Linea d'ombra - anno XV - n. 126 - giugno 1997

salinga un po' sciatta non è la first lady ma il premier in persona. Eppure lo sanno tutti che gli inglesi, dalla famiglia reale al più modesto dei cittadini, hanno costumi sessuali eccentrici. Qualche anno fa una ministra francese ha causato un incidente diplomatico accusando i vicini d'oltremanica di snobbare, almeno a letto, le donne. E per un'intera settimana, le due grandi nazioni hanno ingaggiato una spietata tenzone verbale a base di "mangialumache" da una parte e "finocchi" dall'altra. Comunque, un'occasione perduta, uno scoop mancato, per la grande stampa. Pensate ai redattori di "Repubblica", costretti ad arrampicarsi suoi vetri per rendere piccante, invece che patetica, la mitica foto. Titoli che strillavano: "Quattro donne e un gay al governo" nel tentativo di épater una nazione satura di sorprese mattutine: fotocolor di casalinga discinta in prima pagina, a lettori abituati a Borrelli a cavallo, Berlusconi in bermuda e Bertinotti in tweed. Figuriamoci. E torridi particolari all'interno: c'è anche un cieco, nel governo Blair, e gira sempre accompagnato da un Labrador bianco - se fosse stato nero, si sarebbe potuta azzardare un'ipotesi di stregoneria - e una "ragazza madre" - per meritarsi l'appellativo di "ragazza" alla ragguardevole età necessaria per entrare in un governo, sia pure progressista, bisogna evidentemente aver peccato in gioventù. E invece ce l'avevano sotto il naso, lo scandalo da leccarsi i baffi. Immaginate: la doppia vita del neoeletto premier laburista. La notizia sui giochi notturni della first coppia è stat fatta trapelare ad arte da un deputato conservatore che ha lavorato per anni al servizio dei Blair travesito da cameriera portoghese. Si dice - l'indiscrezione arriva da ambienti di corte, maestri dell'arte - che sia stato proprio il conservatore-cameriera, di nobile famiglia, amandare la corbeille di fiori al giovane Tony, corredata da un billet doux con la firma, falsa, di un deputato laburista amico - e compagno di serate? - dei Blair. Il direttore di "Repubblica", in un'intervista rilasciata all"'lnternational Herald Tribune", avido di scoop sull'Italia, ha dichiarato che i suoi giornalisti sapevano che la fotografia ritraeva il premier in persona, ma hanno scelto, con il senso di responsabilità e ... di understatement che li contraddistingue, di non rendere pubblico il "vizietto" dei Blair. Ha aggiunto, per amore di par condicio, che già qualche anno fa il quotidiano, sotto un'altra direzione, aveva scelto di cestinare una foto che ritraeva Margaret Thatcher intenta a succhiare l'alluce di Madonna. MarisaCaramella LE"STORIEVERE"DILARRYCLARK T[j) erché parlare ancora di Kids, film del fotografo-americal[" no-trasformatosi-per-l'occasione-in-regista Larry Clark? In 1ugno 199 fondo non c'è stato critico italiano che non l'abbia a modo suo bocciato. In fondo il film è scomparso abbastanza in fretta dalle sale cinematografiche e non è detto che abbia lasciato grandi tracce nella memoria del pubblico. La ragione di tanta ostinazione sta nel desiderio di far notare, almeno retroattivamente, un paio di cose. Innanzi tutto che Kids, un film di valore cinematografico zero, è riuscito a farsi commentare, sia pure in negativo, soprattutto per la sua presunta, eccessiva crudezza. Duro, esplicito, brutale, un vero pugno nello stomaco, questo film sarebbe insomma criticabile per aver avuto il coraggio di mostrare le cose come sono, senza sentimentalizzarle, interpretarle, annacquarle. Una lezione di sociologia formato grande schermo, una cavalcata nei bassifondi della realtà e della vita vera. Peccato che Clark, un cinquantaduenne dallo sguardo appannato di pedofilo desiderio, abbia spacciato per cinema-verità o film di documentazione una pellicola spericolatamente, anche se non dichiaratamente fictional, il cui vero protagonista è appunto il suo tutt'altro che innocente occhio registico. Il problema di Kids non è infatti la sua eccessiva verità, ma la sua assoluta falsità. Eva detto, perché non capiti più di sentir dire - magari proprio da un giovanissimo - che i ragazzini manipolati e spiati da Clark sono uno spaccato fedele della gioventù urbana e transnazionale contemporanea. O che la sua fascinazione o ossessione per la sessualità e il rapporto con le droghe dei bambini e degli adolescenti ha qualcosa a che vedere con loro e con l'esperienza di un'intera generazione. Basterebbe, tanto per smontare la presunta oggettività di Mr. Clark, far notare alcune delle omissioni o tendenziosità che attraversano la pellicola. L'intera vicenda, intanto, è narrata dal punto di vista di due diciottenni maschi, bianchi e coattamente eterosessuali. Il cosiddetto punto di vista femminile, a parte una parodica e per altro subito dismessa autocoscienza iniziale, non è neppure contemplato. L'universo clarkiano è evidentemente e prepotentemente maschio: le ragazze, altrimenti chiamate "troie", sono oggetti di conquista da usare e gettare, senza neanche un pensiero, un dubbio, l'ombra di un sentimento. Esserini per altro esili esili, un po' complici e dunque giustamente da "castigare" con una bella scopata/stupro. Dettaglio: il film è monopolizzato dalle imprese sessuali di un adolescente che ha la fissa di farsi tutte le vergini che incontra. Minimale, quasi annoiato, le conquista con un discorsino pseudoamoroso pressoché seriale: certo che ci tengo a te. E loro, le sdolcinate pollastre in crisi d'amore, ci cascano e si concedono. Copione tradizionale: non lo faccio per piacer mio, ma per farti tutto mio. Alla faccia della gioventù metropolitana di fine millennio.

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