as Bresson fa cinema per sottrazione, se vogliamo tener buona questa specie di categoria. Il che mi Mmbrerebbe un grande elogio. Appunto. Certo non faccio un cinema che cerca la scene madri. Ci sono invece all'interno del film delle scene che rappresentano dei momenti luminosi, o dei momenti più forti di altri, e anche forse più emozionanti. Il finale è uno di questi, oppure la scena che Irene Bignardi ha detto di tagliare. Quale 6arebbe7 Quella del seppellimento del gatto e della mela spezzata. Che comunque è un momento di sospensione e di apertura, un presagio del successivo sviluppo del film, cioé il viaggio a Taranto e il viaggio finale. A propo<'>ito.nel hilm c'è la higura deUa vecchia Anita. un perwnaggio che non mi t,embra molto conweto per il cinema italiano. Un penonaggio t,o/itario. deragliato. che vive con di,gnità il wo eMere ai margini del conte<'>towciale. che. anzi. rivendica queMa <'>Uamarginalità. queMa t,ua e6traneità ri<'>pettoa modelli di vita e - 6i potrebbe dire - a una cultura che non le appartengono. Anita. tra l'altro. è nata in Bulgaria non nel Veneto. Sembra che <'>iaproprio queMa ..diver- <'>ità..del <'>UpOerwnaggio che mette in moto quella wrta di e6plorazione del proprio <'>dèa parte delle due donne protagoniMe. Ma mette in moto anche la narrazione del film, è un punto di volta della sceneggiatura. Certo. Ma mi Mmbra anche che rappreMnti qua<'>iuna pecie di momento ipnotico. di incantamento nei contronti di [lena e Maria. ma <'>Oprattutto di [lena. In ogni caw è la vecchia Anita il .. medium .. del loro incontro. Cot,a ti intereMava di queMo pert,onaggio, tort,e la <'>Uaura un po' mi6terioM7 Oppure queMo <'>UO e66ere diMante dal/ 'vivere co6iddetto tar comune 7 L'idea era proprio quella di mettere in scena una figura che doveva servire nell'economia della narrazione per fare deragliare il personaggio di Elena dai suoi binari, come se fosse un'intromissione all'interno del suo mondo avviluppato nel benessere, però inchiodato in un'esistenza piuttosto piatta. Anita doveva essere una figura che collideva "LeAcrobate".FotoPhilippeAntonello"PhotoMovie" con il mondo che Elena rappresentava e in cui era immersa - insomma, il nostro mondo. Una figura che, allo stesso tempo, dietro questo suo rifiuto, questo astio - quasi - per il mondo attuale, e questo suo legame con qualcosa che si è perso, con valori persi, con un modo di intendere la vita meno gretto, dietro questa sua corazza, diciamo, doveva avere dentro di sé, portare dentro di sé, proprio per questo suo legame con la memoria, qualcosa che rispetto ai nostri modelli di vita non può che apparire un po' zingaro, un po' "magico". Qualcosa di agganciato a un antico mondo contadino. perchè, ad esempio, la "martiniza" che la vecchia regala a Elena è un rito di un mondo legato alla terra e alle sue stagioni. In una parola. Anita doveva recare. dietro la sua ruvidezza, una certa percentuale di mistero. Equesto è un filo che percorre un po' tutto il film. Mi t,embra di capire che tu intendi le parole ..magico" e "tatato" non certo per i.ndicare una partecipazione al wUn po' tutto il tilm è attraveroato da oggetti: un dentino, un'arancia che rotola, un gatto che viene 6eppellito, una mela che viene 6paccata, la martiniza. Tante picccole co6e che contraMano con altre tipiche della noMra "civiltà". prannaturale. ma in un t,ent,o ben diver6o. Non si tratta di un senso soprannaturale, ma di qualcosa legato a una concezione della vita radicalmente diversa dalla nostra. Ci sono all'interno del film una serie di oggetti e di gesti che in fase di scrittura noi definivamo pieni e ricchi di senso, di contro ad altri freddi e vuoti. I gesti e gli oggetti che si riferiscono ad Anita sono appunto ricchi di un senso "altro", pieni di umanità e di storia vissuta. Abbiamo cercato di lavorare sul confronto tra due mondi, per cui, ad esempio, il seppellimento del gatto acquista un sapore di ritualità simbolica che, appunto, può apparire "magico", in realtà è solo inesplicabile per la nostra cultura cosiddetta occidentale. A me • piace molto il gesto di Anita quando regala a Elena una "martiniza", che è un portafortuna bulgaro, un simbolo della terra, della fertilità: lo fa con ironia, con una risata quasi di alleggerimento, come per togliere peso alla carica simbolica dell'oggetto. Un po' tutto il film è attraversato da oggetti: un dentino, un'arancia che rotola, un gatto che viene seppellito, una mela che viene spaccata, la martiniza. Tante picccole cose che contrastano con altre tipiche della nostra "civiltà", che so, il computer, il telefono cellulare, per dire le più banali. Del resto il ciarpame che esiste nella casa di Anita, così fatiscente, sporca, piena di vestiti ammucchiati, di mobilio sfatto, di cose abbandonate, ha comunque un
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