Linea d'ombra - anno XV - n. 126 - giugno 1997

• 11jprob1ema AIDSEPAURAOGGI Ma lasciando le vicende del Gruppo Abele in materia di interventi sull'Aids, poniamoci una prima domanda: la paura, oggi, che siamo nel secondo decennio dell'Aids, è diminuita? Quali nuovi aspetti si evidenziano? Quali altri "impasti", quali diverse combinazioni tra la paura e gli altri problemi, soprattutto, quelli connessi con l'esercizio della sessualità? Di quali rivelatori ed indicatori disponiamo? Innanzitutto è utile distinguere tra due diversi effetti della paura: un effetto costruttivo, nel momento in cui è limitata e sotto controllo, ed un effetto distruttivo, altrettanto nefasto quanto l'assoluta mancanza di paura dovuta alla mancata percezione del rischio, legato ad un eccesso, un di più di paura che prende il sopravvento. Insomma la paura diventa un problema nel momento in cui non c'è del tutto o ce n'è troppa. Senella giusta "dose" la paura può svolgere una funzione adattiva nei confronti della realtà, è un segnale che mette in guardia dal pericolo e mette in moto dei comportamenti più razionali e consapevoli. Lapaura, contenuta all'interno di una soglia ottimale, svolge una sua funzione importante e non va rintuzzata di per sé: bisogna invece lavorare sui suoi estremi, che, tradotti in termini di atteggiamenti e comportamenti, rappresentano più la regola che l'eccezione. Da una parte la troppa paura, l'ansia non controllata che sfocia nel panico, e, dall'altra, la rimozione e la negazione della paura. La funzione "di mezzo", adattiva, della paura, rischia di essere soffocata dalla prevalenza degli atteggiamenti delle due aree di lato. PAURA,AIDSEMARGINALITA'URBANA Lapaura dell'Aids assume particolari connotazioni all'interno dei contesti di insicurezza urbana, soprattutto nelle grandi città. In uno dei tanti film polizieschi americani, un poliziotto, in un momento di indispensabile pausa dal proprio lavoro, osservando LosAngeles dall'alto, si lascia andare ad una constatazione: "È diventata una città proprio invivibile: per respirare bisogna andare in giro con la mascherina, per uscire di casa è necessaria la pistola, per fare l'amore ci vuole il preservativo!". L'emarginazione, concentrata, soprattutto, nelle grandi città, con tutto il correlato di microdelinquenza e possibilità di infezioni che si porta dietro, è in aumento. Gli anni '80 ed i primi anni '90, hanno incrementato i processi di "barbonizzazione precoce". Il popolo dei S.F.D.(persone senza fissa dimora) è in espansione. Tra esse più di un migliaio di persone in Aids conclamato vivono sulla strada, dove significa lottare per la propria sopravvivenza quotidiana, da tutti i punti di vista. Lestazioni sono sempre più blindate, ma non crescono parallelamente i centri di accoglienza ed i ripari notturni. Un'industria che oggi non conosce crisi è l'industria della sicurezza. L'auto, soprattutto di sera, non è solo più un mezzodi trasporto, ma un abitacolo protettivo nei confronti del fuori. Molte abitazioni si sono dotate di doppi ingressi. Dall'altra parte gli androni delle case e dei negozi, gli abitacoli delle automobili vengono considerati ripari più caldi ed "accoglienti" per trascorrere la notte. Torino è stata una città emblematica per le bande dell'Aids e la paura scatenata da un malinteso diritto all'impunibilità: l'ultimo episodio accaduto in svela quanto la questione infezione faccia da schermo e punto di proiezione per molti altri problemi. L'ennesimo rapinatore armato di siringa che ha rapinato più di otto banche prima di essere preso, ha riservato una sorpresa: non era né un tossicodipendente né, tantomeno, una persona sieropositiva, ma un piccolo imprenditore in grave difficoltà economica. Tutto ciò per dire cosa? Che nel momento in cui l'Aids si coniuga sempre di più con l'emarginazione (più del 6opercento delle persone in Aids sono persone tossicodi_pendenti), sovrapponendosi alla tossicodipendenza almeno in parte, più l'infezione ha possibilità di espandersi al resto della popolazione, più l'insicurezza rispetto alla salute e l'insicurezza rispetto all'ordine pubblico hanno probabilità di trovare rassicurazione nella creazione di facili capri espiatori. Una verità, d'altra parte, ci è parsa evidente in questi anni: più emarginazione ha comportato più solitudine e più disperazione. Più solitudine e disperazione hanno generato minor senso di responsabilità per se stessi e per gli altri. Una politica di contrasto all'emarginazione significa, anche, un

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