Linea d'ombra - anno XV - n. 126 - giugno 1997

ltar • ID) opo i racconti di Tanti posti vuoti (Aktis, 1995).ChiaraTozzi, psicologae sceneggiatrice per cinemae tv, "riesordisce"con una sequenzadi nuovi racconti titolata L'amore di chiunquee pubblicatada Baldini 0 Castoldi. Dico"riesordisce"perchéla distribuzionenececcariamentelimitata della piccolacasa editrice di Piombinoha reso pressochéinvisibile il volume,ed è un peccato.Dico"sequenza"perché il termine "raccolta"non si addiceproprio a questaoriginale "sonata"per esistenzemancate. E' quasisorprendenteil fatto che unascrittrice abituataa organizzare- per professione,quelladi sceneggiatricema in fondo anchequelladi psicologa- personaggiematerianarrativa, si privi cosìa fondo di tutti i trucchi del "mestiere"optando per unascrittura tutta racchiusain sé,tutta autenticamente"scrittura", senza tentazioni senon forsequella segretamentemusicaledi dar "movimento" ecolore al sentire. Non è un casochea chiusuradi volumevengaspontaneointerrogarsisu"dove"vivano quei personaggiche in ogni raccontosi prendono un nomee se lo portano addossoper le paginea loro destinate. I nomi: anchequandoè la primapersonaa prendere il sopravventosi avverteuna sorta di segretobattesimo, un'amorosaprossimitàcheaccomunai personaggi-che-dicono-ioalla piccola folla di Erminie,Dore,Adriane,Elvire,Giulie, Marie (per citare solo l'area femminile), all'incederediscretissimo- anchequando le azioni sono feroci - di creaturedel malessereo megliodell'assenzadi benessere. Madadovevengonoquestecreatureè difficile dire. I riferimenti tradizionalmente "realistici" mancano.Eppureci sonocase,famiglie, rubinetti cheperdono, piselli sgusciatinello scolapasta,gonnechestondano, acciacchi,malattie, emolta "casalinghitudine": un mondo riconoscibiledi abitudini, di gesti,di coseconcretissime.Sei titoli hannoun senso- e quello antifrastirecens1on1 codel volumece l'ha eccome- si direbbe cheChiaraTozziabbiaavuto in menteun luogosolo:gli immediati dintorni dell'amore, la periferia in cui gli affetti dimorano e dacui vogliono sciamareindietro verso il centro idealedacui sonostati o si sonoallontanati. I personaggidi Chiara Tozzivivono tutti sullasogliachedivide il sentire dall'essere,spianodavanti a sée tengonod'occhioquel chehannoalle spalle,e stannoquasitutti per compiere un gestoimportante: unapreghierache restituiscasensoemisuraalla "normalità" della vita, la riconquistadi unacomplicità materna,un amplessoconsapevolmentea rischio,un rapporto erotico occasionalechemitighi il furore di unavita coniugaleincrinata. Al contrario dei personaggi,non sono"nominate" località, città, vie: la geografia dell'Amore di chiunque è per lo più domesticao comunque"riservata",comeper un sensodi puntiglioso pudore.Quandoil Marcodi Chi deve perdonare?si trova avagolare fra cinemae stazioni,dopo aver picchiato la moglie,e ritrova un brandello di sénel chiarore pienodi movimentodelle strade all'alba non è la città che la scrittura privilegiamaquellasogliafra dentro e fuori doveattende,mite, in agguatola percezionedi sée degli altri: "Il giorno riprendevacon noncuranza,perchéla colpa non fa parte del mattino, lagenteè presa da uno scopo,fluiscee cercadi far sembrare la vita naturale". I segmentinarrativi di ChiaraTozzisembranotutti "piste di riavvicinamento",sembranotutti tracciareun percorsofra il non intendere più e l'intendere ancora,fra il caosemotivo e la chiarezza- non maimiracolosa,non mai arbitraria - dell'emozione.Suqueste piste troviamo figlie emadri, amici,ma anchefiguredi di donne,di uomini capaci di riconoscere- magaricon un sussultodi sorpresa,comein Risarcimento - il séappannatodalla solitudine, il punto eccentrico rispetto al cerchiodella confusione. Siamonell'ambito di un minimalismocritico che rifuggedalle grandi storie, dai grandi temi manon ne teme l'alito, come in quel torso di romanzofamigliarecheè Chi deve perdonare?. AChiaraTozzipiace "ridurre" (sottraendoelementi di raccordo, cancellandosfondi, sfumandocaratterizzazioni)masolo per meglio inchiodare i gesti fondamentali all'accadere.Gesti chesonotalora memorabili comequello dell'obliqua intesafra madree figlia di fronte al monitor dell'ambulatorio in La visione del battito e il potente riannodarsi di mani e cederedi pensieri - ancoradi madree figlia - in Rumori d'acqua. Sono, quelli checi restituisceChiaraTozzi,gesti compresi fra ripetibilità e unicità, incisi sullamateriasmorta,molle, indifferente di cui è fatta la diurna realtà delle umane convivenze.Daqui la fisionomiadi storie chenon hannobisognodi fatti o cheai fatti guardanocomefosseronebbiada diradareper lasciarapparire i contorni netti del gesto,l'emergerenon di una verità madi unaazione.Daqui il montaredi unaprosapulita, tonda, quasiclassicae il singulto - anzi lo scalpellio - di unaparatassisin troppo insistita - questa è la debolezzapiù evidentedel volume - quasia • dire che il gestolo si avvertemeglionell'umiltà nevrotizzatadi una linguadomesticamolestata,mordicchiata,accelerata. ChiaraTozzi- e con lei dapiù tempo ClaudioPiersanti- dimostrache fra le molte - troppe·· stradedella narrativa italiana contemporanea,quelladi una scrittura raccolta,ancorataalla concretezzadel sentire,modellata,per dirla con Vittorio Sereni,dai "minimi atti", dagli "strumenti umani avvinti alla catena I della necessità"è unastradamortificata forsedal cinismo,mafondamentaleper quel "noi" chedi noi resta.Eda percorrere, assolutamente. ChiaraTow L'amoredichiunque Baldini & Casto/di pp.118 L.22.000

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