade sterrate, rotaie. In un'atmosferadi lenta rovina in cui a dominare sono i rugginee i fumè. Però la vita - il lavoro - scorre regolare, sicura,adagio.Comele billette, i blumi, le brammesui cilindri del laminatoio. Evecchieauto senzatargascivolano silenziosenel frastuono di fondo cheavvolge tutto. Egli autobusgialli, del tutto simili a quelli della città chesta fuori e cheportano gli operai a fine turno verso la portineria o la stazione,non fanno più rumore delle biciclette cheuomini in tuta (silenziosiancheloro) adoperanoper passaredi reparto in reparto. Nésembrano sollevarepiù polvere. Anchele navi sul molo scaricanozitte ferro e carbone, il loro minerale. Perchéil frastuono, in fondo, è come una cappacheovatta i rumori: la cittadella è protetta da una campanadi vetro, in- f) sonorizzatae invisibile. Esulla stradaper l'altoforno un gatto si godesdraiato il suocono di sole. LavecchiaCromadel direttore può rallentare. Einfatti, piano, scartadi lato. Versoil muro di mattoni sbrecciatisucui, in bianco, campeggiaun "VotaPds"che impercettibilmente giorno dopo giorno sbiadisce.Ancheil direttore non vuol disturbare. Cosasonogli scatti di impazienza?Si fa acciaio,qui. Esi vuole continuare a farlo. Eppurelà dietro c'è il mare. Eppurequa soprac'è il cielo. Appenadopo questacortina di ferro, a pochedecine di metri. Eil cielo è limpido, oggi. Il sole, di primavera. Eppureuna volta qui c'era unaspiaggia.Lapiù bella del Ponentedi Genova.

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