topiano desolato, quella distesa senza senso di baracche e di parabole e gli parve che pale del 'Chinook', salutate a distanza da dozzine di colpi di fucile, spazzasserovia ogni illusione: l'Albania era stata solo la prova generale, il governo dell'Ulivo, se mai fosse sopravvissuto alla missione "Alba", sarebbe comunque naufragato in Calabria. A Roma l'opposizione era in tumulto. Berlusconi aveva detto sin dall'inizio della crisi che ogni via negoziale era un suicidio e i colpi di kalashnikov che avevano accolto il premier sembravano dargli ragione in pieno. Bossi rilanciava con successo la "secessione dai banditi del Sud e dalle guerre di Roma pagate con i soldi del Nord". A Montebelluna si bruciavano in piazza le cartelle delle tasse. Fini mandava i "Boia chi molla" a flirtare con i ribelli e in Parlamento chiedeva l'intervento dell'esercito. Bertinotti, contrario a qualsiasi mossa militare definiva l'Aspromonte "Il nostro Chiapas".. Mezz'ora di volo a sud di Roma era scoppiata la prima secessione armata della storia d'Italia. All'inizio sembrava poco più che uno scherzo, poco più che folklore, buono per eccitare la fantasia dei mediologi. Un intero paese in piazza contro i quiz truccati. Quelli di Tg3fecero qualche servizio poi sparirono. 'l'Unità" liquidò la questione come una "montatura della destra eversiva". Tutti i media puntavano i riflettori solo sull'Albania. Lo schermo rigurgitava ogni sera soldati col pennacchio che salutavano le mamme - "va-tutto-bene-i gnocchi-sono-buonisiamo-professionisti!", mamme che piangevano in diretta: "riportateli-subito-a-casa!", e generali ottimisti, che si contendevano i microfoni della Bbc. Alla passerella dei politici che sbarcavano a Tirana, mancava solo Giancarlo Cito, il più balcanico dei politici italiani, temporaneamente agli arresti domiciliari. Solo dopo una settimana si comprese che il problema più grave non era il sud dell'Albania ma il sud dell'Italia e che a Roccacannuccia, uno sperduto borgo dell'Aspromonte, facevano sul serio, più sul serio che a Valona. Lo si capi quando la provinciale venne chiusa con tronchi d'albero e gli agenti del commissariato furono presi in ostaggio. Lo si capì quando un radioamatore, cominciò a interferire con i programmi Rai parlando a nome della "Regione automa dell'Aspromonte" ... Per un paese di 10.000 abitanti con 4000 disoccupati, la tv era da tempo l'unico svago, l'unico azzardo. I fondi per il mezzogiorno erano finiti da un pezzo. Strade e autostrade non si costruivano più e l'Aspromonte dava da vivere solo ai lupi e a chi viveva come loro. Chi era emigrato in Germania aveva trovato lavoro solo per 6 mesi, fra umiliazioni di ogni genere. Alcuni non erano stati mai pagati. Altri avevano dovuto contendere il pane ai bosniaci e ai kurdi. Nel sud della Francia era ancora peggio. li trionfo di Le Pen nel Midi aveva trasformato tutti gli immigrati in bersagli, specie quelli di provenienza Mediterranea. A schiarirsi i capelli adesso non erano più soltanto gli Algerini e i Senegalesi ma anche i Siciliani, i Calabresi gli Spagnoli e i Greci. I bar e i marciapiedi "proibiti", non solo ai "Noir" ma anche ai "Macaroni" si moltiplicavano di giorno in giorno, così come le aggressioni gratuite. I datori di lavoro ne approfittavano per abbassare gli stipendi e alzare gli affitti e molti giovani di Roccacannuccia erano tornati a casa lasciando ogni speranza di trovare un lavoro in Italia e in Europa. Più si parlava di Maastricht, più il sud sprofondava verso il Medio Oriente. Così Roccacannuccia aveva cominciato a sognare. Prima con la "Ruota della fortuna" una finanziaria, poi con la tv. Laprima venne lanciata dagli schermi di un'emittente locale da un imprenditore romano, tale Jerry ManzeIla, che aveva ottenuto alcuni appalti nella ricostruzione di Sarajevo e poi dell'Albania. Per creare lavoro il governo aveva favorito le imprese del sud e, come sempre, qualcuno ne aveva approfittato. Manzella era uno di questi. Aveva aperto tre cantieri nella zona di Durazzo assicurandoli per una cifra altissima. Dopo un mese due erano stati completamente saccheggiati. Manzella prima si fece risarcire dalle assicurazioni poi trascinò gli operai in piazza davanti a Montecitorio ottenendo anche il rifinanziamento delle opere. Dopo questi "successi", l'imprenditore convinse alcuni dipendenti a investire gli stipendi (che tardava a pagare) nella nuova impresa economica che illustrava ogni giorno in tv: 'la ruota della fortuna". • Leillustrazionidi questoraccontosonodi GovanniRizzo Per un pae<Sedi 10.000 abitanti con 4. 000 di&occupati, la tv era da tempo l'unico &vago, l'unico azzardo
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