Linea d'ombra - anno XV - n. 126 - giugno 1997

a coltare voltare semplicemente le spalle. Non c'è una soluzione alla sovrapopolazione; puoi tentare di prevenire, informando e sperando che le donne non facciano tanti bambini; ma nei paesi in cui le donne non possono far altro, faranno comunque tanti bambini. Le cose andrebbero meglio, ovviamente, se ci fosse informazione, cultura, sviluppo per tutti. .. Ma boroe non è 60lo una que6tione di aiutare i pae<1i <10tto<1viluppa.ti quanto di cambiare un <1i<1tema ingiuMo ... Non è che ad altri sistemi sia andata meglio. Voglio dire, il comunismo non è riuscito in quelle stesse cose. In teoria, è giusto tentare di cambiare il sistema; in pratica, non riesce. Il capitalismo nel mondo ha sempre prodotto un sistema di vincitori e sconfitti, anche laddove non era necessario. Seguardi ai sistemi di molti paesi nel mondo, sono organizzati in una sorta di pirateria istituzionale, in cui si suppone l'altro schiavo per il loro proprio beneficio. Ci sono democrazie, monarchie, dittature ... Ecosì esistono i rifugiati. Quando una sola parte, assorbita dal sistema, è sopravanzata da quella che vorrebbe entrare a farne parte, allora andiamo verso il disastro. Il primo mondo, se vogliamo chiamarlo così, ha il dovere di dividere le sue risorse. Torniamo al romanzo. La cata6trobe che travolge i <1uoiprotagoni6ti. Candido eAmérica. <1embra una ribellione naturale ai conbini artibiciali. Sì,esattamente. Il nome stesso di Candido indica che lui, come il Candide di Voltaire, si confronta con le miserie del mondo. A partire da questo, non trovo il libro interamente realistico, ma piuttosto come in parte fiabesco ... Caricando tutto sulle spalle di un personaggio, ristabilisco un legame morto da tempo: noi non abbiamo più un dio, siamo solo cellule e acidi, ma nella fiction io sono il dio di Candido e voglio farlo soffrire! [, mentre crolla il mondo addoMo ai due meMicani. implode il mondo dei due calibomiani. .. Sì,perché se tiri su muri, per così dire, da te non uscirà altro che pietra. Come testimonia il personaggio di Jack junior, cioè la generazione successiva. Mi è molto piaciuto l'u<10del/ 'ironia come caratteri6tica del tuo 6tile. Ho concepito il libro su vari livelli di ironia. Candido cerca disperatamente di costruirsi una casa, di difendere la propria donna, di cercare il cibo; Delaney costruisce il suo muro, mentale prima che fisico, cerca di difendere il suo spazio, lavora ma non per sopravvivere. Questa è la differenza, e questa è l'ironia. Anche in "L'Oriente è <1emprel'Oriente", uno dei tuoi romanzi precedenti. il protagoni6ta è immigrato in U<1ada un altro pae<1e. In co<1a cambi.ava il tuo punto di vi6ta wll'immigrazione e l'integrazione? Làsi trattava di una ricerca di identità, che è un problema diverso. C'era una riflessione sul proprio posto nella società, dal punto di vista di chi ha o sente un altro patrimonio culturale, una diversa integrazione alle spalle. Invece, América rappresenta il problema sociale nel suo aspetto più immediato, più visibile. Sulla ricerca dell'identità, delle radici, hai <1critto anche un romanzo molto intereMante e compleMo, "World'<1[nd". in cui il percoroo <1i <1pingeprobondamente nel paMato <\torico del protagoni6ta ... Vedo che conosci benissimo il mio lavoro! Mi aveva colpito la 6truttura di que6t'opera, que6to viaggio a ritro<10 che è anche un continuo <1po6tamento di conbini. un tema peraltro molto caro alla cultura nordamericana. Infatti. Non volevo semplicemente tracciare l'albero genealogico del protagonista. Voglio dire che io per primo non so chi siano i genitori dei miei nonni, per esempio, né mi interessa in quanto ricerca deterministica di chi è venuto prima. La riflessione è più ampia: ti chiedi chi siano quelli venuti prima di te e cerchi di rappresentarli. Potremmo ereditare, geneticamente, inclinazioni e talenti che scorrono lungo un asse di cui ignori tutto, ed è più efficace ricostruire questi talenti per rappresentazioni. La letteratura ti permette di varcare il primo dei confini imposti, che è la storia, che ormai tutti sappiamo e di cui a nessuno importa. Per esempio, il postmoderno ha autorizzato gli autori a spostare tempi e spazi, a ridefinire i limiti e a non rimanere attaccati al genere o allo stile. Chi leggi dei tuoi contemporanei? Mi sono formato sugli autori che ho conosciuto negli anni Settanta: Gunther Grass, Beckett, Pynchon, Coover, Flannery O'Connor, Calvino, Borges, Garcia Marquez, Cortazar, tutti coloro che hanno rappresentato il mondo fuori dagli schemi. Ammiro molto De Lillo e Pynchon, di cui ho recensito l'ultimo romanzo, veramente bellissimo, che è una specie di romanzo storico, qualcosa di diverso dal "qui e ora" rappresentato da Gravity'sRainbow. Ritieni che lo 6tile in letteratura <1ignibichi ancora qualco60? Non credo che esista più uno "stile", se non come influenza di un autore su un altro ... Da questo punto di vista io non ho uno stile. E in generale, è più sensato ascoltare tutto quello che viene dalle • nuove integrazioni: cinesi americani, latinoamericani eccetera. È un patrimonio enorme. Ma non vedo un nuovo gigante, uno Steinbeck. Molta gente oggi legge sociologia o psicanalisi piuttosto che letteratura, è più interessata alle cronache dal mondo che alla sua rappresentazione... Foroe il tratto di6tintivo del romanzo americano oggi è l'abbandono dello <1pecibicoin bavare di una vi- <1ioneglobale ... Sono d'accordo. Un consiglio standard dell'insegnante di scrittura creativa agli studenti in Usa è "Scrivi quello che sai". lo invece dico: "Scrivi quello che non sai, e cerca di scoprire qualcosa di nuovo".

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