• ... ma La "GuetTa del Telecomando" era iniziata ... l primi investimenti dettero un interesse del 200 pere to in poche settimane. Lavoce si sparse e centinaia di telef minciarono ad intasare i centralini della tv. Nessuno si chiedeva quali traffici stessero diet dagni. Nessuno si chiedeva perché Manzella ont' spola con Valona quando i suoi cantieri e n t Meno di tutti se lo chiedevano i disoccup ornati mani vuote dalla Germania o dalla Francia che cominc rono a investire sulla "Ruota" gli ultimi risparmi, magari venden pode re del nonno. Dopo sei mesi la "Ruota" si fermò. Il pagamento degli interessi fu sospeso per "problemi valutari". Poi due uomini arrivarono notte tempo con una macchina rubata. Si fermarono a 300 dalla villa di Manzella. Uno di loro estrasse dal portabagagli una "zolja" di fabbricazione Yugoslava e alzò il mirino. Quando Manzella attraversò col cellulare in mano il rettangolo di luce della sala da pranzo il missile era già in viaggio. Fu sepolto il giorno dopo, insieme alle speranze di centinaia di famiglie di rivedere i loro soldi. Fra le macerie della villa la polizia trovò migliaia di piantine di marijuana, pronte per essere seminate. Il titolo "Finanziarie truffa come in Albania in un paese dell'Aspromonte" resistette in cronaca meno di una settimana, poi l'intera vicenda cadde nell'oblio, come il destino di Roccacannuccia. Seimesi dopo fu la volta dei telequiz. Da tempo comitati di telespettatori usavano i quiz come una specie di toto-nero. Uno partecipava, gli altri scommettevano. Il giro di soldi - le ultime rimesse degli emigranti - era diventato vorticoso, e intanto circolavano armi, sempre più numerose, sempre più esibite. L'intero paese finiva la sua giornata trepidando davanti allo schermo. Qualcuno si era anche arricchito e al bar della piazza arrivava in Mercedes col cellulare appeso in mezzo alle gambe. Tutti gli altri speravano di recuperare i soldi persi con 'la Ruota". Dei quiz di stato ci si poteva fidare ... Quando si scoprì che erano truccati da tempo, la rovina di molti e l'improvvisa fortuna di pochi apparve come l'ennesimo affronto che arrivava da Roma, dallo stato, dal destino. L'intero paese scese in piazza, sindaco (mafioso) in testa col tricolore, poi, nottetempo, qualcuno irruppe in municipio, bruciò l'ufficio tasse e saccheggiò la banca. Due pulmini di Carabinieri mandati a ristabilire l'ordine furono fermati all'ingresso del paeseda "ignoti tiratori". Nessuno riusciva più a capire chi gestisse la rivolta.Ogni notte si udivano sparatorie, avvenivano pestaggi e la gente cominciò a chiudersi in casa, terrorizzata.Sulla provinciale sorsero i primi checkpoint, fatti con trattori e tronchi d'albero e nacque anche un misterioso Comitato il cui nome era ispirato a una delle domande truccate dei quiz: "l cugini di campagna". È con loro che Prodi tentò invano l'ultima disperata mediazione. Ma quando l'auto blindata si avvicinò all'ultimo sbarramento, dopo una gimkana fra copertoni e rottami, gli uomini con il passamontagna avevano già ricevuto l'ordine di umiliarlo. A far saltare tutto pare fosse stata la battuta di un sottosegretario, raccolta da un cronista e rilanciata dalla tv: 'la trattativa è solo una messa in scena. Baffo di ferro sta già scaldando i blindati ..." Dopo averla udita al tg1i "Cugini di campagna" avevano proclamato la mobilitazione generale. Mentre il prete benediceva i combattenti, le campane di Roccacannuccia suonavano a stormo. Lo stato italiano finiva ormai alle pendici dell'Aspromonte trasformatosi in pochi giorni in un labirinto di gruppi armati e di coltivazioni di marijuana. Piero Fassino si ritirò in convento un mese dopo ma la "Guerra del Telecomando", era iniziata e nessuno sembrava più in grado di fermarla.
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