per il Sud - abbia effettivamente portato nuova democrazia, nuovo stimolo alla partecipazione diretta del cittadino ai destini collettivi quella, pur imperfetta ma perfezionabile, dell'elezione diretta dei sindaci? In mezzo a tante pseudo-riforme che non sono state altro che risposta parziale a ricatti di parte, questa riforma dimostra una formidabile vitalità; e ancora tanta ne potrebbe dimostrare. L'idea donofriana di una riforma federalista che arrivi al potenziamento delle Regioni è idiota, e non potrebbe che aumentare gli scollamenti e i disastri invece di risolverli in una diversa armonia, in un concerto di situazioni che non faticherebbero a ridefinire il necessario potere del Centro, le sue necessarie prerogative. Semmai, si tratterà di consorzi di comuni, e di comprensori unitari: altro che le regioni o le super regioni sognate e proposte - et pour cause -dalla Fondazione Fiat. Non sono convinto che la Repubblica dei sindaci pronosticata da Bassolino possa essere tutta la soluzione, ed è sicuro che anche in quel caso si tratterà di difendere i diritti e gli spazi dei piccoli rispetto ai grandi. (Per inciso, diciamo che l'esperimento-sindaci ha dimostrato una maggiore validità nelle comunità di piccole e medie dimensioni che non nelle grandi, là dove il sindaco ha potuto essere più parziale e coraggioso nello stimolare la sua comunità a cambiamenti positivi, mentre nelle grandi, Napoli compresa, il sindaco è rimasto spesso prigioniero della retorica degli "interessi di tutta la comunità" e, di nuovo, del ruolo del mediatore tra i gruppi più forti, ricchi e potenti, e i più chiassosi e i ricattatori, anche perché hanno solo il chiasso per farsi ascoltare. Soluzioni se ne possono trovare, e tante. Ma le Regioni, per carità, no! Questo discorso non ha a che fare con la cultura? No, ha molto a che fare. Proviamo a pensare a un reale decentraLa verità è che l'Italia è nata statalista e antifederalista: con i Savoia e Cavour, con Mussolini, con il Pci e la Dc, e con la scarsissima opposizione delle correnti laiche. Lo stato - l' amministrazione del centro, la paura delle periferie - è stato il feticcio comune dei nostri governanti di destra di centro e di sinistra. Ed è terribile, è disgustoso che sia stato un tomo come Bossi- che ha saputo dare così agli arricchiti delle sue parti la convinzione di essere nel giusto, e stimolare la loro perversa suscettibilità, però sulla base di parole d'ordine come quella del federalismo (che avrebbero dovuto essere della sinistra)- a imporre, a tutti di dover ridiscutere queste verità, usate da lui in chiave di strafottente arroganza, di egoismi tartufeschi o primitivi, boldeschi. mento tramite adeguati stimoli e istituti non parassitarie maxicorporativi, della produzione cinematografica, dell'organizzazione editoriale, del rapporto tra scuola e società locale, eccetera. Gli "interessi del cinema italiano" avrebbero tutto da guadagnare, per esempio, da un massimo decentramento. E che ogni comunità produca ciò di cui è capace, senza più le nozze macinascemenze tra i Cecchi Gori e i Veltroni e gli "Autori" con il marchio delle associazioni di stato o di Roma.
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