Linea d'ombra - anno XV - n. 126 - giugno 1997

I e strategie della paura faccio il dono della normalità, per lo meno in quel momento". Si tratta di una ricerca di parità relazionale "a perdere", per il partner sieronegativo. Sene deve concludere, ma non pessimisticamente, che la percentuale della componente razionale nei comportamenti sessuali, e forse, più in generale, nei comportamenti finalizzati alla salute, è una percentuale minoritaria. Prevalgono le sensazioni, prevalgono le emozioni, prevalgono gli immaginari. I comportamenti sono il risultato di dinamiche interiori non sempre conscie e spesso conflittuali. Proviamo a vedere, all'interno di questa matassa, due configurazioni di problemi. Laprima riguarda il mondo adolescenziale, rispetto a cui il compito principale è la ricerca della propria identità sessuale come pilastro della propria identità complessiva. L'adolescenza è un'età in cui la verità su se stessi è tutta cercata e giocata nel rapporto coi compagni. La famiglia conta, ma non ce se ne accorge, anche se sostiene; la propria verità è la verità di quanto si è accettati, di quanto gli altri ti cercano, di quanto si è percepiti come una persona con cui si desidera stare. Bisogna assolutamente contare per qualcuno. Se non si conta per qualcuno nel gruppo dei coetanei, non si esiste o almeno così sembra al soggetto. Tendono allora a prevalere tutte le spinte depressive che non aiutano nel compito. li compito è la ricerca di una conferma di identità sessuale in costruzione. Eil contesto? Quali aiuti offre? li contesto è povero, privo di garanzie e privo di riferimenti. Cosasignifica privo di garanzie? Significa un contesto ormai deprivato di tutte le ritualità iniziatore, non solo in campo sessuale, senzaenfatizzare il debutto sessuale, ma l'intero contesto delle ritualità che accompagnano il passaggiodi età: è tutta una scalendarizzazione. Non è più significativo, perché non è più decisivo nulla: né l'età del matrimonio, né il diploma di maturità, tantomemo il servizio militare, tutte quelle che erano e dovrebbero essere in qualche modo le scansioni dei passaggid'età e la riutilizzazione del passaggioa nuovi compiti, sembrano essere saltati. Da una parte un venire meno quindi di garanzie e di riferimenti per l'adolescenza, dall'altra una crisi precedente di identificazione infantile. Seè vero che l'adolescenza è il riassunto di tutto quello che c'è stato prima, se prima c'è stata una crisi di identificazione, sicuramente l'adolescenza ne porterà il peso. Un compito, un contesto, un condizionamento. Oggi mi sembra che ci troviamo di fronte ad un condizionamento che rischia di diventare patologico, quasi una pressione tirannica: un'enfasi eccessiva che grava sull'ideale dell'io delle persone, dei ragazzi soprattutto. Una dinamica che fa perno sia sulla colpa, ma soprattutto sulla vergogna; il senso di colpa ed il senso di vergogna di non riuscire ad essere come si vorrebbe essere, di non riuscire ad essere come il gruppo di coetanei esige che si sia. Un'ideale dell'io difficile da raggiungere, verso il quale ci si sente molto pressati per adeguarvisi. Senon ce la si fa, il prezzo, il costo è sulla propria autostima, sull'inferiorizzazione presunta, sull'isolamento. Qual è la difesa che spesso si mette in atto? È la riattivazione difensiva del sé grandioso ( e quindi una difesa tendenzialmente patologica). "Posso diventare tutto, però so benissimo che posso anche diventare nulla". Tutte le energie vengono attivate in questa direzione. Sela realizzazione di sé (intesa come affermazione di identità), soprattutto quando è difficile, a lungo agognata, e faticosamente ricercata, viene finalmente risolta nella scorciatoia dell'incontro tanto desiderato ed atteso, allora la percezione del rischio di essere contagiati, o è rimossa, e il rischio non viene più percepito, o risulta sicuramente una variabile dipendente rispetto alle esigenzedi identità giocate nel rapporto. "Comevengo giudicato, se introduco elementi di precauzione nel rapporto sessuale?" "Rischio di non essere capito/a e, quindi, di mettere a rischio la continuità ... del rapporto?" Lacultura del gruppo dei coetanei di riferimento, non viene in soccorso. Tra i valori privilegiati e al top della considerazione dei compagni non c'è la protezione della salute. È in questa cornice che si spiegano alcuni dati, le curve, che vanno verso l'alto, delle infezioni tra i giovani; si spiegano una serie di attrazioni fatali tra ragazzesieronegative e i tossicodipendenti maschi; si spiega anche, ad esempio, come mai, l'Italia, che ha un tasso di natalità ormai inferiore alla Svezia,detiene, invece, il primato europeo di nascite di bambini siero-positivi. I numeri mettono in luce delle contraddizioni. Contrariamente all'apparenza, i numeri non sono mai asettici: hanno sempre forti valenze "affettive", nel momento in cui si rapportano gli uni con gli altri, perché evidenziano dei concetti, aprono degli scenari, mettono in movimento tutta una serie di vissuti. Laseconda configurazione dei problemi è relativa all'accettazione deliberata del rischio, la cui punta d'iceberg è probabilmente la cosiddetta "sindrome di Samo": la scelta di essere partners stabili di persone siero i positive senza porre attenzione alcuna alle precauzioni. Lecaratteristiche di questo tipo di atteggiamento sono: un rafforzamento tendenziale, invece che una crisi di indebolimento, del legame col

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