Linea d'ombra - anno XV - n. 125 - maggio 1997

ti Noirintervista LauraGrimaldi AR R itiene che. ormai. il romanzo di senere e il polizie6co in particolare 6iano l'unica torma di. letteratura poMibiie? (Raynal lo peTI6a e lo di.ce. Pouy e Daeninckx lo penwno. ma non lo dicono, hanno ancora qualche speranza). Presaalla lettera. la domanda mi spinge a rispondere no, non credo che il poliziesco sia l'unica forma di letteratura possibile. La letteratura, questo immenso campo con larghi tratti ancora da arare, si manifesta con forme tanto molteplici e spesso impreviste da impedirci di collocarla entro schemi rigidi quali "inizio" e "fine", o "possibile" e "impossibile". Personalmente ritengo che vi appartenga anche un certo tipo di saggistica e, perché no, anche di poesia. Se invece la domanda attiene alla forma romanzo, allora la risposta non può che essere si. Oggi, solo il poliziesco (ma anch'io preferisco chiamarlo roman noir) ha in sé tutti quegli elementi che fanno di un'opera di scrittura un romanzo. Intreccio, personaggi, situazioni conflittuali e un grande tema di fondo che non è solo il tema della morte, ma anche e soprattutto della paura della morte, del mistero della morte. E' il noir, oggi, a mettere in scena la società contemporanea (nella tradizione dei grandi romanzi russi) e a esplorare la solitudine dell'uomo, la sua disperazione, la sua instancabile ricerca di verità. Una verità che non passa attraverso canoni già dati, regole prestabilite, ma da reinventare, se si vuole, in modo anche rivoluzionario. Non è un caso, credo, che proprio i primi scrittori francesi di genere (penso a EugèneFrançois Vidoq, ex criminale evaso da molti bagni penali, a Ponçon du Terrai! e a Maurice Leblanc, entrambi con un protagonista che va contro la legge, invece di difenderla) avessero scelto quell"'andare controcorrente" che ha sempre fatto del noir il romanzo del coraggio e della problematicità. Secondo alcuni autori urance6i il romanzo di senere na6ce e viene ri6coperto a cicli, dopo le srandi cri6i mondiali. Contemporaneamente - 6empre 6econdo loro - il romanzo viene meMo in di6CU66ione e qua6i 6empre di.chi.arato morto. Che cow ne pen6a? Come tutte le espressioni della creatività umana, anche il poliziesco ha avuto periodi di alterna validità, e se "viene scoperto" dopo le grandi crisi, forse è dovuto al fatto che sono spesso le crisi a scuotere dal torpore non solo gli scrittori, ma anche i lettori. Ogni crisi, comunque, nella sua specificità, ha dato esiti assai diversi. Sela prima guerra mondiale e la grande crisi economica dei primi anni Trenta hanno spinto i lettori a rifugiarsi nel giallo - e qui va chiamato giallo, perché ancora si trattava di romanzi d'indagine a sfondo alquanto manicheo - e a cercarvi un poco dispendioso intrattenimento, il '68 e il crollo dei muri hanno rappresentato una sorta di choc collettivo, che ha spinto alla ricerca di verità "altre", di problematiche nuove. Egli scrittori di noir si sono fatti carico di mettere in scena la nuova realtà e allo stesso tempo di proporne un'interpretazione diversa. Non è un caso che prima del '68 siano nati in Francia autori come Jean Bruce e Gérard de Villiers, conservatori rigidamente schierati a destra, e che dopo sia entrato in scena, con irruenza, il cosiddetto néo-polar con narratori vigorosi e problematici come Jean-Patrick Manchette e Frédéric Fajardie o di rottura come Didier Daeninckx, Jean Louis Villar, Daniel Pennac. Non so dire se il romanzo (magari anche solo per lo spirito autolesionistico degli intellettuali) sia veramente morto. So invece che i confini fra romanzo di genere e no si sono assottigliati al punto che molti autori finora critici rispetto al giallo hanno deciso all'improvviso, in una sorta di omaggio tardivo, di cimentarsi con il genere. Equesta, casomai, è la riprova dell'estrema vitalità del noir. Che cow pen6a del Poulpe come operazi.one ideolosica? Ha 6eTI6o? Sarebbe riproducibi.le uuori dalla Francia? Conoscendo gli scrittori che fanno parte dell'operazione Poulpe, direi che innanzitutto hanno voluto divertirsi. Enaturalmente, essendo tutte persone fortemente politicizzate, la motivazione che si sono data non poteva che essere ideologica. Anche se è certo curioso che in un paese dinamico come la Francia abbia ancora corso, dopo tanti anni, uno scrittore come Gérard de Villiers, non ritengo che gli inventori del Poulpe possano attribuirgli molta importanza. De Villiers e altri come lui sono stati un fenomeno del quale, fortunatamente, oggi rimane solo la coda. De Villiers in particolare vende ancora molto, ma la parte vitale dei lettori francesi, la più colta e la più folta, guarda altrove. Lui sì che è morto. Econ lui un certo tipo di narrativa di genere. La verità è che gli scrittori francesi di noir sono consapevoli di avere qualcosa da dire che va oltre la narrazione pura e semplice, dibattono fra loro, si incontrano, non hanno perso il gusto per il polemismo, e non solo politico. In altri termini, sono presenti. Ederidere i De Villiers del pianeta fa parte sì del loro impegno, ma anche del loro divertissement. Seè proponibile da noi un'operazione del genere? Che posso dire? Mi guardo intorno e mi viene da ridere. Chi lesse tra i urance6i? Perché? Dei francesi, come degli anglosassoni, cerco di leggere il più possibile. Mi interessa vedere come procede la letteratura di genere e scoprire nuovi talenti. Ma non solo. Per quanto concerne il noir, due paesi apparentemente divisi da una sorta di incomunicabilità come la Francia e gli Stati Uniti percorrono spesso strade molto simili, esplorando in parallelo e contemporaneamente nuove forme e nuovi contenuti. Gli autori francesi che preferisco restano quelli che ho già citato: Daeninckx, Villar, Pennac. Ognuno a suo modo (Daeninckx e Villar dichiaratamente, Pennac con il suo modo stralunato di proporre la realtà) si fanno carico dei problemi dell'uomo e danno voce ai reietti del mondo. A. V.

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