Linea d'ombra - anno XV - n. 126 - giugno 1997

ere, .. cr1t1ca re IL LAVORO ARTISTICO DI LOUISE BOURGEOIS MariaNadotti (C ome parlare. nel caso di un'artista come l'ottantaseienne franceseamericana Louise Bourgeois. delle sue opere? Come sottrarsi alla tentazione di sostituire ancora una volta al discorso/ragionamento sull'opera il racconto del suo romanzo familiare, di quel perverso triangolo edipico che con humor vetriolico e totale comando sulle parole Bourgeois continua a rievocare e a presentare come cellula prima del suo lavoro d'artista? Come restituire. insomma, all'opera quel che è dell'opera. cercando di districare i suoi evidenti e esplosivi elementi autobiografici e narrativi dalle scelte formali, compositive, spaziali, materiali che ne fanno ciò che sono? Perché parlare degli uni per dire delle altre, quando l'opera è già, di per sé. punto di suprema saldatura, espressione piena di tale inscindibile nesso? li problema del "come" dire dell'opera d'arte - e in particolare dell'opera d'arte contemporanea - non è, evidentemente. nuovo e mi è capitato spesso di pensare che se i critici se lo ponessero in modo un po' più pressante o problematico, mettendo magari in gioco anche se stessi. vale a dire scostandosi da quella strana e "generica" posizione di potere che è di chi giudica dall'alto e da fuori. l'arte avrebbe maggiori possibilità di non risultare così indecifrabile e esoterica, così estranea alla sensibilità dei più. Problemi: spesso i critici. per parlare del lavoro di un/a determinato/a artista. parlano dell'opera di altri artisti. rimandano a posizioni teoriche, citano da fonti letterarie e/o saggistiche. Come se il problema fosse di "sistemare" l'artista in questione in una casella o serie o loculo d'appartenenza. Oppure. più soggettivamente, di dimostrare la propria familiarità con ciò che è già stato detto. pensato. scritto. In qualche caso narcisisticamente esibendo la propria padronanza del campo. in altri semplicemente accettando di fare la loro parte e di prestare la loro "autorità" di esperti ai vagabondaggi davvero smemorati e agerarchici del mercato dell'arte. Né più soddisfacente o meno distratto e irrispettoso è l'atteggiamento di chi. scavalcando a piè pari l'opera. la relega al ruolo di significante, emergenza che rimanda a altro da sé. sintomo. Per passare, veloce e assorto. a indagare direttamente sulla vita e l'inconscio di "' ~ ."' ., ~ 0 ~ ·~ ~ o CD ., ~ ·5 -=='""~- ... .s chi l'ha prodotta ovvero l'artista, ridotto al grado zero di biografo di se stesso, di accanito e ossessivo estensore di un diario che - bizzarria del caso - ha sostituito alle pagine e alla scrittura appunto le opere, quelle specifiche opere. Fatte di una dimensione, un peso. certi e non altri materiali, ben identificabili scelte combinatorie, e naturalmente anche un tema o storia o contenuto. Torniamo a Bourgeois e, invece di riproporre la sua vicenda biografica - per altro da lei già raccontata anche per scritto (Album, Peter Blum Edition. New York, 1994)con una lucidità e una essenzialità tali da scoraggiare chiunque volesse riprovarci - "guardiamo" da vicino almeno un paio delle opere in mostra alla Fondazione Prada di Milano sino al 6 luglio prossimo. The Spider/Ce/I (il ragno/cella o cellula). che l'artista ha creato per questa specifica mostra ed è dunque

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