Linea d'ombra - anno XV - n. 126 - giugno 1997

a avere come requisiti: essere giovane, ex-militare, viaggiatore, ribelle da sempre, ed infine facente parte del mondo contadino ma non ad esso integrato. Tutti questi aspetti calzano alla perfezione in Zorro, perfino il ribellismo. Infatti, quando era cadetto all'Accademia Militare di Madrid, come si legge nel romanzo La spada di Zorro di Tino Ranieri, ha un comportamento sfrontato additittura nei confronti del comandante Don Alonso Ortega, tanto da sfidarlo in un duello nel quale Zorro usa la frusta e il comandante la spada. Zorro, quindi, è la rappresentazion del bandito senzaesserlo nella realtà, ed il fine ultimo delle sue imprese non è il guadagno bensì la giustizia. Come un vero bandito gentiluomo, inoltre, non uccide mai. Lasua figura può essere paragonata a Robin Hood, il bandito che ruba ai ricchi per dare ai poveri e non ammazzanessuno. Tuttavia, anche se simili, essi sono diversi: Robin Hood agisce in gruppo, ha alle spalle una banda, una foresta che lo protegge, lotta per riportare sul trono un e legittimo e usa l'arco. Zorro invece è solo, si maschera, ha solo un nascondiglio per il suo cavallo e usa il fioretto. Eèl infine il primo parla inglese, il secondo SQagnolo. Zorro si può considerare un giustiziere riformista, non un rivoluzionario, il suo posto non è né sulle barricate dei movimenti studenteschi, né nei movimenti rivoluzionari di massa. Egli agisce dove esiste uno stato oppressivo, burocratico e dispotico, ad esempio l'Unione Sovietica di Breznev, quando imperava il socialismo reale .... I CARATTERDI ELBANDITO Come sappiamo, in America non vi è stato medioevo, perciò il fascino di quel mondo serpeggia nella letteratura e nel cinema americano. Basti ricordare Mark Twain e il suo romanzo Un tar americano alla corte di re Artù del 1889, in cui un americano, Hank Morgan, viene colpito alla testa da una sbarra di ferro e si risveglia a Camelot, in Inghilterra, alla corte di re Artù. Ma nel caso di Zorro non troviamo una critica alle istituzioni medioevali, alla cavalleria, come in Mark Twain, bensì una sua esaltazione, o meglio, la celebrazione della hidalguia spagnola aggiornata nella California. LavitaHtà ciel personaggio Zorro che copre tutto il nostro secolo, non risiede solo sulla scrittura visiva di Mc Culley ma, come abbiamo detto, nel fatto che essasi presta ad essere trasformata in letteratura di consumo. La letteratura di consumo sembra seguire le stesse regole della società di consumo. Il consumismo, infatti, dice Baudrillard, "esalta i segni sulla basedi una negazione delle cose e del reale". 6 li romanzo di Mc Culley aveva in sé il germe della serialità, della possibilità di essere riprodotto in situazioni diverse, di avere un autore collettivo come lo hanno tutti i serial. A un segno potentemente delineato, appunto il cavaliere mascherato, fa da contorno un contesto storico flessibile: la California, ma anche la Spagna,o la Francia delle corti e dei moschettieri e perfino l'Inghilterra. li contesto storico delle storie di Zorro uò cambiare (non conosco però uno Zorrn che guidi l'auto o vesta di bianco), ciòche A0n deve cambiare assolutamente sono i tratti distintivi, i segni caratterizzanti, esaltati fino a diventare simboli autonomi: il vestito con il mantello, la spada, il cavallo, ed infine la firma, l'inconfondibile zeta. Tutti questi segni, nel nostro caso, ubbidiscono a due registri: quello del giorno e della notte. Di giorno Don Diego de la Vega è vestito di bianco come un aristocratico, mentre di notte è vestito di nero, di giorno studia o cerca di scrivere un libro sui vestiti di corte (così ci viene presentato nel Ritorno di Zorro, ma nel romanzo di Mc Culley fa giochi di prestigio, stabilendo così una sottile corrispondenza fra il suo passatempo ed il travestimento notturno), di giorno usa la penna e di notte la spada, di giorno monta un cavallo che si chiama Rat6n mentre di notte cavalca il velocissimo Tornado, di giorno è uomo, di notte un fantasma, un'ombra diabolica, un'apparizione improvvisa che lascia sgomenti. E infine, a sottolineare questo carattere diabolico - che è sempre presente nell'iconografia del bandito - usa la maschera. Lamaschera nera ha una simbologia molto complessa ed è composta da più ingredienti: vestito, mascherina sugli occhi, cappello e mantello. Nel nostro caso essaassolve tre compiti: nasconde l'individuo, trasforma il nobile in bandito giustiziere, collega, infine, il bandito ad un'antichissima tradizione cavalleresca, propria del mondo spagnolo. Nelle commedie di cappa e spada del '600 non solo l'abito nero era segno di nobiltà ed eleganza ma l'eroe delle commedie, quando combatteva, vestiva ';1:\ di nero. Don Diego de la Vegaquando si w veste di nero, mette la maschera e inforca il cavallo Tornado muore come individuo ma rinasce come simbolo, il simbolo di un doppio sovvertimento. Lamaschera ricorda il carnevale, la dimensione carnevalesca della maschera. Dietro l'azione del bandito, dietro la mschera nera, si vede la possibilità di sovvertire il mondo, la possibilità di un capovolgimento che il bandito impersona. Il bandito è colui che può cambiare, anche se per un momento, il mondo arrogante. Indentificandosi con lui, gli indios della California partecipano di quell'aspirazione al sovvertimento che è sempre presente nella cultura del mondo contadino. Insomma, la maschera di Zorro suggerisce un doppio (segue...)

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