Linea d'ombra - anno XV - n. 126 - giugno 1997

eggere v. 1nterv1sta re un binomio che danza con il fallimento: puoi avere un bel progetto ma se non lo realizzi nel modo giusto diventa una buffonata. A volte, però ci sono dei lavori impulsivi, che nascono senza un progetto definito a priori. In qi1e6to momento Mai lavorando più all'e6tero che in Italia. Non hai quindi trovato delle diuùicoltà di ""linguaggio"? No, non credo. Non avviene se sei sai ascoltare. se veramente vuoi comunicare con gli altri, cercando di avvicinarti a loro, e soprattutto se tu non cerchi di creare delle barriere con il tuo lavoro. Sei 6tato invitato ad e6porre alla Biennale di Venezia, parallelamente a Skulptur Projekte a Miin6ter in Germania. una raMegna che 6i 6Volge ogni dieci anni. Hanno ancora una uunzione que6te mega mo6tre "contenitore", 6enza uno 6pecibico tema di approbondimento? Servono solo a sancire la tua • posizione, è una sorta di avallo che tu sei un artista, sei un professionista. È uno dei tanti filtri, uno dei tanti passaggidi un percorso. Non è la "coronazione" di carriera, credo sia più un'esperienza. Poi finché non ci potevo accedere li vivevo un po' come templi, che ti sembrano così lontani che non li prendi neanche in considerazione. Poi quando sei dentro cambia la prospettiva delle cose. In qualche modo sono momenti di crescita perché sei messo in . condizione di sviluppare dei progetti inseriti in un contesto più ampio e ti senti veramente all'interno di una comunità che sta discutendo degli argomenti. Ma 6ono ancora dei punti di riberimento? Credo che ognuno decida quale siano i propri punti di riferimento. Devo dire che queste mostre mi stimolano; che poi siano dei punti di riferimento o meno questo lo vedremo dopo. Sono comunque delle macrostrutture che sono appesantite, difficili da gestire. Mi.inster ha una situazione già molto più facile: è una mostra collettiva molto grande ma è ancora al di fuori della struttura burocratica ed è molto agile per questo. Il curatore (coordinato con il direttore del museo) ha delle grandi libertà, e dispone di tutte le risorse della comunità. Setu hai un progetto si discute, si cercano i finanziamenti (magari con degli sponsor), ma sei quasi sicuro che il progetto, se valido, verrà realizzato. Mi 6embra che 6ia anche una que6tione di ruoli. SpeMo in Italia l'arti6ta non ha un ruolo, perché le i6tituzioni (e la comunità di con6eguenza) ti ignorano. e non hai neMuna uunzione 60Ciale. Si, e in una situazione in cui sei aiutato puoi concentrarti di più sul lavoro, sui particolari della realizzazione ... Come pen6i di conciliare il tuo "dedicare" il lavoro ad un paio di penane e poi creare una in6tallazione per la Biennale di Venezia che avrà cento. uone duecentomila vi6itatori? Così tanti, cosi mi spavento! Centomila persone ... credo che devo ripensare il mio lavoro. Credo che il lavoro che sto preparando per Venezia sia poco generoso sotto questo punto di vista. Un lavoro che non tiene cura di molte persone, anche se ho tentato di entrare in relazione con quello spirito statico che si respira a Venezia. Il tuo lavoro 6peMo cerca di entrare nei meccani6mi 6clerotizzati del no6tro modo di vedere le coM o in quelli che regolano il mondo dell'arte (rapporti con le gallerie. le rivi6te. gli alti arti6ti. ecc.) e cerca di metterli in cri6i. Hai avuto problemi ad avere quelle "telebonate" con cui inizi il tuo lavoro? No, non è sempre cosi. Ho iniziato io a proporre cose, ma non ho mai pensato che il mio lavoro dovesse essere fruito in un contesto semplicemente underground. Non credo che il mio lavoro abbia una carica "anti" qualcosa. Anzi parte da alcune delle regole di questa società. Ho sempre desiderato in qualche modo essere parte di questo organismo, di questo meccanismo,

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