conclamatoinItaliafacciapartedell'esercitodeisenzafissa dimora,checonduconola lorodu._raesistenzaprevalentemente nellegrandiareemetropolitane.Equantomaievidente,da questopunto di vista,chelaprevenzionedelladiffusione dell'HivlAidse la prevenzionedell'emarginazionedeldisagio socialesonoduecompitiinbuonapartecoincidenti.Di conseguenzanon c'è nessunparadossonell'affermareche aiutare i più deboliserviràancheaproteggere i piùforti... "Potremmoquianchediscuteredeltrattamentoancora riservatoapersonesiero-positiveo malateinmoltestrutture sanitariedelnostropaese,dell'inutilitàdiforme di isolamento delmalatocheassomiglianoa unadetenzioneimmotivata,che aggiungecondannaa condanna,edellasituazionedisumana in cui versagranpart_edellapopolazionecarceraria, siero positivao meno... "Equantomaimecessariofare tutto il possibileper contrastarel'associazioneindebitatra l'infezione daHiv e l'ideadi colpaopunizione... "... daidatidelquestionariosuicomportamentisessualidi uncampionerappresentativonazionaledigiovani,una porzionesignificativa,compresatra il 1 O e il 2 O percento secondolediverseareegeografiche,hagiàavutorapporti sessualicompletia quattordicianni. Sappiamoanche,dalla ILGRUPPOABELEEL'AIDS L'innesto dell'Aids sulla tossicodipendenza ha fortemente impegnato il Gruppo Abele sulle iniziative di contrasto alla paura, al pregiudizio, all'emarginazione. Rispetto alle persone tossicodipendenti in Aids conclamato senza fissa dimora (stimati a livello nazionale circa il JOpercento del totale dei malati di Aids) sono state approntate due case-alloggio. In seguito all'abrogazione della Legge 222, che ha reso più difficile la scarcerazione dei detenuti in stadio avanzato della malattia, si è avviato il progetto "Tornando a casa", che ha realizzato una struttura residenziale d'ospitalità ed ha creato, insieme alla città di Torino alcune possibilità di inserimento lavorativo, in modo da offrire, ai giudici di sorveglianza, sufficienti "garanzie" per la scarcerazione. Si è dato luogo ad una piccola rete di alloggi "invisibili", per persone con un'autonomia maggiore, sia dalla malattia che dalla tossicodipendenza, in grado di condurre una vita sociale integrata, sia nel condominio che all'esterno. Si è data ospitalità ai bambini sieropositivi abbandonati dai loro genitori (a loro volta portati via dall'Aids o dalla tossicodipendenza). In quanto sieropositivi all'Hiv, senza ancora poter sapere di essere infetti o meno, essi rischiavano di trascorrere il loro primo anno di vita nel reparto ospedaliero, in attesa di un eventuale affidamento o adozione, ritardati dalla difficile ricerca dei nuovi genitori e dalla lungaggine delle pratiche burocratiche da espletare. Si era allora ancora nella "prima decade" dell'Aids, quando la paura era ancora molto alta. Dapprima si è letteraturascientifica,che i rapportimaggiormentea rischiodi patologiesono i primi, quellichegli adolescentigestiscono meno.Inoltreladistribuzioneperfasced'etàdellediagnosidi Aidsconclamatomostraun'impennatadai25 ai 29 anni, prima di raggiungereilpicconeldecenniosuccessivo.Si tratta dipersonechehannocontrattol'infezionealmenoundecennio prima, cioè tra i 15 e i 19 anni. Ciòsignificache è necessario anticiparel'informazionepreventivaallafasciad'etàdella attualescuolamediainferiore,ovunque,ma inmodo particolarenellescuolesituateneiquartierimetropolitaniad altorischioper la tossicodipendenzadadrogheendovene... E, dalmomentoche i messaggidiprevenzionevannoinseriti n un contestopositivo,di educazioneallasessualitàe allasalute, risultanecessarioe opportunochecadanoleultimeresistenze all'insegnamentobbligatorioe organicodell'educazione sessualenelpercorsoeducativodellascuolamedia inferiore... ,con l'obiettivodistringereil rapportodi attaccamento,supportarelamadrenellesuefunzioni genitorialiecondurreunpercorsodi emancipazionedall'uso dellesostanze.L'interventosu tossicodipendenzeedAids si avvaleinoltredellavorodi un'UnitàMobile,dell'assistenza domiciliaredospedaliera,deigruppidi auto-mutuo-aiuto. condotto un intervento di animazione e di assistenza nei reparti. Resici subito conto della sua insufficienza, si è realizzata una comunità che facesse da "ponte" tra l'ospedale e la futura famiglia affidataria od adottiva. Si è iniziato col primo gruppo dei sei bambini segnalati, tutti al di sotto di un anno. Cinque, nel corso dell'anno successivo, sono andati in affidamento o adozione, una, Martina, infetta, purtroppo non ce l'ha fatta. Successivamente l'urgenza dei bambini sieropositivi abbandonati è diminuita e, nello stesso tempo, alcuni di loro hanno cambiato colore della pelle: ce n'erano sempre più color caffelatte. Si è orientato, in accordo col Tribunale dei Minori, l'intervento più a sostegno delle mamme, tossicodipendenti e sieropositive, con i loro bambini, aprendo la comunità ad entrambi. Nella città di Torino succede che se una madre partorisce un bambino in stato carenziale (S.A.N.), avviene la segnalazione al Tribunale dei Minori che interviene collocando spesso, precauzionalmente, il bambino in comunità, chiedendo alla madre di riuscire ad affrontare nel frattempo un percorso riabilitativo. Con la creazione della comunità il Gruppo Abele ha invece deciso di tentare di ospitare entrambi, madre e figlio, con l'obiettivo di stringere il rapporto di attaccamento, supportare la madre nelle sue funzioni genitoriali e condurre un percorso di emancipazione dall'uso delle sostanze. L'intervento su tossicodipendenze ed Aids si avvale inoltre del lavoro di un'Unità Mobile, dell'assistenza domiciliare ed ospedaliera, dei gruppi di auto-mutuo-aiuto.
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