Linea d'ombra - anno XV - n. 126 - giugno 1997

Il problema forse più grave che oggi affligge l'intelligencija è quello della sopravvivenza: i letterati, oltre ai problemi a cui ho appena accennato, incontrano sempre maggiori difficoltà per pubblicare i loro libri: le case editrici si fanno guidare dalle richieste del mercato. È vero che esistono alcuni gruppi di persone, legate da amicizia oppure da interessi finanziari, che di tanto in tanto sovvenzionano la pubblicazione dei libri, ma questa è soltanto una goccia nell'oceano. Per quanto riguarda gli studiosi di fama internazionale, facenti parte di Istituti scientifici o delle Accademie, sono stati costretti dallo stipendio misero ad abbandonare la ricerca per dedicarsi al "business" oppure a trasferirsi all'estero. Lei ha ribadito più volte che i diMidenti hanno wolto un ruolo importante nel proceMo che 6i è conclu60 con il crollo del regime 60vietico, ma oggi 60no ancora pre6enti 6ulla 6Cena politica e 60ciale? Prima di tutto vorrei ricordare che nonostante i dissidenti provenissero per lo più dalle file dell'intelligencija, il loro rapporto con essaè sempre stato piuttosto complesso. Il loro dichiararsi apertamente eterodossi e pagare la loro scelta di opposizione al regime con la prigione. il lager o l'ospedale psichiatrico hanno spessoprovocato un frattura con l'intelligencija che, come categoria, non sto parlando del gruppo piuttosto consistente di sostenitori, non li ha appoggiati, ha preferito tenersi in disparte, li ha evitati, temendo ritorsioni sulla propria carriera e sul proprio futuro. Non mi permetto di condannare questa posizione, la paura non può essere condannata, comunque le cose sono andate cosi. Per quanto possa sembrare strano oggi che la storia del dissenso è praticamente finita - la gente è tornata dai lager e in Russiac'è la libertà - si avverte un atteggiamento negativo nei confronti dei dissidenti. Questa non è una mia opinione personale, ma appare evidente dalla nostra stampa, che diffonde regolarmente articoli e pubblicazioni di vario genere, dove si attaccano i dissidenti per il passato e per il presente, mettendo in dubbio l'onestà del loro operato, insinuando la motivazione dell'interesse personale. Mi sembra strano che si possa accusare di interesse personale gente che è finita in lager per aver difeso ad oltranza le proprie idee. Eanche chi fu costretto ad emigrare non lo fece certo per cercare una vita migliore, ma soltanto perché non aveva alternativa. Oggi si scrive molto del passato della dissidenza senzaperò cogliere fino in fondo la storia di questo movimento, che esigerebbe invece una valutazione seria e libera da pregiudizi - ci si limita alle accusee alle ingiurie. È difficile capire perché questo avvenga, ma si può cercare di individuare uno dei motivi: le strutture politiche non accettano di buon grado che i dissidenti continuino tuttora ad occuparsi della difesa dei diritti civili, attualmente una delle attività più importanti in Russiae nel mondo. Le nostre autorità fingono di occuparsene a livello di stato, realizzando strutture sociali con cui cercano di sostituire quelle create dagli ex-dissidenti. Recentemente è stato pubblicato un lungo articolo, se non sbaglio sul giornale "Rossiskie vesti", firmato Kiu, un membro della Commissione per i diritti civili presso la Presidenza della Confederazione russa, rinnovata dopo le dimissioni di Sergej Kovolev, sostituito da un certo Kondrashkin. Kiu nella prima parte dell'articolo cerca di screditare la precedente commissione, guidata da Kovolev e costituita da dissidenti, accusando questi ultimi di essere stati soltanto dei distruttori, la cui attività è consistita nel far deragliare i treni e compiere atti terroristici, di essere come i samurai che, rinchiusi nei loro feudi, credono che la guerra con l'America sia ancora in corso. Queste non possono essere definite neppure calunnie, ma soltanto sciocchezze.Poi spiega che loro creeranno nuovi difensori dei diritti civili, difensori che indosseranno i modesti abiti degli impiegati e come tali lavoreranno. Da ciò appare chiaro che non ha la più pallida idea di quanto avviene oggi nel nostro paese, nei luoghi di detenzione, negli ospedali, delle epidemie che si diffondono. L'idea è quella di creare una struttura statale, una specie di ministero con le filiali nelle diverse regioni, i cui presidenti saranno dei puri e semplici amministratori. Saranno delle organizzazioni ministeriali, prive di senso, costeranno un sacco di soldi, soldi che non andranno in opere di bene, ma a rimpinguare le tasche degli impiegati. In realtà questo va letto come un tentativo di ostacolare la creazione di una società civile nel paese. È chiaro a tutti che affidare allo stato la beneficenza e la difesa dei diritti civili non ha senso, perché lo stato non è interessato ai problemi della gente, ma soltanto a quelli militari e politici. Comunque è importante_sapere che oggi in Russiaci si pone il problema della società civile. Esisteun'infinità di organizzazioni, composte da poche persone, che hanno dato vita alle assistenze più diverse. Per esempio a Mosca e a Pietroburgo sono comparsi per la prima volta gli hospice, gli ospedali per i malati di cancro terminali, grazie all'opera anche di exdissidenti che li hanno creati in nome dei diritti civili, senza fini di lucro. • Un'altra esperienza importante in questo campo è stata la fondazione a Mosca dell'"Isola della speranza", una casa di accoglienza per ragazze. L'idea di creare questa casa si deve ad Aleksandr Ogorodnikov, un credente, ex-detenuto politico ed è nata dalla necessità di soccorrere i numerosi ragazzi abbandonati, che, fuggiti da famiglie disastrate, vagano per le strade e possono incorrere in situazioni terribili, soprattutto quando si tratta di ragazzine. Per realizzare questa assistenza Ogorodnikov è riuscito a ottenere in affitto un vecchio palazzotto in cattive condizioni. situato in una zona centrale di Mosca, Sokolniki. Lo ha riparato e vi ha accolto le ragazzetrovate nelle stazioni, negli scantinati, nei solai o semplicemente per strada. In questi anni hanno trovato rifugio in questa casa 130 ragazzedagli 8 ai 15 anni, che qui sono state nutrite, educate, istruite, grazie anche all'aiuto finanziario di organizzazioni occidentali. Clinton, durante la

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==