Linea d'ombra - anno XV - n. 126 - giugno 1997

~eggere, ·t· e cri1ca ere TONY HARRISON, LA POESIA PARTIGIANA GiancarloVe/lucci ~ ~N el prossimo millennio dovrai cercare parecchio/ per trovare la mia lapide dietro i morti di famiglia. / beccaio, oste, fornaio, e ora io, bardo I che aggiungo la poesia alla loro carne, pane e birra". Così inizia V. il poemetto di Tony Harrison che dà il titolo e apre il volume, curato da Massimo Bacigalupo, V. e altre poesie (Einaudi 1996, lire 22.000) che presenta per la prima volta al lettore italiano in maniera ampia (ma alcune sue liriche erano già apparse su "Linea d'ombra", n. 71/1992, a cura di Maggie Rosee Massimo Bacigalupo) questo poeta nato a Leedsnel 1937. V., che sta per versus (contro) e si riferisce a "...tutti i contro della vita./ Da Leedscontro Derby, comunista contro fascista,/ nonché (Io imparai a caro prezzo) moglie contro marito I bianco contro nero, destra contro sinistra", ben rappresenta le coordinate tra le quali si muove l'universo poetico di Tony Harrison. Troviamo innanzitutto lo stretto rapporto con la tradizione della poesia, non solo inglese com'è il caso di V. che riprende struttura e suggestioni da Elegy Written in a Country Churchyard, celebre lirica sepolcrale di Thomas Gray (1716-71), ma anche e soprattutto quella dei lirici greci e latini su cui il poeta si è formato. Una tradizione che fornisce un campionario di forme e di ritmi usati per imbrigliare una realtà caotica e ambigua e costringerla a rivelarsi nelle sue contraddizioni più laceranti; realtà nella quale la storia privata e individuale degli esseri umani si mescola agli eventi e ai confini della storia del Novecento, in un flusso magmatico che abbatte ogni gerarchia di importanza. Così,un evento privato come la visita alla tomba di famiglia nel cimitero di Leedsda cui V. prende l'avvio, offre al poeta l'occasione per mettere in campo questioni di carattere sociale e politico, come le trasformazioni prodotte nel corpo sociale dalla immigrazione proveniente dalle ex colonie con le conseguenti tensioni razziali e la lotta dei minatori inglesi contro il governo Thatcher (siamo nel 1985), riflessione quest'ultima generata dalla presenza di una vena carbonifera esaurita che, posta sotto il cimitero rischia di farlo sprofondare. L'indignazione ("Ma perché iscrivere queste tombe con Stronzo e Merda? I Perché scegliere lapidi trascurate per sfigurarle?/ Paki Schifo sopra un minatore dell'altro secolo, I il bottegaio Broadbent qualificato Sporco Negro?") scatenata dalle condizioni in cui versa il cimitero per colpa del vandalismo dei tifosi ubriachi della locale squadra del LeedsUnited, trova il suo interlocutore fittizio proprio nella figura di uno di questi teppisti, nel quale Tony Harrison proietta, in un dialogo immaginario con una sorta di alter-ego "Ci spruzzò sotto il suo nome. Era quello mio", la questione lacerante delle sue origini proletarie (il padre faceva il fornaio) sulle e contro (versus) le quali egli si è formato come poeta e intellettuale. li poemetto si trasforma allora in un confronto serrato che ricorre a un linguaggio spessodialettale e carico di oscenità (come osceno del resto è il gesto della V) che ha creato scandalo; confronto che costringe il poeta a fare i conti con la realtà contraddittoria del proletario da cui proviene "Per quanto disoccupati, come possono questi

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