ascoltare Sudafrica non razzista la diversità e le divisioni non avranno più alcuna importanza". C.White offre uno spaccato assai interessante della condizione femminile e in particolare delle difficoltà che le donne africane incontrano sul terreno dell'eguaglianza in una società profondamente misogina. Oltre al servizio domestico, è in particolare nel settore del lavoro informale e dell'economia sommersa che esse trovano un impiego, mentre le disoccupate vengono risucchiate dal commercio ambulante, dalla prostituzione e dalla gestione delle shebeen, le taverne un tempo spacci illegali di liquori. Gli ultimi due saggi, a cura di L. Gunner e I. Vivan, tracciano la storia letteraria del Sudafrica a partire dall'importanza della cultura orale, una cultura popolare e non ufficiale che permea la coscienza di quei sudafricani che parlano una lingua africana come prima lingua. Per tradizione un genere "alto", la poesia encomiastica - che in passato ha dato voce alla critica sociale e all'inquietudine della popolazione sulla politica di certi governanti - è una vera e propria "biografia in movimento", un genere di poesia prevalentemente maschile che ha svolto un ruolo fondamentale nel costruire il senso di nazione e che, nel decennio prima del 1994,ha rappresentato la forma principale di oralità. Accanto a essa si sono sviluppati generi bassi quali i canti di guerra, d'amore, di libertà e dei clan, un enorme serbatoio di espressività a cui i singoli possono attingere. Nei tempi più recenti sono fiorite altre forme di oralità popolare quali l'imbube - resa celebre in tutto il mondo dal gruppo Ladysmith Black Mambazo -, il maskanda e la poesia lifela, cantata da donne e uomini, nata dell'esperienza dei lavoratori emigranti «L'idea che la Moria del Sudaurica» ocrive Boonzaier uoMe lesata ooltanto al problema del colore della pelle e al più rozzo presiudizio razziale è del tutto oempliciotica: del Lesotho e cantata nelle taverne: autentici racconti d'identità su cui si fonda la coscienza nazionale contemporanea. Dopo aver ripercorso la vita letteraria del Paesenei suoi intrecci con la realtà storico-politica, Itala Vivan si sofferma sull'oggi e su come, in particolare, vivono la transizione verso il nuovo Gordimer, Coetzeee Fugarci,giacché i prodotti culturali, ricorda la curatrice, "vanno letti non come sintomi ma come agenti e motori dei fenomeni". Quindi Vivan ricostruisce il dibattito sulla transizione a partire "dall'ubriacatura generale" del 1990. li dibattito sul rapporto tra letteratura e non conoente di comprendere le compleMe interrelazioni tra la razza, I.a cultura, l'etnicità e la claooe oociale ... politica, già avviato negli anni Ottanta, dopo la liberazione di Mandela si è arricchito di nuove voci, le quali sottolineano come "oggi nel Paeseesista ancora un classismo valutativo che divide una cultura bassadalla cultura alta di matrice coloniale (ossia europea), un fattore che contribuisce anche a un rifiuto della tradizione africana". "All'osservatore esterno" conclude Vivan "appare palese che il Sudafrica si avvia verso un multiculturalismo in cui tutte le varie lingue trovino pari dignità nella collettività e le produzioni culturali possano venire ascoltate, lette e guardate senza pregiudizi e ostruzionismi preconcetti".
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