Linea d'ombra - anno XV - n. 126 - giugno 1997

asco •tVa cri1ca e noscenza (che legge per capire meglio come sono fatte le cose), come Bonadei, il "pachidermico" collaboratore dell'ispettore Leandri ("la vera intelligenza è matematica e scientifica, ricordatelo. Tu puoi citarmi Virgilio e Dante dalla mattina alla sera, ma quella è solo memoria"). Lanemesi che colpisce la Marcos y Marcos non è il segno di una condanna tout-court dell'industrialesimo editoriale, non c'è in Montanari nessuna nostalgia passatista di un mondo della cultura libero da vincoli economici e d'altro tipo. Semmai, parrebbe, c'è una polemica contro i riduzionismi editoriali, c'è l'invito a ricordare che se il libro è un bene di consumo, come tale ha però uno statuto particolare, i bisogni cui risponde sono bisogni immateriali. Laconfessione dell'ingegner Bardella - anche lui solo lettore "tecnico" - è una requisitoria contro la lettura come evasione, contro chi legge per "prendersi una rivincita sulla vita, o almeno una buona boccata d'aria su un mondo parallelo". Questi lettori hanno per lui "qualcosa di osceno", gli sembra che "non prendano sul serio la realtà. Si fa un gran parlare della televisione, ma il libro è peggio. Tutto è cominciato con il libro, la tivù è arrivata dopo". Ma quella di Bardella è una requisitoria recitata, un discorso-motivazione costruito a posteriori, il suo gesto è innanzi tutto una burla, costruita sul "nulla" ("era stato solo un gioco, nient'altro, un'ultima fiammata che l'avrebbe consumato, qualcosa come ritornare bambino, raggomitolarsi nel passato ora che il futuro stava per ingoiarlo"). A muovere Bardella, come a muovere il libro, è altro. Nella storia di Sei tu l'assassino si intrecciano due linee, due livelli: uno, appunto,sociologico-editorialed,i superficie, l'altro, più profondo, esistenziale. Nel racconto ritornano i segni più tipici dell'immaginario di Montanari, che già costellavano i due libri precedenti (II buio divora la strada, Leonardo, 1991,e Laperfezione, Feltrinelli, 1994).Animali o insetti distanti, morenti, in lotta mortale, uomini dai volti o corpi orribilmente sfigurati accompagnano le vite dei personaggi con irruzioni improvvise. Di nuovo l'itinerario del progetto criminoso che costituisce l'asse portante della vicenda è l'itinerario di una interrogazione sulla condizione umana. Il mondo in cui si muovono i personaggi di Montanari è un mondo enigmatico e beffardo, dove i nessi si moltiplicano ma senzaprodurre senso: nelle coincidenze sembra che le cose ammicchino come volessero parlarci, ma è solo un'apparenza, una nostra proiezione, restano indomabili e sfuggenti. Non segnali di un Dio nascosto, e nemmeno giochi di un Dio irridente, semmai segni di un Dio dal quale i fedeli si sono ormai definitivamente accomiatati, di cui resta solo l'impronta, come quella lasciata da un crocifisso in camera di Bardella. L'inspiegabilità dell'esistenza si fonda sulla doppia realtà della morte e della violenza. Uccidere è il gesto a cui viene affidato lo sforzo illusorio di trovare un senso che non c'è ("Quando la vita non vale più nulla, né la tua né quella degli altri, solo uccidere ha senso": questo il nucleo del distorto progetto di 'pedagogia di massa' concepito da Bardella) o di esorcizzare il timore di morire. È "un tentativo, consapevolmente fallito, di provare su di sé la morte e di sopravvivere per poterla ricordare", come si legge nel racconto II sognodi un assassino (pubblicato proprio su "Linea d'ombra", n. 106, luglioagosto 1995).Elo stessovalore d'esorcismo ha la figura del doppio onnipresente in Sei tu l'assassino, nella quale si legge però altrettanto il fascino per le possibilità non sviluppate, per i sentieri scartati nelle biforcazioni della vita. Nella narrativa di Montanari la pena di un esistere che si illumina solo di radi e precari bagliori (di intensità sensuale, di serenità, di solidarietà affettiva) è tutta inscritta nella centralità del corpo, un corpo in cui sofferenza e piacere spessosi stringono inestricabilmente. L'uomo è confitto nella propria corporeità e Montanari ce lo ricorda sia in modi più scherzosi, da commedia, mostrandoci il corpo dell'ispettore Leandri dolente per un'infiammazione urinaria, sia in modi duri e scorbutici (mai spettacolari e compiaciuti, senza concessioni al pulp) presentandoci corpi deformati come quello dell'uomo intravisto a fianco della giovane vestita di bianco. li corpo come problema, come peso era già nel primo libro e al centro della Perfezione: sia per chi l'aveva sfigurato, come il giovane killer, sia per chi l'aveva seducente ma non sapeva accettarlo come Adriana, sia per chi l'aveva gigantesco e forte, ma proprio perciò pesante, come l'Olandese."C'erano momenti L..I in cui aveva l'impressione che ci fosse qualcosa di innaturale nel proprio lavoro, qualcosa di osceno", l'ispettore Leandri si trova .• a pensare che "non sempre lo stato avrebbe dovuto avere il permesso di intromettersi con le sue convenzioni di giustizia nei rapporti fra gli uomini". Davanti al mondo di tensioni e sofferenze che rappresenta, il narratore non sembra estraneo al bisogno di discrezione avvertito dal suo detective, adotta una strategia di sottrazione, si sceglie una parte defilata, si interdice giudizi e perorazioni. Si costringe a un rigore costruttivo (il gioco di corrispondenze fra la prima e la seconda parte del libro, la gestione della suspense nella prima) che intensifica quelle tensioni cercando di dominare l'incandescenza della materia.

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