Linea d'ombra - anno XV - n. 126 - giugno 1997

asco ·t·are cri1ca minando in profondità i rapporti umani:" ... nella sua mente la terra immobile diventa un mare azzurro, un grigio oceano, e sul mare azzurro e sul grigio oceano ci sono delle navi, e le navi sono piene di gente, e le navi piene di gente affondano e affondano nelle profondità del mare azzurro e del grigio oceano". Quando, dopo molte pagine, Xuela rivela finalmente il proprio nome, tanto simile a quello della madre, osserva: "lo mi chiamo come lei, Xuela Claudette ... e Richardson, che è il nome di mio padre; ma chi sono queste persone... ? Sesi guarda bene la cosa, se ci si pensa un po', ci si sente riempire di disperazione; e di un'umiliazione che può solo portare abbrutimento e odio per se stessi. Perché il nome di una persona è al tempo stesso la sua storia riepilogata e abbreviata, e nel pronunciarlo quella persona pone se stessa in alto o in basso; e la persona che lo sente pone chi lo ha pronunciato in alto o in basso". Xuela sa che per lei la storia non è soltanto il suo passato ma anche il suo presente: la sua disfatta dura da così tanto tempo da non permetterle di vedere il futuro, costringendola a guardarsi soprattutto alle spalle. Xuela ricorda che il nonno paterno era "un uomo scozzese"mentre la nonna paterna apparteneva al "popolo africano", e questa distinzione fra "uomo" e "popolo" è importante, giacché l'una era scesadalla nave insieme a una moltitudine derubata della vita, "la mente chusa a tutto tranne che alla sofferenza umana", mentre l'altro era sbarcato di sua volontà dalla John Hawkins, la nave che porta il nome di un "infame Xuela è nata in Dominica, un'ioola in cui magia e vita quotidiana oono otrettamente intrecciate, da madre cariba e padre per metà ocozzeoe e per metà atricano: ""Mia madre è morta nel momento in cui naocevo, e cooì per tutta la mia vita non c'è mai otato nulla tra me e l 'etemità"" criminale", il primo commerciante di schiavi inglese. Pochi scrittori hanno saputo descrivere con un linguaggio altrettanto preciso e al tempo stesso evocativo le contraddizioni e le ambiguità della realtà postcoloniale; e pochi scrittori hanno saputo esprimere con immagini altrettanto pregnanti le ansie legate alla definizione della propria identità. Con una voce ruvida nei contenuti e soavemente crudele nei toni lirici che tingono le sue pagine, Kincaid denuncia la "prigione di bellezza" - come l'ha chiamata nel saggio A Sma/1 Piace - in cui è racchiuso l'universo delle Antille, ricordandoci come la libertà, il bene più alto di un popolo colonizzato, non sia stata il frutto di una conquista bensì un'elargizione del colonizzatore stesso. Ma è di nuovo alla madre che Xuela ritorna alla fine dei settant'anni in cui è racchiusa la sua vita, a una morte che ha pietrificato in lei ogni capacità di amare e che adesso lei attende con impazienza, poiché "la morte è la sola realtà, l'unica certezza, inevitabile per tutte le cose". Il colore della pelle della madre di Xuela, "bruna, l'arancio cupo di un tramonto antico", non è stato il frutto di un incontro fra conquistatore e vinto. Lamadre, infatti, era una donna cariba, un popolo ormai pressoché estinto, i cui esemplari sono degni di figurare nelle teche di un museo come "fossili viventi". E in un ultima vampa di acredine Xuela ricorda come il popolo caribo alla fine abbia perduto il diritto di essere se stesso e sia stato inghiottito - come la madre - dal "grande sbadiglio del nulla".

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==