P redatori cinici. malandrini. criminali incalliti, gente senza scrupoli né morale? Macché! Gli eroi salgariani. appartengano a questo o a quell'altro ciclo. sono gran signori. a volte nel significato ristretto del termine: nobili spodestati, cavalieri che hanno subito la prepotenza di avversari avidi di potere e ric-chezze. Comunque, eroi rispettosi di un ferreo codice d'onore. pronti a difendere chi ha subito un torto. Lagiustizia prima di tutto. questa la loro preoccupazione. Ela violenza? L'esercitano, eccome: "Il saccheggio ferveva in tutte le case. Dovunque si udivano ancora urla d'uomini. pianti di donne. strilli di fanciulli. bestemmie. grida feroci. colpi d'arma da fuoco. Torme di cittadini fuggivano per le vie, cercando di salvare le cose più preziose. inseguiti dai corsari e dai bucanieri. Rissesanguinose scoppiavano ovunque fra i saccheggiatori e i disgraziati abitanti, e dei cadaveri venivano precipitati dalle finestre a sfracellarsi sul selciato l... l. quei tremendi scorridori del mare, pur di avere dell'oro, non si arrestavano dinanzi ai mezzi più estremi". Nondimeno. della violenza gli eroi salgariani non provano l'ebbrezza. Fosse per loro. vivrebbero tranquilli, nelle comunità che hanno creato, a coltivare i campi o a godersi i frutti di terra e mare. Il fatto è che per una ragione o per un altra hanno dovuto abbandonare le loro terre per scendere in guerra contro nemici sempre più numerosi e meglio armati di loro. Seriescono a sconfiggerli lo devono al superiore coraggio, alla maggiore forza di volontà. Crudeltà gratuita, stratagemmi subdoli. furbizia: sono cose a loro estranee. Quando combattono lo fanno lealmente. sempre re ..ed cr1t1ca LETTERATURA DI UNA PAROLA GiuseppeGallo provocati, mai spinti dal desiderio di razzia. Giusto, per il narratore, che siano premiati con la libertà di prendere possesso di quanto trovano nelle città che hanno saputo espugnare. Salgari scrive in anni pervasi dalla cultura positivistica e dal darwinismo sociale. È diffusa la convinzione che le leggi della selezione naturale regolino non solo l'evoluzione delle specie, ma anche lo sviluppo delle società. I popoli. gli uomini sono in competizione fra loro per accaparrarsi i non molti beni che la terra mette a nostra disposizione. Non c'è posto per tutti in questo mondo. L'imperialismo è lì a dimostrarlo. Ovvio che ci siano vinti e vincitori. Laviolenza è inevitabile se si vuole essere in gioco, però può essere tenuta sotto controllo, le si può dare una giustificazione morale. Chi riuscirà a vincere evitandone l'uso sfrenato avrà saputo incarnare al meglio la figura allora emergente del self-made man. l'uomo che si è fatto da sé. Chiaro no? Il saccheggio è interpretato secondo un'ottica che fa perno su un bagaglio di valori che la borghesia non solo italiana stava cercando di definire per giustificare il potere finalmente acquisito. Si capisce che lo scrittore veronese incontrasse presso il pubblico un favore enorme. I lettori volevano sentirsi dire quelle cose, e lui gliele diceva mischiando saggiamente le forme dell'epica cavalleresca con quelle moderne del romanzo d'avventure. Qualche decennio prima anche Manzoni aveva parlato di un paio di saccheggi. li secolo è quello d'oro dei corsari, il Seicento. I luoghi però sono altri: non quelli lontani, su cui si può favoleggiare. ma quelli vicini, l'Italia desolata del Nord. afflitta dalla carestia e poi dalla peste. proprietà di gente straniera. La prospettiva del racconto è quella di chi diffida tanto dei potenti quanto delle folle. Manzoni non è tra coloro che tacciono le responsabilità. Le scelte insensate dei governi sono ai suoi occhi all'origine della carestia più di quanto lo siano la "contrarietà delle stagioni" e i guasti causati dalla guerra di successione al ducato di Mantova che ha fatto sì che molti poderi rimanessero incolti. L'opinione, anzi la "passione comune" interpreta però a modo suo: la colpa della scarsezzadel pane è fatta ricadere per intero su incettatori e fornai. Ed ecco allora l'assalto, il saccheggio. Un episodio di follia collettiva: quando il popolo si trasforma in massa, la ragione va perduta per lasciare il campo alle pulsioni elementari. A venire messa in scena è la rabbia, alimentata dall'eccitazione morbosa. Naturale che la descrizione metta in primo piano attori dalla fisionomia distorta, quasi grottesca: "I vestiti o gli stracci infarinati; infarinati i visi. e di più stravolti e accesi 1. .1. Ma più sconcia era la figura della donna: un pancione smisurato. che pareva tenuto a fatica da due braccia piegate: come una pentolaccia a due manichi; e di sotto a quel pancione uscivan due gambe. nude fin sopra il ginocchio. che venivano innanzi barcollando". L'affollarsi di proposizioni coordinate spesso per asindeto rende bene l'idea della concitazione disordinata: "Più d'uno fu conciato male; due ragazzi vi rimasero morti. Il furore accrebbe le forze della moltitudine: la porta fu sfondata, !'inferriate, svelte; e il torrente penetrò per tutti i varchi I.. .I. Si slancia-
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