Linea d'ombra - anno XV - n. 126 - giugno 1997

e durature; più con azioni legate direttamente alla vita o con progetti teorici, che non con manufatti estetici da esperire nel silenzio della contemplazione. Alla fotografia, in quanto prodotto non auratico, riproducibile tecnicamente e privo di valore di scambio (così si pensava allora) - veniva quindi demandato il compito di fissare alcune tappe del processo della creazione artistica. In vari casi, le immagini che dovevano testimoniare simili accadimenti erano effettivamente "povere" e di scarsa qualità tecnica, in altri - ed è questo il caso di Mimmo Jodice - riescono a imporsi come un intervento critico e interpretativo capace di esplicitare e di arricchire il senso del lavoro di tali autori. Ora che queste sue fotografie sono raccolte in un libro (Mimmo Jodice Avanguardie a Napoli. Dalla contestazione al riln quegli anni infatti, l'arte, nel tentativo di sottrarsi alla sacralizzazione e alla mercificazione, si esprimeva più con eventi transitori e in divenire - con happening, performance, installazioni ... mento per tutta l'arte contemporanea, si lega a Leo Castelli e alla galleria Sonnabend, e inizia a chiamare a Napoli gli artisti americani più interessanti, come Rauschenberg, Jasper Johns, Andy Warhol. Altri galleristi napoletani, come Beppe Morra, Lia Rumma e Pasquale Trisorio, fanno intanto conoscere le opere dell'Arte Povera, di quella Concettuale e della Body Art. Gli artisti non creavano quadri, ma realizzavano interventi che si svolgevano in presenza del pubblico e lo coinvolgevano. Era un modo di fare arte che sembrava fatto apposta per essere fotografato, tanto che spesso - come nel caso della Body Art o della Land Art - le opere destinate a durare risultavano essere proprio le fotografie. Ricordo ad esempio quando Kounellis mi coinvolse in un lavoro in cui voleva dare corpo al mito del viaggio: mentre lui impersonava Ulisse navigando su un pescherecGilbertoZorio.ModemArt Agency1972 flusso, Federico Motta Editore, L.38.000) ed esposte in permanenza al Museo di Capodimonte, abbiamo voluto intervistare Mimmo Jodice per farci raccontare il suo rapporto con la città, la situazione artistica della Napoli di quegli anni e di quella attuale. "Tra la fine degli anni Sessantae l'inizio degli anni Settanta a Napoli c'era una atmosfera straordinaria, irripetibile -racconta Jodice-. Già a metà degli anni Sessantaerano arrivati gli scrittori della Beat Generation, il Living Theatre, mentre il collezionista Marcello Rumma aveva esposto ad Amalfi i primi lavori degli artisti dell'arte povera: da Pino Pascali a Pistoletto, a Mario Merz. Questi stimoli attecchirono subito nell'ambiente teatrale e artistico napoletano, creando una situazione vivacissima e in continuo rinnovamento: quasi ogni giorno nasceva un gruppo nuovo, che poi si scioglieva o si trasformava. L'arte era vita, azione, politica, e il suo valore consisteva più nel significato che nell'opera finita. Alcuni artisti avevano inventato la galleria inesistente: le strade e le piazze di tutta Napoli erano i luoghi in cui intervenivano installando e realizzando le cose più incredibili. Una volta bruciarono addirittura migliaia di copertoni di automobili sul Vesuvio per simularne l'eruzione. In parallelo a questa situazione di creatività effervescente, il gallerista Lucio Amelio capisce che New York sta diventando un punto di riferìcio che avevamo noleggiato a Pozzuoli, io, sotto una pioggia spaventosa, lo riprendevo da un barchino. Alla fine, inzuppati e infreddoliti ci ritrovammo in una trattoria a bere qualcosa di caldo. Da questa esperienza tragicomica era però nata una delle 8 fotografie a cui sono più affezionato: serigrafata e trasformata in un multiplo, essa divenne un'opera di Kounellis. In una situazione artistica come quella di allora, la fotografia non doveva semplicemente riprodurre un'opera fatta e finita, ma esprimere un momento creativo. Così spesso, prima ancora dell'inaugurazione della mostra, incontravo gli artisti per discutere, per capire le loro idee, in modo da riuscire a calarmi e a immedesimarmi nel loro lavoro. Poi, con gli inizi degli anni Ottanta, il riflusso politico si riflette anche nell'arte: dalla creatività sperimentale ed eversiva degli anni Settanta si ritorna alla pittura, da un'arte che richiedeva la presenza interpretativa della fotografia si passaall'opera da appendere al muro. Fu così che smisi quasi del tutto di fotografare l'arte contemporanea. Napoli però continua e continuerà ad essere un centro artistico molto attivo: alle gallerie storiche come quella di Lucio Amelio, si sono oggi affiancate nuove gallerie di grande interesse, come lo Studio Alfonso Artiaco, le gallerie Scognamiglio fi Teano e Theoretical Events. Ma a Napoli non sono solo i privati a proporre si-

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