ascol te è troppa, gli animi si incattiviscono. Le bestie selvatiche non hanno più un buco in cui rifugiarsi, dove potrebbero andare a fabbricare le pillole dell'immortalità?". Lestorie di volpi servono ormai solo per distrarsi, come fa la zia quando nel secondo racconto il nipote le porta la neonata abbandonata che ha ritrovato in un campo di girasoli, nella speranza di trovare qualcuno a cui affidarla. Lazia ha appena assistito un ennesimo parto di femmina ed ha già un'altra creaturina da collocare, dopo che i genitori sono scappati, delusi. Si mette a raccontare la storia di un vecchio che ha curato una volpe ferita; il figlio lo schernisce e uccide la volpe; ma mal gliene incoglie. Bisogna stare attenti a non offendere gli spiriti, a non allontanarsi troppo dalle leggi naturali ... Nei due racconti il protagonista è ligio alla politica del figlio unico: quando il vecchio padre cerca di opporsi all'aborto e minaccia di ammazzarlo di botte se impedirà la nascita del maschio che assicuri la successione gli risponde: "Pensi che non vorrei anch'io avere un maschietto? Ma ho già una bambina e ho ricevuto il certificato che mi autorizza ad avere un solo figlio. lo sono un quadro del Partito, posso non rispondere all'appello del Paese?".Quando ritrova la neonata abbandonata è preso da umana compassione e la raccoglie, ma non ne trova altrettanta nel resto della famiglia e si abbandona ad una riflessione sulla storia dei neonati abbandonati, constatando che oggi tra i neonati che vengono abbandonati non ci sono maschi. Sela prende con la mentalità tradizionale e maschilista che trasforma alcuni genitori in bestie, ma al tempo stesso si astiene da un giudizio severo, sapendo che "se anch'io fossi un contadino, molto probabilmente sarei uno di questi padri che abbandonano le figlie femmine". Il protagonista è imprigionato di fronte ad ar una realtà che non offre alternative, come le volpi che ha visto inebetite in gabbia allo zoo. C'è una vena nostalgica che percorre la narrativa di Mo Yan, e che si sviluppa a pieno in Sorgorosso, dove assume toni epici cantando l'epoca degli eroi, dei briganti e della guerra antigiapponese. Nella narrazione dell'oggi, più prosaica, gli spiriti si rivelano più raramente agli umani, affiorano di tanto in tanto in superficie, come nell'"ansa delle tartarughe" del racconto La colpa. Sono "SorgoRosso"FotoFarabola soprattutto i bambini, ancora innocenti, o i vecchi, portatori di un'antica saggezza, a intrattenere rapporti con quest'altra dimensione. Il bambino protagonista, la cui colpa è di assistere all'annegamento del fratello, beniamino dei genitori, senza riuscire a salvarlo, sa che "sulla terra non esiste solo il mondo umano, ma che i pesci, i crostacei, le tartarughe, i gamberi, gli uccelli, le belve ... hanno tutti il proprio regno, gli uomini non sono più civili delle specie acquatiche, e gli esemplari meno evoluti del genere umano sono inferiori alle più evolute fra le tartarughe". Lui ed il fratello sono affascinati dall'ansa del fiume che cela, secondo i racconti degli anziani, gli spiriti-tartarughe ed il fratello si getta nei flutti tumultuosi richiamato irresistibilmente da un fiore di un rosso accecante che galleggia controcorrente. Sono stati gli spiriti ad attirarlo nell'altra dimensione? Anche il protagonista, maltrattato e disprezzato dai genitori, fuggirà al destino a cui è condannato nel villaggio per seguire un circo girovago che gli dischiude la strada della vita, abbracciato al lungo sinuoso collo di un cammello. Tutti i racconti sono ambientati nella regione di Gaomi, la stessa cantata in Sorgorosso: la potenza coloristica della pennellata di Mo Yan si scatena nella descrizione della natura, dei campi e delle acque, del microcosmo delle erbe e degli insetti che fanno da sfondo alle terribili e sordide vicende degli umani. L'eternità della natura e delle sue leggi fa da contrappunto a destini segnati dal dolore e dal rancore, che sempre più difficilmente riescono a riscattarsi evocando le forze magiche. In Sorgorosso Geng "Diciotto Baionettate" era stato guarito dalla volpe che gli aveva leccato le ferite infertegli dai giapponesi e custodiva gelosamente una tavoletta votiva dedicata allo spirito-volpe, riuscendo a difenderla perfino dalle Guardie Rosseche vorrebbero distruggerla nella lotta contro le superstizioni. Nel!' Uomo che allevava i gatti i poteri magici di Daxiang falliscono: gli uomini stanno perdendo l'empatia con il mondo degli animali e delle piante e devono cercare altrove la pro- ••• pria salvezza. In una Cina che vive un'ac- w celerata trasformazione Mo Yan ci offre squarci delle correnti sotterranee che ne percorrono le regioni più lontane dalla modernità, distanti dal tumulto cittadino di Pechino, Shanghai e Canton, poco scalfite dai processi di globalizzazione; le pagine più felici sono quelle in cui si abbandona a tali correnti, mentre meno risolti sono gli interventi diretti dell"'io narrante", che assume talvolta accenti moralistico-predicatori. Ma la scrittura di Mo Yan è un impasto di vari registri, non ha la concisione e l'eleganza di altri autori, tanto dirompente è la materia narrativa. I traduttori (Lara Maconi, Giorgio Trentine Danièle Turc-Crisà) si sono misurati con un compito difficile.
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