Linea d'ombra - anno XV - n. 126 - giugno 1997

e T 'critica e e Sciamani delsudovest ALTRE VOCI l a letteratura chicana, scritta cioè da quegli abitanti del Sudovest statunitense (colonia spagnola fino al 1821e parte del Messico fino al 1848)di discendenza indio-ispano-messicana, solo recentemente è giunta ai canali editoriali di massa, uscendo dal giro delle edizioni universitarie, e gode di ottima salute. Troppi i nomi significativi per elencarli; mi limito a citare una delle molte antologie: Mirrors beneath the earth. Short fiction by Chicano writers, a cura di RayGonzalez, Curbstone Press,Willimantic 1992. In Italia, dopo una prima informazione nel volume curato da Alessandro Gebbia Chicanos! Cultura e politica dei messico-americani (Marsilio, Venezia 1976),sono usciti la carrellata poetica a cura di Franca Bacchiegae Martha Canfield Sotto il Quinto Sole. Antologia di poeti chicani (Passigli, Firenze 1990) e i romanzi La casa in Mango Street di Sandra Cisneros (Guancia, Parma 1992)e La strada per Tamazunchale di Ron Arias (Palomar, Bari 1992).Fresca di stampa è la bella antologia Voci di frontiera. Scritture dei Latinos negli Stati Uniti, preparata da Mario Maffi per Feltrinelli (pp.237, lire 26.000) e dedicata agli scrittori chicanos e nuyoricans, cioè portoricani di New York, accomunati dalla condizione non già di immigrati negli Stati Uniti, ma di abitanti originari di territori annessi. Nelle lettere latino-nordamericane, cioè tra coloro che vengono genericamente detti hispanics o latinos, ci sono molte altre voci, provenienti dai Caraibi o dall'America centrale e meridionale (per i curiosi segnalo due interessanti raccolte: Iguana Dreams. New Latino Fiction, a cura di Delia Poey and Virgil Suarez, Harper Collins, New York 1992e Short Fiction by Hispanic Writers of the United States, a cura di Nicolas Kanellos, Arte Publico Press, University of Houston 1993),ma queste due aree culturali sono le più consistenti e Maffi ne traccia un ricco profilo nella sua documentata introduzione. Voci di frontiera contiene un racconto di Rudolfo Anaya, cui si deve il romanzo capostipite della narrativa chicana e cioè Blessme, Ultima (1972),da poco tradotto in italiano col titolo Lamagia di Ultima (Giunti, trad. di Roberto Serrai, pp.359, lire 28.000) Anaya, classe 1937,a lungo professore dell'università del New Mexico, è anche autore di altri quattro romanzi, Heart of Aztlan (1976), Tortuga (!979), Alburquerque (!994) e Zia Summer(1995), una raccolta di racconti, The Silence of the Liana (!982), un diario di viaggio, A Chicano in China (1986), e svariati saggi. Lamagia di Ultima è una narrazione condotta a posteriori rievocando un periodo cruciale dell'infanzia del protagonista Antonio in una zona rurale del Nuovo Messico durante gli anni Quaranta. Ma anche il percorso di quel bambino, che pure ha solo sette-otto anni, è vertiginosamente all'indietro, verso le sorgenti ancestrali dei tratti che compongono la sua persona e gli permettono di formulare in chiave propria le domande centrali dell'esistenza, scegliendo il proprio futuro. È un cammino iniziatico che rimanda al percorso dell'etnia chicana e in fondo al quale Antonio maturerà la vocazione sciamanica di scrittore votato a salvare e arricchire la memoria collettiva della sua gente. Non è un caso che ciò avvenga proprio nel momento in cui l'ingresso nel sistema scolastico angloamericano inizia a cancellare la tradizione familiare, a partire da quella linguistica col passaggio dallo spagnolo all'inglese. E lanatura marcatamente autobiografica del romanzo è stata confermata da Anaya in varie interviste (si veda ad esempio quella di Mario Materassi, The Cutting Edge of the Struggle, "RSAJournal" n.4, Firenze 1993). Laperipezia di Antonio si ricama su un ordito di dualità, a cominciare da quella tra la stirpe paterna dei Marez, allevatori di bestiame del llano, uomini inquieti come il vento delle pianure e come il mare che attraversarono da conquistadores, dotati di un senso forte e anarchico della libertà, e la famiglia materna dei Luna, contadini di El Puerto, pazienti, devoti e laboriosi, saldamente

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