CinemaSilvioSoldini L a raccontatoMilano, il suo malessere,ilsuospaesamento, ilsuo panicooscuro,lo svuotamentodellasuaanima, il naufragio dellasuacultura, ilsuo ingagliojfìrsi lividoe arrogante.Lo ha raccontatocon toni amariesommessi,graffiantie appassionati,spessoancheteneri,senza strepiti,mascavandonellesolitudini,nei silenzi,neisentimentibruciati, incontrandoilsaporeasprodellaperdita di valoricondivisie di unaciviltà accumulatain anni diprimato spesso duramentesegnatodai conflitti,ma insiemeanchesolidale.SilvioSoldini, 39 anni, milanese, hascrutatolasuacittà con "L'ariaserenadell'Ovest"(1990), e prima ancoraconil mediometraggio "Giulia in ottobre" (1985), cominciando a distaccarseneconunastoriad'amore, forse impossibile,tra unagiovanezingara e un ordinarioabitantedellametropoli lombarda,"Unanimadivisa in due" (1993), cherisultaancheun incontro asproconunacultura,quelladeiRom, schiacciatadaipregiuduziedal razzismo più o menostrisciante.Orahagirato "Le acrobate"(1997), unfilm cheattraversa il ripiegamento,il disagio,lacrisidi esistenze -forse nona casoduedonne - però ancoracapacidi ascoltarsi,di rovesciareilpropriospaesamento in un viaggioliberatorio. Soldiniè autoredi un cinema che guardal'interiorità includendol'orizzonte esterno,la realtàesterna,nellasua elaborazione,non relegandola in unfuori estraneoe distante. Uncinemacheriescea indagareun certomaledi viveresenzaurli disperanti,o invettive,dirigendoil suo sguardononsemplicementesul dicibile, cioè sul/'oggettodellanarrazione,ma anchesul visibile,su ciò chela macchina dapresaè ingradodi cattur9ree che sfuggeall'occhiodistratto. E un cineasta chenonsisottraecertoallecosedel presente.Primadi iniziarele ripresedi "Leacrobate"Soldinihagirato, insieme conGiorgioCarini,prodotto dalla televisionedel CantonTicino,un video chehaper titolo "Made in Lombardia". E' unaspeciedi corsasenzafiato dal confinesvizzeroallapianurapadana, ficcandol'occhionei luoghidelle "nuove"formedellaproduzione lombarda(post-fordista?), tra montanari-commercianti,artigiani smarriti,piccoliimprenditoridall'aria pinguee dallagrammaticaimprobabile. Unascorribanda in un territorioormai affogatonelcalcestruzzoe nelcemento armato, dovelapresenzaumanaappare quasiinessenziale,messalìper la contemplazionedel regnodellamerce,a rispecchiarsinell'infinitobazardi modernitàluccicantichecostellale provincialie lesuperstrade.Si percepiscecomeil registasisenta attanagliatoda unasortadi rigetto,da una nauseaforse, chelohaportato, con "Leacrobate",a discendere a risalire l'Italia, da Trevisoa Tarantoe viceversa, fino alMonteBianco,quasiper una messaafuoco del disagio,eper una ricercadi una diversaavventura esistenziale. ConSoldiniabbiamofatto una lunga chiacchieratanegliintervalli tra un viaggioe l'altro-dipromozionedelsuo film. dere EnricoLivra hi Partiamo. t.e è /.ecito. da un curiot.ità che mi è venuta leggendo una delle recent.ioni dedicate a "Le acrobate". Qualcuno ha t.critto che il tuo tilm procede per t.ottrazioni. Mi 60no chi.et.to che cot.a t.igniticat.t.e. Fort.e vuol dire che il tuo cinema t.ottrae allo t.pettatore gli Merotipi della t.eduzione ci.nematograuica. oppure - il che però è lo MeMo - che t.i t.ottrae a quet.ti Mereotipi. .. Quali stereotipi? Beh. t.uppongo azione. ritmo. giochi t.entimentali. Mrategie del/"identiUicazione. int.omma gli archetipi narrativi del cinema-spettacolo. Comunque ti giro la domanda. lo credo che la seduzione cinematografica abbia tante facce, non una sola. Ci sono film che si negano al tipo di seduzione che tu hai detto che per me sono molto seducenti. Però io non capisco bene questa faccenda della sottrazione. Perchè, secondo me, Leacrobate. esattamente al contrario, procede per accumulo: accumulo di dettagli, di piccole cose che poi trovano dei legami tra di loro, come se lentamente cominciassero a venire alla luce i fili che tengono insieme il film. Mi sembra che il film si avvii in una direzione e poi progressivamente ne prenda un'altra, però piena di rimandi e di connessioni che all'inizio rimangono in ombra. Forse è come dire che
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