Linea d'ombra - anno XV - n. 126 - giugno 1997

rf.i\Ualche anno fa mi è capitato di Qtentare un'impresa particolarmente disperata, quella di tenere in vita una piccola libreria. Si trovava nel cuore dell'Isola, un quartiere della vecchia Milano popolare pieno ancora di osterie, botteghe artigiane, drogherie odorose di spezie, bugigattoli di ciabattini e solcato a tratti da eteree fotomodelle che sbucavano, aliene e rapidissime. da un residence della zona. Di libri se ne vendevano molto pochi e la polvere. trascinata a mucchi dai tram che sferragliavano di continuo nella via, si depositava negli scaffali metallici con un ritmo talmente veloce da rendere vani i miei volenterosi tentativi di contrastarne l'avanzata. In attesa dell'inevitabile disfatta, avvicinata di mese in mese dall'arrivo di estratti conto sempre più traballanti, trascorrevo le giornate sognando eventi miracolosi. Sognavo, oppure ascoltavo la gente. Perché, se di libri se ne vendevano pochi, di persone ne entravano tante. Frugavano a lungo tra gli scaffali, soprattutto nell'angolino dell'usato, mi lanciavano qualche occhiata di sbieco e quando riuscivano a scorgere, sulla mia faccia perpetuamente immusonita, una minima ombra di incoraggiamento, cominciavano a parlare. Dapprima delle frasi generiche e guardinghe sul tempo, la politica e magari perfino la letteratura, poi, d'improvviso, un sospiro, un malinconico scuotimento di testa, una confidenza. Era l'inizio di un racconto, l'incipit di una storia personale. e quasi L'Isola che e' è Botteghe artigiane, drogherie prouumate di opezie, librerie polverooe. Un quartiere giovane e antico. Racconti di mappe del cielo e otelle ocomparoe sempre infelice, che necessitava di due orecchie in grado di ascoltare. Vite intere si sono narrate in pochi metri quadri di quella librerietta di via Porro Lambertenghi, scossaogni due minuti, come da un terremoto, dall'insensibile scorrazzare del tram. Poi i raccontatori se ne andavano e spesso non li rivedevo più. Ma uno di loro tornò spesso,a lungo. Si chiamava Alberto. Grande e grosso. un po' proteso in avanti come sul punto di prendere sempre una rincorsa. capelli rasati a zero. lo sguardo insieme cupo e dolcissimo, arrivava tutte le mattine verso le nove con un fascio di vecchi giornali sotto il braccio. A volte mi mostrava delle mappe del cielo. delle pagine strappate da qualche libro, dei quaderni fitti di parole. Mi raccontava di un meteorite che prima o poi sarebbe cascato sulla terra spaccandola in mille pezzi, degli extraterrestri che, a suo dire, sono già tra noi e delle stelle che vediamo risplendere nel cielo ma che in realtà sono già esplose da almeno mille anni. Ogni tanto mi domandava una sigaretta e la fumava a boccate svelte e nervose tenendola gelosamente chiusa nell'incavo della mano, proprio come faceva Humphrey Bogart nei suoi film. Alla fine della conferenza, mi chiedeva i soldi per la colazione e su quest'argomento, a volte. si trattava. Diventammo amici, come possono diventarlo due persone che non sanno nulla l'una dell'altra e perse, rispettivamente, nei propri deliri astronomici e bancari. Di solito ero contento di vederlo. ma un giorno che pioveva a dirotto ed ero arrivato in negozio più bagnato di un naufrago, mi innervosii quando entrò con i suoi giornali fradici e grondanti sotto il braccio. "Ma tu vieni soltanto da me?" gli domandai a bruciapelo. Si portò una mano al cuore: "Soltanto da te, te lo giuro". Poi smise di venire anche lui e. alla fine di tutto, feci una grande svendita di libri, saldai i conti in sospeso. abbassai un'ultima volta la serranda e me ne andai anch'io. Ogni tanto ripenso ancora All'Isola, al rumore dei tram. alle sue vecchie case ingobbite sullo sfondo dei robusti grattacieli gemelli della stazione Garibaldi, alle nicchie con le madonnine coloratissime che si vedevano in molti androni, alla polvere che ricopriva tutto mentre la gente, più che a me a se stessa, parlava, parlava, parlava. A volte mi torna in mente qualche racconto. dei brandelli di esistenze acciuffate per un attimo e subito fuggite via. Ripenso anche ad Alberto. Ai suoi giornali. ai quaderni, alle mappe del cielo e a tutte le teorie spaziali. A proposito: degli extraterrestri e dell'asteroide che dovrebbe distruggere la terra non so che dire. Però sulla faccenda delle stelle che vediamo risplendere ma che sono scomparse da un mucchio di tempo, Alberto aveva proprio ragione. Brillano in cielo ma se ne sono andate già da un pezzo. Ho controllato su un libro. È vero, ve lo giuro.

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