e • 1enze § trade maestre. Ritratti di scrittori, (pubblicato dall'editore Donzelli) l'ultimo libro di Goffredo Fofi, raccoglie una serie di interventi.di varia misura e respiro, scritti nell'arco di circa un trentennio e passati come tutta l'opera e l'esistenza di Fofi al fuoco della controversia e spesso nel crogiuolo delle più accesediscordie. Molti degli scrittori di cui egli tratta sono scomparsi e il libro potremmo bene iscriverlo nel solco di quella pratica, "breaking bread with the dead", che W.H. Auden riteneva essenziale per il poeta ma che dovrebbe naturalmente costituire costume salutare anche per il lettore comune. li bisogno di continuare a praticare un dialogo con quegli scrittori che "hanno cercato di vivere, interpretare, cambiare la nostra realtà" informa infatti ogni pagina della raccolta. li rapporto con le personalità incluse - così varie e talvolta, a prima vista, lontane - è improntato a una paritaria discussione fra eguali. Proprio per questo risulta in fondo più profondamente rispettoso del lavoro dello scrittore, e in particolare di quel "dono" che allo scrittore è toccato in sorte, che il critico non possiede e che, come dice SeamusHeaney, "permette di entrare in contatto con ciò che è nascosto e reale, mediando tra le risorse latenti e la comunità che le desidera disponibili e liberate". Sene trova un esempio proprio nel saggio che apre la raccolta, quello dedicato a Romano Bilenchi, uno dei più densi e corposi. L'attacco preannuncia la passione e la perspicacia ancorché guardinghe e costellate di distinguo, della quasi totalità degli interventi. "Li si riprende con emozione (i racconti di Anna e Bruno): certi incipit sono r ' .. e cr1t1ca r davvero scolpiti nella memoria ("Bruno aveva cominciato ad amare Anna, sua madre, per una strada di campagna"). Lagenialità del critico consiste nel cogliere il genio dello scrittore non solo nelle epifanie, ma anche in un semplice giro di frase, in uno scarto. È quello che Fofi compie con molte delle figure evocate. Parla, Bilenchi, di "un'autenticità non più nostra" distrutta da una modernità ..." quasi robotica nella sua informe esperienza e incapacità di reazione morale". Lacapacità di reazione morale ricavabile dalle opere analizzate - da Bilenchi alla Ortese - è il basso continuo di questi interventi, vero e proprio centro di gravità della silloge. È la caratteristica, espressa in varie forme e modalità, che accomuna gli scrittori delle varie sezioni di cui è costituita l'opera e che ricalcano lo stesso percorso di formazione e di partecipazione attiva e militante dell'autore alla storia del suo tempo e la sua opposizione alla desolante metamorfosi dell'Italia contemporanea. Attraverso i ritratti degli scrittori amati, spesso collage di interventi risalenti a periodi diversi e lontani, si compone infatti di riflesso anche il diagramma dell'itinerario di Fofi nel corso del tempo, la sua avventura di "autodidatta perenne" e irrequieto cominciata sull'aia di una fattoria umbra, nel calore e tra i problemi di una di quelle famiglie contadine allargate, che sono state spazzate via dalle tumultuose trasformazioni e sconvolgimenti cominciati alla fine degli anni Cinquanta. Un mondo e un'umanità scomparsi, come quelli descritti da Bilenchi nei racconti e sostituiti da un processo complesso e contraddittorio i cui tratti fondamentali sono stati e sono l'omologazione, l'involgarimento, l'amoralità, il cinismo accettati supinamente come prezzo da pagare per il benessere diffuso e l'orgia dei consumi. Una mutazione agevolata dalla mediocrità della nostra classe dirigente e dalla passiva rassegnazione o dal servilismo della maggioranza dei nostri chierici, sempre proni alla lusinghe del potere. L'unico argine a fronte di questo cedimento, Fofi lo individua in una minoranza ristretta di scrittori e intellettuali, che mai si rassegnarono, unica trincea morale, opposta al conformismo eterodiretto. Fofi è naturalmente consapevole delle storture e dei buchi neri dalla società italiana pre-boom, (a proposito di questo si veda il giudizio di ElsaMorante, che egli riporta, secondo cui il miracolo economico aveva solo significato il passaggioda un medioevo a un altro) ma provocatoriamente dichiara (nel bell'intervento del 1985su Pasolini) di non poter fare a meno a volte di provare "nostalgia per quella vita di 'realtà' di fronte alla mediocrità e ai livelli del dopo-boom". Nella sua insistenza sulla necessità di una risposta decisa di tipo etico. nella riaffermazione del valore assoluto della solidità morale, Fofi ricorda il Calvino dei saggi degli anni Cinquanta. uno scrittore che aveva compreso sin da allora (e qui dissentiamo da Fofi che colloca la vera presa di coscienza di Calvino al suo ultimo libro) il genere di muta-
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