Linea d'ombra - anno XV - n. 125 - maggio 1997

Sudafrica POLITICA E CULTURA NELL'ETÀ DELLA TRANSIZIONE D al 1990, anno della liberazione di Nelson Mandela, a oggi molto è cambiato in Sudafrica. Dall'avvio della Conferenza per un Sudafrica democratico alle prime elezioni a suffragio universale, nel 1994,gli avvenimenti si sono succeduti con ritmo mozzafiato. Nel 1995si sono avute le elezioni amministrative, in cui l'ANC si è confermato il primo partito. L'anno scorso è stata approvata la costituzione definitiva e sono cominciati i lavori della Commissione per la verità e la riconciliazione, presieduta da Desmond Tutu, al fine di indagare sui crimini dell'apartheid, lavori che, alcuni mesi fa, hanno portato gli assassini di Steve Biko a confessare il loro delitto. Una commissione, vale la pena di ricordare, che si prefigge di appurare la verità non per punire bensì per rappacificare la nazione, affinché prevalga una cultura della pace e non del rancore e della vendetta. Ora un libro rigoroso quanto godibile alla lettura, curato da Itala Vivan per LaNuova Italia, offre anche al lettore non specialista la possibilità di addentrarsi in una realtà tanto composita. Il nuovo Sudafrica. Dalle strettoie de/l'apartheid alle complessità della democrazia.(pp. 378, lire 35.000) riunisce saggi di carattere storicopolitico, economico e culturale, affidati a specialisti perlopiù sudafricani, che permettono di ricostruire il difficile e 'enti percorso di transizione che il Paesesta compiendo. Ciascun capitolo è introdotto dalle liriche di uno dei maggiori poeti sudafricani. Sipho Sepamla, la cui voce ruvida, che trae ispirazione dal jazz e dal gergo delle township, si leva alta ormai da decenni per rivendicare il diritto del popolo sudafricano a cantare la propria storia. Attraverso l'analisi degli sviluppi storiografici, N. Worden sottolinea l'importanza di costruire una storia nuova, mentre il politologo S. Friedman si mostra ottimista nei confronti del difficile cammino del Paese,e a conferma della sua analisi ricorda come, dopo l'approvazione della costituzione, il National Party sia uscito dal governo senza che questo abbia destabilizzato il Paese. I giuristi Nhlapo e Bennet pongono l'accento sull'importanza del diritto consuetudinario e ricordano come l'espropriazione delle risorse attuata dal regime coloniale e dall'apartheid renda assai difficile il compito di ridistribuire le terre senza creare gravi scompensi. Cargill analizza il programma di sviluppo r elaborato nel 1994dal sindacato e dall'Anc, divenuto il cardine della politica economica del governo Mandela. I saggi di E. Boonzaier e C.White permettono invece di inserire la questione sudafricana in un discorso antropologico più ampio. Se infatti ci si chiede in che cosa consista davvero la forza innovativa del Paese, è necessario comprendere - come scrive Itala Vivan nell'introduzione - "che essanasce soprattutto da un'eccezionale ricchezza culturale, da una molteplicità di tradizioni e di patrimoni antropologici che attendevano di venire liberati per poter affiorare". Nel suo saggio Boonzaier rievoca il disprezzo dei regimi coloniali e del governo dell'apartheid nei confronti del meticciato e di quanto la contaminazione tra genti, lingue e culture ha dato al Paese. "L'idea che la storia del Sudafrica" scrive Boonzaier "fosse legata soltanto al problema del colore della pelle e al più rozzo pregiudizio razziale è del tutto semplicistica: non consente di comprendere le complesse interrelazioni tra la razza, la cultura, l'etnicità e la classe sociale; e non è neppure in grado di riconoscere in che misura queste interrelazioni siano state al centro del dibattito politico sudafricano per molti decenni. E, cosa forse più importante, l'idea che l'apartheid fosse soltanto un problema di colore della pelle e di pregiudizio razziale conduce rapidamente all'equivoco di credere che nel nuovo

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