Linea d'ombra - anno XV - n. 126 - giugno 1997

suo calore, rappresenta una vita vissuta. Sitrattadi cose spesso indecifrabili. lettere scritteinun'altra lingua, oggettidi un'altracultura, che Elena, mentreli raccogliea unoa uno dopolamortedi Anita,nonsa capire, perche nullaconoscedi questo mondo e di questacultura diversi,e anche di una persona che mai avrebe pensato di incontrare, e di cui gli sfugge il profilo reale. Anche se, per esempio, trova nella casa un pianoforte, da cui si può dedurre che Anita è stata una pianista, - e d'altra parte la vecchia stessa lo aveva accennato. Però, in tutto quel ciarpame, Elena trova comunque qualcosa. Qualcosa che la smuove, che la fa uscire dal bozzolo, la fa incontrare con una persona anche geograficamente distante, Maria, che vive a Taranto. Qualcosa che, infine, mette in moto un altra parte del film. ln6omma. è come 6e Anita entra66e lentamente a bar parte del viMuto di [lena. A un punto tale da produrre una 6orta di ammaliamento mediante oggetti altrimenti privi di valore. dei quali. mi 6embra. [lena non può bare a meno di appropriar6i, mentre potrebbe igorarU. [ come 6e voleMe appropriar6i di una uita co6ì diverM dalla 6ua. Di più. Da un altro punto di vistsa è come se in un momento della vita Elena incontrasseunafata, forseunastrega. Elenadevesuperareunaseriedi prove perpoiarrivarea scoprirecosedi sé stessacheleeranosconosciute,trovare un'apertura all'interno della propria vita inchiusa su se stessa. Infatti Elena viene trattata ruvidamente da Anita, maltrattata si può dire, quasi messaalla prova, fino a quando viene invitata senza una parola a entrare nella sua casa, cioè ad accedere al suo mondo. Proprio come nelle favole, ma in modo sotterraneo, perche noi non volevamo certo cadere nell'idilio fiabesco. Da un cero punto di vista la ruvidezza di Anita era necessaria per non correre questo rischio. Ci siamo ispirati in parte a un personaggio di un libro di Doris Lessingche avevo letto dieci anni fa e che mi è rimasto in mente, anche se non l'ho riletto. Si trattava di una donna forte, burbera e scostante, con la quale la protagonista del libro entrava in un rapporto che durava fino alla fine. In le acrobate Anita esce di scena dopo quaranta minuti. A propo6ito. Anita e6ce dalla 6Cena. ma ci entrano Maria. e 6OprattuJto Tere6a. la bambina. TereM Mmbra q·ua6i una bigura 6peculare ri6petto alla vecchia. Una vita che ha compiuto il 6UOciclo e una che 6i apre alla 6coperta del mondo. qua6i una 6orta di topograbia dell ·e6i6tenza. A me è 6embrato che la curio6ità di queMa bambina. deci6amente ecceMiva anche per quel 'età. tale da "contaminare" anche i.grandi. non boMe accentuata a ca6o. CoM rappre6enta Tere6a, un'allu6ione a un buturo diverw. una 6peranza? Teresa è curiosa come lo sono ecome lo devono essere i bambini di quel- !' età, ma forse sì, con un pizzico di accentuazione. Infatti è lei che trascina la madre ed Elena verso le montagne, le costringe quasi a fare questo viaggio, come se fosse in qualche modo consapevole che proprio lì avrebbe sepolto il suo dentino. lnwmma, il per6onaggio di que6ta bimba è un 'apertura 6Ul mondo. Sono contento che questa cosa venga fuori. Forse non tutti la colgono chiaramente, perché anche noi non ce ne eravamo resi conto, ci è scivolata dento forse inconsapevolmente. Quello che conta però è che questo significato, consapevole o inconscio che sia, esiste ormai nel film, si percepisce, sivede.Me ne sono accorto dopo, ma addirittura è palesato nel gesto finale che compie Teresa, che peraltro è imparentato con i gesti rituali che compie prima Anita. li seppellimento del dentino da parte di Teresa e il suo mangiare la neve evocano il seppellimento del gatto e la mela che mangiano Anita e Elena. ere Tra Anita e Tere6a. è come 6e ci boMe un paMaggio del te6timone? Si, sono d'accordo, è come un passaggio di testimone. Peraltro c'è una certa "magia" anche nel gesto delicato e ingenuo della bambina, me ne rendo conto. Però c'è qualcosa da dire anche sulle due donne adulte, Elena e Maria. Sono due per6onaggi che comunque non hanno peno la capacità di a6coltani, O di a6coltare delle voci che ~or6etutti percepiamo 6enza avere il coraggio di intenderle. Senza queMa capacità di a6colto neMuno dei per6onaggi avrebbe potuto entrare in relazione con l'altro. le acrobate è un film in cui il caso ha un suo peso e una sua presenza, ma si tratta di una visione del caso che riguardasoprattutto chi è capace di accorgersene,di uscire dagli schemi e dalle gabbie, è capace di vedere le cose e ha il coraggiopoidi essere conseguente. Non c'è nulladi più scontato di un bambino insistente e di un genitore riluttante. li difficile è dire: "Vuoi fare questa pazzia? Bene, facciamola'. E' forse qualcosa che ha a che vedere con quel filo magico di cui parlavamo prima. In fondo la domanda che il film si pone è questa: come vivere in modo creativo. Non creativo in senso estetico, voglio dire, ma nel senso di come essere in ascolto, essere capaci anche di "inventare" la propria vita, sfuggendo alla mummificazione contemporanea, quella prodotta dal micidiale senso comune, dalla televisione, daigiornali. Signibica qualcoM che Mano due donne a compiere queMa 6orta di ricognizione e6i6tenziale? Questa domanda mi è stata fatta spesso durante gli incontri con il pubblico. Significa probabilmente che sta nel- !' ordine delle cose. Mi sono chiesto cosa sarebbe stata una storia come questa

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