Linea d'ombra - anno XV - n. 126 - giugno 1997

• 01--------------l f_______________ u : -- -----------: ~: n a----------+---1 _ Unapropostacomposta Federaliomi taloi e autonomie poooibili. Di vero e reale c'è oolo una politica paoticciona e pericolooa che premia i campaniliomi nel nome dell' egoiomo oociale e perde di viota il vero obiettivo: il decentramento reale e la partecipazione collettiva dei cittadini alla cooa pubblica (C e le regioni a statuto speciale ebbero vita da subito o ;;:5) quasi, subito dopo la guerra, perché necessitate secondo il giudizio del Parlamento dai pericoli di secessione, o di annessione da parte dei paesi confinanti, le altre, quelle continentali e senza rischio di smottamenti dovettero aspettare il '70 per esistere, e questo ritardo fu dovuto a un fattore banale: la paura da parte della DCdell'autonomia umbra, toscana, emiliano-romagnola. Quando infine nacquero furono cosa inutile e superflua, mentre le altre erano già diventate una cosa disutile e perlopiù dannosa. Perché si deve ancora accettare che, mettiamo, gli abitanti di Ivrea paghino la benzina 100 e quelli di Aosta 50 o meno? Che la Regione Sicilia sia, come ovvio, luogo di parassitismo e di concentrazione di ricchezze loscamente redistribuite, che sia stata per decenni appendice o partner di mafia, luogo dell'incontro tra mafia e politica? E il Trentino-Alto Adige navighi nel grasso, maestro di ricatti che hanno fatto scuola per Bossi e i leghisti? Oggi il governo della cosiddetta Seconda Repubblica (diciamo post-prima, prima e mezzo, che di "seconda" -cioè di diversa- ha per ora poco) spinge verso la rinascita dei partiti; cioè di concentrazioni di parzialità che medino tra periferie e centro, che si giustifichino anzitutto per questo e non perché, con ideali e modelli diversi, amministrino interessi superiori, interessi di nazione. Ma su questa compagine che si ritrova tutta proiettata verso il Centro, i ricatti di Bossi funzionano eccome, e allora ecco alla fine che il governo dell'Ulivo tira fuori dal suo cappello spiumato e tuttavia poco austero, in obbedienza a quei ricatti solo quando ne avverte tutta la gravità e ne capisce forzatamente il senso, la soluzione federalista per esso accettabile: nientepopodimeno che, ancora una volta, l'istituto screditato superfluo mangiadenaro delle Regioni. Ridetene pure, ma è così. E dipende da un fatto, che dovendo concedere qualcosa la nostra Roma (il centro dei nuovi partiti, luogo di mediazione delle grandi corporazioni) non intende affatto mettere in discussione le sue logiche di un secolo e mezzo o quasi di continuità statalista, e il massimo che può prevedere è di allargare le competenze, superflue e mangiadenaro, delle Regioni. Delle Regioni così come sono, è ovvio, non di come avrebbero potuto essere se non fossero nate nei modi balordi che si è detto. La verità è che l'Italia è nata statalista e antifederalista: con i Savoia e Cavour, con Mussolini, con il Pci e la Dc, e con la scarsissima opposizione delle correnti laiche. Lo stato - l'amministrazione del centro, la paura delle periferie - è stato il feticcio comune dei nostri governanti di destra di centro e di sinistra. Ed è terribile, è disgustoso che sia stato un tomo come Bossi- che ha saputo dare così agli arricchiti delle sue parti la convinzione di essere nel giusto, e stimolare la loro perversa suscettibilità, però sulla base di parole d'ordine come quella del federalismo (che avrebbero dovuto essere della sinistra)- a imporre, a tutti di dover ridiscutere queste verità, usate da lui in chiave di strafottente arroganza, di egoismi tartufeschi o primitivi, boldeschi. La soluzione è naturalmente, sotto gli occhi di tutti, ma sarà mai possibile farla capire, accettare dai nostri "teorici dello stato" o - ridete pure voi che avete pensato per decenni che Pietro lngrao fosse il massimo della sinistra nazionale- ai nostri "teorici della riforma dello stato"? Sarà mai possibile che politici ambiziosi come, mettiamo, un Violante, il cui sogno nascosto è probabilmente quello di un prefetto in ogni quartiere, possano arrivare a considerare come merita l'unima riforma attuata di recente che -assieme a quella della chiusura dei fondi straordinari

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==