Altre perle di questo supposto documento generazionale: non tutti i maschi sono uguali, per la buona ragione che alcuni sono più bianchi di altri e gli altri, vale a dire i neri, contano quanto un pallone a cui dare calci sotto lo sguardo intontito, ammirato, succube di quelli come loro. E neanche le ragazze, nonostante il loro comune status di oggetti d'uso, sono uguali tra loro. Solo una, infatti, l'unica bianca, pallida, occhi azzurri, assurge alla condizione di vittima con cui identificarsi e simpatizzare. Come le altre, la ragazzina è preda ignara e innocente della smania sessualperformativa dell'eroe del film, ma solo a lei è concesso l'itinerario di ferita e abbandonata, sedotta e tradita, che alle sue coetanee ispaniche viene negato per la semplice e "evidente" ragione che appartengono appunto a un gruppo etnico di per sé inferiore, screditato in partenza, vocazionalmente destinato al rapporto usa-e-getta imposto dai caucasian kids tanto amati da Clark. Per concludere in bellezza: il kid di Larry Clark è sieropositivo, ma se ne fotte. Anzi non lo sa neppure e si guarda bene dal porsi il problema. La sua unica preoccupazione sembra essere la ricerca di ragazzine da sverginare (e infettare), proprio per via della loro purezza. Intatte, dunque non pericolose. Pericoloso per loro? Una questione che non si pone neppure. Chi si sognasse di abboccare al copione fantasociologico e alle proiezioni voyeuristiche di Clark provi a dare un'occhiata in giro. E a chiedersi, ad esempio, che rapporto ci sia tra la sua "storia vera" e lo stereotipo o stigma che circonda tuttora il copione dell'Aids. MariaNadotti TURISMOINNOTEJAZZ \l T erona, Udine, Valtellina, Noci, Lucca, Vignola, Tivoli, ~ Sori, Fano, Campania, Torino, Imola, Pomigliano, Teano, Comacchio, Perugia, Clusone, San Marino, Atina, Pescara, Genova, Iseo, Mosciano S. Angelo, Siena, Ravenna, Cala Gonone, Berchidda, Roccella Jonica, Bolzano: di anno in anno la schiera dei festival jazz (a cui vanno aggiunti i concerti sparsi) che da giugno a settembre invade la penisola si ingrossa sempre di più. Come si può constatare esaminando una mappa completa di questa geografia (come quella pubblicata dal mensile "Musica jazz" in questo momento in edicola), c'è da rallegrarsene fino a un certo punto. Non solo infatti la qualità non è affatto all'altezza della quantità, ma la parrossistica concentrazione di rassegne in luglio la dice lunga sulla non nuova ma dilagante riduzione del jazz da fatto artistico-sulturale a richiamo turistico-spettacolare: cartelloni in gran parte allestiti senza critierio, ricerche originali quasi inesistenti, scarsissima documentazione del nuovo; le eccezioni sono poche. Almeno per quanto riguarda il jazz bisognerebbe davvero entrare in Europa. In Francia esistono finanziamenti pubblici, direzioni artistiche trasparenti, coordinamento tra i festival. Da Germania, Austria e Svizzera ci vengono esempi consolidati di rassegne estive specializzate nelle novità e nella tradizione del jazz di ricerca, che riescono a richiamare un folto pubblico giovanile anche proponendogli una formula a base di campeggio libero e possibilità di mangiare con poco: sono rassegne nel cui bilancio la voce "birra" (intesa come birra venduta) è molto importante per sostenere le scelte artistiche indipendenti, coerenti e di alto profilo. Nel festival più noto in Italia, Umbria jazz, la birra (intesa come sponsor) è invece l'elemento decisivo di un circolo vizioso che ha come conseguenza un mastodontico cartellone-ammucchiata di interesse molto discutibile: allestire con criteri "di prestigio" e spettacolarità un programma che lusinghi lo sponsor e garantisca partecipazione di pubblico e attenzione mediatica tali da giustificarne l'intervento economico. Siccome poi, dopo tutti i decessi di grandi dell'ultimo quarto di secolo (da Duke Ellington a Mingus a Miles Davis, per fare qualche nome), nel jazz di oggi i margini per far coincidere grosso richiamo di pubblico e rilievo artistico si sono quasi esauriti, gli "eventi" vengono confezionati con personaggi che poco o niente hanno a che fare con il jazz, se le parole hanno un senso, o ne rappresentano i lati e le derivazioni più corrive e commerciali. Peccato che la lezione di Umbria jazz, grazie anche alla richiesta di prestigio e di presenza sulla stampa degli assessorati, sia contagiosa: così la logica dell'"evento" sta trasformando una rassegna con una gloriosa ricerca di competente e preziosa attenzione al jazz d'avanguardia neroamericano e alla sua memoria storica come Verona jazz, che per la serata clou del 21 giugno, ospitata ovviamente ali' Arena, ha scelto due nomi degnissimi, ma non di meno appartenenti all'universo del rock come Van Morrison e Sting. MarcelloLorrai
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