Linea d'ombra - anno XV - n. 125 - maggio 1997

er la verità nella storia di Hrabal e della Cecoslovacchia un incontro c'era già stato nel primaverile '68, appena un abboccamento, in realtà, abortito come quella primavera. Ma bisogna ricordare come Hrabal se ne era già di suo strategicamente liberato; "era stato nel '68, quando nella sala Spagnola Idei Castello di PragaI mi ha consegnato l'onorificenza di laureato del premio di Stato il signor presidente in persona e Sasenka Dubcek stava al suo fianco ... e io già quella volta, Aprilina, non avevo tenuto la lingua a freno - dopo c'era stato un banchetto, c'era anche mia moglie Pipsi, e anche le mogli degli altri laureati, e appena ho bevuto una sorsate di pilsen, l'ho risputata e faccio: Cheschifol ... e uno dei membri del comitato centrale mi ha messo una mano sulla spalla e mi ha detto amichevolmente... Eallora, che vogliamo fare? Dico... lo c'ho una gran voglia di farmi una pilsen a U. Pinkasu luna delle amate libere birrerie praghesi I... Tutto qui?, ha detto quel compagno... e attraverso un corridoio mi ha accompagnato fuori, in un cortile del Castello, e con una macchina del governo. Aprilina. sono arrivato fino a U. Pinkasu, dove ho ordinato cento birre ..." Bene, questa non so che verità è, ma non è solo una metafora e nemmeno la disavventura di un intenditore, benché c'è anche questo, c'è anche questa qualità, la rivendicazione dì un gusto e una competenza che l'impolitico Hrabal si rifiuta di lasciar calpestare. C'èdi più, c'è la lettera, la realtà di un rapporto con la politica e il potere di paura ed elusione totali. C'è, potremmo dire, anche una filosofia della storia, non particolarmente elaborate magari, ma adeguatamente sintetizzata in una di quelle sentenze che Hrabal spesso lascia distrattamente cadere nelle sue narrazioni, con l'aria di non fare troppo sul serio; "la vittoria si compone solo di batoste" - che mi sembra ben più verificabile di altre più popolari nel nostro secolo (Cen'è una speculare che viene attribuita al Che: "le battaglie non si perdono mai, si vincono sempre"; quale è più vera, ma vorrei dire più umana?) È inevitabile pensare che con un ultimo guizzo Hrabal è alla fine di nuovo sgusciato via, ha sfuggito l'incontro e l'abbraccio. La geniale, fluviale divagazione dell'Uragano, la straziata, dilaniante confessione di Paure totali sono state forse solo le penultime tappe di questa fuga, al temine della quale - non sappiamo come, non vogliamo sapere come - Hrabal è sgusciato via dalla vita stessa. Ma qui siamo oltre quello che si dovrebbe dire. Bisognerebbe pure noi fingere di non vedere, fingere di non sentire. Anche perché così potremo tornare davvero lettori di Hrabal, secondo l'invito che stasera ci ha portati qui. Lettori resi felici dalle imprese di zio Pepin e del gatto Cassius,del ferroviere Milos e del capomanovra Hubicka, del signor Skrivànek che aveva servito il re d'Inghilterra e dei coniugi Schiesler, dei camerieri, i macellai, gli operai, i commessi viaggiatori, e Aprilina, naturalmente, e persino i teneri barbari Boudnik e Bondy e di tutti gli altri di cui non ricordo il nome ma a volte solo un gesto, un'avventura, una frase. Comequella del personaggio che più di tutti vorrei oggi qui ricordare brindando a Hrabal, e che ripeteva sempre; "ricordati figliolo che la vita, solo un po' che riesca, è così bella, così bella ..."

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