Linea d'ombra - anno XV - n. 125 - maggio 1997

Costui è malato; sviene, si immobilizza, perde contatto col mondo, e sono crisi ricorrenti, dalla sintomatologia ripetitiva. Eppure la malattia paterna, nella famiglia Hobson, è tabù. È tabù come argomento direttamente affrontabile con il malato, poiché nessuno degli Hobson riesce mai a parlare con il genitore della malattia. Non i si sa esattamente, dunque, che malanno sia. Nessun medico è mai stato interpellato. Detto così, sembra inverosimile. Ma Powers ottiene un risultato notevole dal punto di vista del racconto, facendo vedere come in un nucleo familiare in cui si diano quelle dinamiche nei rapporti interpersonali ciò sia assolutamente verosimile. Lamalattia paterna è un tabù di tutti nei confronti del genitore, ma è uno dei principali argomenti di conversazione tra gli altri membri della famiglia. Non è che ciascuno di essi - né tantomeno tutti insieme - rimuovano l'esistenza del problema, è che non riescono a parlarne con il principale interessato. In questo quadro, la mania del genitore di interrogare in continuazione gli altri familiari ha come effetto di distrarre il discorso su piste impegnative ma astratte, lontane da ogni possibile relazione immediata al qui e ora. A cooperare con questa mania al fine di allontanare i discorsi dall'uso quotidiano referenziale ci sono altre caratteristiche di mister Hobson. Uscite con cui spiazzagli interlocutori. Scenein cui stupisce, al confine con il colpo «Viviamo, tii tia, procediamo tiu quetiti Mrati che la natura e intiieme la uollia umana, creano inceMantemente, dove noi a noti tra volta andremo a tibriciolarci» di teatro (Hobson sostiene di essere in grado sempre e comunque di percepire se in una qualsiasi stazione radio stanno trasmettendo canzoni di un dato periodo; naturalmente, ogni volta riesce a balzare su una radio e sintonizzarsi sulla canzone, come faccia non si sa, né che lui ogni volta abbia successo costituisce una spiegazione del suo talento). Dunque Hobson per così dire si difende preventivamente giocando all'attacco. Ma il quadro è più sfumato. Nei loro rapporti reciproci, i membri della famiglia Hobson rappresentano a loro volta ciascuno un dilemma per ciascun altro, e ciascuna relazione biunivoca è un dilemma per un terzo. Gli Hobson non hanno un grado zero della comunicazione, nemmeno in assenzadel genitore. Tuttavia, in assenza del genitore i loro modi complicati di interagire non sono maschere che nascondono rapporti genuini. anzi, spesso la genuinità delle relazioni consiste nel gioco artificiale dell'interazione verbale (e gestuale). come, paradigmaticamente, nel caso de figlio Artie e della figlia Rach, i maggiori. È qui che Powers vince una sfida con la scrittura: proprio presentando questi stati di cose e relazioni in cui l'artificio e la genuinità si confondono, raggiunge un elevato risultato mimetico. Gli Hobson più sono costruiti con carta e penna, più sono vivi. A questo punto, però, il quadro d'insieme e comincia a prendere un'altra consistenza. Sequesta famiglia, i cui membri ruotano come satelliti attorno a una stella-tabù irraggiungibile, trova proprio in questo orbitare la ragione fondante della propria solidarietà, non sarà per merito del genitore? Impedendo a ciascuno degli altri di ridurre la distanza con sé (nell'immagine planetaria: di collidere) e anzi pompando quotidianamente carburante in forma di quesiti per alimentare il girotondo, mister Hobson non starà applicando qualche tipo di saggezza,anziché di squilibrio? La sua è forza o debolezza? Elude i problemi reali o è l'unico che li affronta davvero? Socialmente, Hobson è un debole. La sua carriera è spezzata. I traumi personali e civili dovuti alla Secondaguerra mondiale giacciono irredenti in lui. Il fratello morto in guerra, il proprio parodisticamente kafkiano impegno bellico, il dramma del mondo contemporaneo, tutto ha lasciato più di una traccia nel suo essere. Ma proviamo a prendere il dilemma del prigioniero non solo come una delle questioni poste da Hobson ai suoi familiari. Proviamo a prendere quel dilemma (siamo ampiamente autorizzati dal testo a farlo) come modello di tutto il racconto (come sua stralunata mise en abime). Allora la storia che ci racconta Powers, pur continuando a essere quella della famiglia Hobson, diventa anche la storia più generale di come la nostra vita di esseri umani, in quanto vita sociale, proceda giorno dopo giorno all'interno di un dilemma come quello del prigioniero. Solo meno astratto e più complicato. li dilemma del prigioniero è il dilemma relativo alla possibilità di fidarsi degli altri. Ma siccome non esiste una vita

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