• Il IProbteroa sono profondamente legato alla cultura russa, la mia scelta mi è sembrata naturale. Capisco che possa sembrare strano che un intelligent di origine ebrea da adulto approdi alla chiesa russa, ma dal punto di vista del cristianesimo e della religione ortodossa è invece naturale. Non occorre spiegare perché: la Madonna era ebrea, come del resto tutti gli apostoli. Il cristianesimo non c'entra con la nazionalità, per cui dal mio punto di vista convertendomi, non ho dovuto compiere una scelta, ma seguire un cammino naturale. Ho riflettuto a lungo sulla mia conversione e ho espresso i miei pensieri nel romanzo Apri le porte (!975), sono le parole con cui inizia una preghiera: "Aprimi le porte tu che mi hai dato la vita". La narrazione abbraccia un lasso di tempo molto breve, tutto si svolge nel giro di due, tre settimane, e il ritmo è serrato. Quando il romanzo uscì in samizdat riscosse molto successo, nel 1978fu pubblicato a Parigi e molti anni dopo su "Novyj mir" in una variante ridotta, di cui non rispondo. Il protagonista ha 47anni, la mia età al momento della conversione, ma non si tratta di uno scritto autobiografico, è un intelligent moscovita di nazionalità ebrea che abbraccia la fede ortodossa. Nel romanzo analizzo le conseguenze di questa sua scelta: le prove a cui è sottoposto un ebreo che decide di battezzarsi, perché la gente del suo ambiente, gli amici più cari non riescono a capire i motivi della sua scelta. In Russia l'intelligencija, perlomeno durante il periodo sovietico, non capiva la religione ortodossa, che veniva considerata antisemita, conservatrice, legata al potere, benché questo non fosse vero perché la Chiesa nelle alte gerarchie non è mai stata antisemita. Sono noti casi di sacerdoti e vescovi che si sono battuti contro questa specie di discriminazione razziale, contro i pogrom. Ma lei ha detto che c'è 6tato un momento in cui i ve6covi erano, per co6ì dire, eletti dal potere. Sì,è vero ed è proprio questo il motivo per cui è sempre stato molto difficile affrontare il problema e discuterne: è la situazione conflittuale che rende il mio romanzo esplosivo. Il conflitto inoltre nasce dall'atteggiamento verso la Chiesa nel suo complesso: anche prima della rivoluzione l'intelligencija ha sempre avuto un rapporto negativo con la Chiesa, si è sempre battuta contro fino alla fine del secolo scorso, e tanto più oggi. Questo dimostra l'incapacità da parte dell'intelligencija di capire il problema: all'inizio del secolo è uscita persino una raccolta di articoli, (Lepietre miliari) proprio su questa questione. lo, inizialmente, da buon neofita, un po' esaltato, ero molto rigido, e nel mio romanzo, che vede come protagonista un neofita, tratto i lati negativi di questa condizione. In ca6CT ha ricevuto un'educazione almeno religio60? No, mio padre era un comunista e mia madre non era credente, probabilmente erano entrambi atei, soprattutto mio padre, con mia madre non ho mai parlato di questo. Il fatto della mia conversione riguarda soltanto me e nasce dal mio profondo legame con la cultura russa attraverso la quale, come ho già detto, sono arrivato alla Chiesaortodossa. Suo padre è 6tato uucilato. 6Ua madre è 6tata arreMata e deportata. lei è 6tato al conuino. 6i può dire che abbia una lunga e diretta e6perienza dei luoghi di detenzione 6ovietici. Potrebbe tracciare brevemente una Moria delle modiuicazioni 6ubite dal Gulag dal momento della 6ua compar6Q uino ai giorni no6tri? Il Gulag esiste da 79 anni, cioè dal 1918,anno di nascita del potere sovietico, e, data la mia esperienza, mi sento di affermare che i luoghi di detenzione cambiano circa ogni dieci anni, perché riflettono i cambiamenti della società. Il termine Gulag, sebbene ufficialmente stia ad indicare soltanto i lager staliniani, ormai viene usato come definizione per antonomasia dei luoghi di pena, (sotto Breznev la sigla era Guitu, negli anni ottanta Guid, mentre attualmente è Guin). Negli anni Trenta, quando arrestarono mio padre, che però fu fucilato alla Lubjanka e non arrivò mai al lager, l'amministrazione del Gulag, per tenere sotto controllo milioni di detenuti, aveva creato una situazione di conflitto fra i delinquenti comuni e quelli politici e la sfruttava abilmente. I primi non avevano difficoltà a dominare i detenuti politici inermi e lo facevano non in nome di un'ideologia, ma per ottenere dalle guardie qualche privilegio. In pratica vigeva la legge della giungla. Quando negli anni Ottanta fui imprigionato io, il carcere era diverso. Mi avevano spaventato, dicendomi che avrei condiviso la cella con delinquenti comuni e per un ebreo con tanto di occhiali da intellettuale come me sarebbe stata dura. Ma la cosa si è rivelata ben diversa, lo dico con
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