• Il IProbtema partner alla scoperta della sua sieropositività; la scelta dell'accoppiamento sessuale senza precauzioni come dimostrazione di accettazione totale di amore incondizionato: il rapporto sessualea conferma di un atteggiamento di dedizione completa; la mancanza di precauzioni serve a non restituire la percezione della malattia al partner, anzi, quasi a restituirgli un'illusione di normalità ...; la possibilità di contagio è la riprova che l'amore è un amore vero, solo se si condividono fino in fondo rischi e sofferenze perché nulla può dividere o rendere diseguale la coppia. Quali spiegazioni si danno di un atteggiamento non cautelativo di questo tipo? In genere si suppone la presenza retrostante di ferite di tipo narcisistico non elaborate, e che questo sia un nuovo esempio di amore simbiotico. Il presupposto sembrerebbe essere: "io, partner sieronegativa, non sono amata e compresa"; la realtà dice: "lui non è amato e compreso", e, oggettivamente, è spessocosì per la persona sieropositiva. Viene elicitata l'identificazione di sé nella parte non amata dell'altro. Per cui "se io amo lui, a lui non accadrà ciò che è accaduto a me": si ripara la propria parte non amata mettendola nell'altro in un'identificazione proiettiva. Il desiderio di essere amato è trasferito nel desiderio di amare chi non è amato, passando da un ruolo passivo a un ruolo attivo, e rimarginando così la vecchia ferita. Un'altra spiegazione che ci viene in aiuto è quella dell'equivalente depressivo: addolcisco e camuffo, ma dà anche spazio ai radicali autodistruttivi che sono dentro di me sotto la copertura socialmente accettata di una nobile missione. Retrostanti a questi due atteggiamenti più o meno combinati si rinvengono: un comportamento di riscatto riparativo di un'immagine di sé in ribasso, un po' espiatorio e auto-punitivo; a volte, invece, un residuo di atteggiamento contro-dipendente, di identificazione alternativa, rispetto al ruolo e alle scelte prescritte; a volte, ancora, una soddisfazione di tipo masochistico, che si coniuga con un inveramento di un'ideale sacrificale della propria vita (ben sapendo come questi due elementi siano fortemente correlati). Allora, qual è la migliore scelta possibile per il proprio benessere psico-fisico in un quadro di costi/benefici? Con ciò non si vuole assolutamente dire che tutti i partners di persone sieropositive che non prendono precauzioni siano riconducibili a tali problematiche. Molto spesso la scelta è anche il risultato di un quadro calcolato di costi/benefici, tra presenze/assenze relazionali, tra significanze e insignificanze personali, in cui gli aspetti esistenziali prevalgono su quelli di tutela della salute. QUALI STRATEGIEPREVENTIVE? I) INFORMAZIONIMIRATE Sulle strategie di prevenzione, dovremmo cercare di fare due precisazioni: la prima è fondamentale e necessario, oggi, andare verso strategie mirate di prevenzione, molto contestualizzate, con target molto precisati, che richiedono modalità specifiche, linguaggi declinati. Ma più in generale forse è meglio muoverci (questa sembra essere un'indicazione che emerge da questi anni di prevenzione, che abbiamo condotto come meglio abbiamo potuto), verso una prevenzione meno rigidamente prescrittiva. Bisogna saper entrare più nelle contraddizioni in qualche modo. Cerco di spiegarmi meglio: molti messaggi preventivi sembrano dire che alcune precauzioni sessuali dovranno accompagnarci per sempre, e ciò è difficilmente accettabile da parte delle persone, a meno che tali messagginon siano inseriti in allarmanti circuiti della paura. Ma, è risaputo, che la paura non crea responsabilità, mette, invece, distanza, verso se stessi e verso gli altri. E le modalità preventive che si sono cercate di diffondere sono soprattutto prescrittive: un'insieme di norme che ti dicono: "tu devi fare così". Il che è il contrario dell'assunzione soggettiva di responsabilità. Checosa facilita di più di un atteggiamento preventivo? la prevenzione deve essere collegata di più ai circuiti che riusciamo a creare di comunicazione inter-personale. Cioè sganciarli sempre di più dall'informazione generalizzata, ma tradurli sempre di più in comunicazione interpersonale. Quindi occorre trovare, costruire, inventare dei luoghi e dei momenti di comunicazione e di confronto
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