GigliolaFoschi NAPOLI ogootimola'J(J;te e @?>oiotitiatoll'irripetibillle ~ttau~ artiotica degli anni Settanta e che poooiedeprogetti, idee. opazi per realizzarli N egli anni dell'impegno sociale Mimmo Jodice non si tira indietro e fotografa il lavoro minorile, gli anziani e gli emarginati, i riti religiosi carichi di forza barocca. Poi, a partire dagli anni Ottanta, quasi a segnare la fine della speranza in un possibile cambiamento, smette di fotografare gli uomini e si concentra sui luoghi: paesaggisegnati dalla contemporaneità e dalla storia, posti silenziosi, metafisici, sospesi in una dimensione vicina ai sogni e alla memoria, pervasi da una luce carica di riverberi. Napoli, la sua città, è sempre al centro di questi lavori. Ma la sua non è mai la Napoli fotogenica, turistica e facilmente seduttiva, che molti altri fotografi immortalano. Rifiutati infatti, fin dai suoi esordi, i racconti di superficie, Jodice predilige uno sguardo riflessivo, emozionale, proteso oltre la pura descrittività del reale. Un modo di fotografare, il suo, che si era formato alla fine degli anni Sessantaquando, in parallelo al lavoro degli artisti concettuali dediti a indagare i fondamenti dell'identità dell'arte, egli si interrogava sul linguaggio fotografico, esplorandone le potenzialità in modo sperimentale e innovativo. La sua vicinanza al mondo dell'arte non è casuale o episodica: dal 1968al 1983stabilisce un solido rapporto di collaborazione col gallerista Lucio Amelio, che lo porta a confrontarsi con le opere e gli interventi dei moltissimi autori chiamati a Napoli da Amelio. Fotografa, calandosi nel gesto creativo, le drammatiche performance di Gina Pane, di Hermann Nitsch e di Vito Acconci, segnate dalle pulsioni di morte; le "Armi" giocose e cupe di Pino Pascal i; i lavori con la luce al neon di Pier Paolo Calzolari; I' "Installazione" di Takako Saito osservata dal pubblico. Ritrae gli incontri e i volti di Andy Warhol, di Joseph Beuyse di Joseph Kosuth. Jodice, con queste immagini, ci offre un'importante testimonianza della vitalità in quegli anni di Napoli, una città capace di imporsi quale valida interlocutrice nello scenario artistico internazionale. Ma ci dà anche la possibilità di vedere qualcosa di cui in molti casi non è rimasta alcuna traccia. In quegli anni infatti, l'arte, nel tentativo di sottrarsi alla sacralizzazione e alla mercificazione, si esprimeva più con eventi transitori e in divenire - con happening, performance, installazioni - che non con opere finite vendibili
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