TI' n una delle più tragicomiche puntate ll di "Pinocchio" (Pinocio, nel dialetto della Serenissima), piazza SanMarco invasa dalle camicie verdi che blandivano con spirito di servile assoluzione i tosi che avevano dato la scalata al cielo del campani! de SanMarco, Umberto Bossi, sbrindellato come sempre, per impressionare la platea che lo vedeva come un un venduto senatur della Repubblica italiana la sparò grossa a proposito dei quindici milioni di immigrati che avevano già preso d'assalto il bel paese. Il conduttore Lerner gli chiese di confermare quel numero: quindici milioni. li Bossi confermò: l'aveva letto sui giornali. Per fortuna Massimo Cacciari diede dell'imbecille a tutti. Ci rincuorò. L'altra sera in tram ascoltai un signore ben messo che misurando le parole, sospirando, comunicava a una signora che lo seguiva attenta che la nostra razza sta scomparendo. Aveva letto su un giornale che nel 2003 non ci saranno più italiani puri. Discutere di purezza della razzadi fronte a quindici milioni di immigrati: sarà questo il tormentone che ci proporrà Bossi superato lo scoglio del federalismo? A che serve una Italia federale per gli italiani impuri? Sarà un'Italia impura? lo direi schizzata, fuori di testa; mattoide e tragica. Checosa ci attende davvero? I negozi e le code al supermercato sono occasioni preziose. L'altro giorno mi pareva di vivere una scena di Altan. In coda signoIl nuovo vibrante dibattito oul tederaUomo dopo quello oul viaggio a Maaotricht. La Lombardia come UTexao e "Via col vento" nelle pianure del Piemonte. Un decreto centraliotico per oalvare U vecchio tiume re cariche di pacchetti e scatolette . Dice una: "Eh adesso andremo a Maastricht". E l'altra, levando l'ultima bottiglia di prosecco dal cestello, risponde: "Si, ma l'importante è rimanerci". Non mi è chiaro il rapporto tra l'Italia federale e impura con Maastricht. Ci andrà tutta insieme o pezzo per pezzo?Un giorno la Lombardia, un altro giorno il Veneto serenissimo? Per ultime le Calabrie? Qui verrebbe da ridere per non piangere, se non fossimo in un paese dove ormai si abusa del riso; dove la tragedia è talmente tragica da non apparire vera, come se tutti stessero semplicemente recitando in palcoscenico. Altro che Strehler e il Piccolo Teatro con i suoi cinquant'anni. Lavera arte la si vede all'opera alla bicamerale. Anche il nome, se ci pensate è un'estrosa invenzione della burocrazia politica italiana, invasa da santi poeti e navigatori, tutti artisti dell'ingegneria costituzionale, D'Onofrio in testa con il ciuffo tirabaci sulla fronte, come non ricordo quale personaggio del "Corriere dei Piccoli". Malgrado tutto avremo il federalismo. Una ventina d'anni fa si brindava alla nascita delle Regioni, che hanno alimentato insane amministrazioni e soprattutto ben nutrito una schiera di consiglieri stipendiati alla pari dei parlamentari. Ci obbligano a cadere nel qualunquismo, ma viene da chiedersi che cosa abbiano fatto tanti consiglieri e assessori se ora possiamo archiviarli senza neppure un filo di rimpianto. Con il federalismo ciascuno potrà fare quel che gli pare: la Lombardia come il Texas, il Piemonte come il Michigan e le solite Calabrie come l'Alabama. Ne sentivamo il bisogno. Ci manca "Via col vento". Bossi ha annunciato che se la riforma non sarà come la vuole lui preferirà "cadere combattendo" perchè "schiavo non sono nato e schiavo non sarò". Neppure Francesco Maria Piave se lo sarebbe immaginato dall'ugola di Pavarotti, figuriamoci da quella dell'Umberto. Lecamicie verdi sulle barricate: rinnoviamo la tradizione garibaldina: qui si divide l'Italia o si muore. Che il sentimento patriottico in Italia sia mai stato vivo è tutto da vedere. Ormai siamo qui, uniti, e ci tocca ballare cosi, guancia a guancia. li delirio continua. li vecchio saggio cinese ammoniva: siediti in riva al fiume e aspetta il cadavere del nemico che passa. Per spirito pacifico e per il nostro innato gusto del bello non vogliamo nemici e tantomeno ci piacciono i cadaveri rigonfi che galleggiano. Ci piace sedere in riva al fiume. Ci capitò di sedere in riva al Po quando il solito Umberto pensava di schierare il cordone umano secessionista. Ci capitò cosi di godere lo scorrere delle acque del fiume più inquinato d'Italia. Fossimo saggi cominceremmo a disinquinare il Po, se è ancora possibile. Per ordine di un bel decreto legge centralistico. Poi potremmo cominciare a discutere del federalismo.
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